8 Marzo: a Monza Champagne Rosè

Serata condotta da Daniela Guiducci, perfetta padrona di casa, nella degustazione di cinque Champagne Rosè.In realtà – dice Daniela – lo Champagne Rosè, nonostante per tradizione sia associato alle donne o per il colore o per la sua delicatezza, è vino che piace molto anche agli uomini e racconta che la produzione e la vendita di  Champagne in rosa, in questo momento, è nettamente in crescita, come quella di tutti i vini rosati e rappresenta l’8% della produzione di Champagne.

Prodotto, per la prima volta, verso la fine del 1700, proprio perché in Francia sempre c’è stata abbondanza di vitigni a bacca rossa, come il Pinot Noir, lo Champagne Rosè  si è diffuso soprattutto grazie all’intuizione di una donna, la famosa Madame Clicquot Ponsardin, che ebbe l’idea di aggiungere le bollicine al vino rosato che si produceva nella regione in grande quantità. Nel 1775, la Maison effettuò la prima spedizione di Champagne Rosé, mentre nel 1780 una selezione dei  loro vini fu spedita per la prima volta a Mosca.  Dal 1805 Barbe-Nicole, diventata vedova in giovane età, decise di concentrarsi esclusivamente sullo Champagne e divenne anche la regina indiscussa del Rosè.

Due sono i modi per ottenere il Rosé: l’assemblaggio e il salasso. Nel primo metodo, che è il più diffuso in Champagne, il Rosé assemblato viene ottenuto tramite un blend di vino da uve a bacca bianca, come lo Chardonnay, e vino da uve a bacca rossa, come il Pinot Nero e il Pinot Meunier. Lo Champagne è l’unico vino rosato francese che può essere prodotto con questo metodo. La produzione di Champagne Rosé tramite salasso (saignée) si riferisce invece al metodo di produzione ancestrale che consiste nel lasciare macerare le uve con il mosto per qualche decina di ore in modo che il vino assuma la colorazione rosata grazie alle sostanze coloranti presenti nelle bucce. Questa tecnica rilascia una gamma di sapori di maggiore potenza e ricchezza.

In degustazione:

1) Jacques Copinet Brut Rosè

50% Chardonnay, 30% Rosé de Saignée e 20% AOC Rouge. Naso ricco di aromi fruttati e freschi dalla fragola ai piccoli frutti di bosco: vivace, fresco e delicato al palato, viene fermentato in vasche di acciaio termoregolate e miscelato con una quantità di vino rosso della Champagne. I vini, stabilizzati a freddo prima di essere leggermente filtrati, vengono  imbottigliati e lasciati invecchiare nelle cantine per 3 anni.

2) Delouvin – Nowak Champagne Rosè

80% Pinot Meunier 20% Pinot Nero. Brut sans année. Bel rosé d’assemblaggio, ottenuto dall’aggiunta di vino rosso di Champagne al vino base, tutto Pinot Meunier. Di color rosa tenue, al naso si riconoscono piccoli frutti di bosco mentre al palato è saporito e molto persistente. Rosé molto armonioso proveniente da Vandières nella Marna.

3) J M Seleque Solessence Rosè

Blend di Chardonnay e Pinot Meunier, a cui viene aggiunta una percentuale di uve di Pinot Noir vinificate in rosso, che danno al vino il colore rosato. Matura a contatto con i lieviti dai 18 ai 30 mesi. Offre al naso aromi floreali e fruttati di ribes e fragoline di bosco. Sapido e aromatico, fine ed elegante.

4) Laherte Freres Rosè

Pinot Meunier 100%. Viti di 30 anni di età coltivate in biodinamico. Pressatura tradizionale, fermentazione in botti di legno con parziale svolgimento di malolattica, assemblaggio e rifermentazione in bottiglia. Almeno 24 mesi sui lieviti.  Al naso intenso e minerale, con sfumature di fiori e con note agrumate petali di rosa, arancia rossa. Gusto profondo di bella vivacità e di grande equilibrio.

 5) Jean Velsselle Rosè de Saignes

Pinot noir 100%. Rosa chiaretto intenso con un naso ricco e vasto: fiori rossi, menta, lavanda, spezie orientali, bacche rosse e cannella. In bocca è intenso, sapido e minerale. Abbinabile bene con un tagliere di salumi e formaggi.

Enrica Bozzo