A pranzo col produttore: Podere La Regola, un angolo di Toscana fra natura, arte e territorio

Si è tenuta a Milano, presso il ristorante Tartufotto di via Cusani 8, la presentazione delle ultime novità de La Regola, un’azienda vinicola toscana situata nel comune di Riparbella, a pochi chilometri dal mare, in provincia di Pisa.Il titolare, Flavio Nuti, ha illustrato con orgoglio i propri vini, accompagnati da un menu degustazione atto ad esaltarne le qualità, soprattutto in relazione al territorio di provenienza.

La Regola è una realtà già presente dai primi del Novecento, in cui si sono succedute tre generazioni, ma rinasce in veste moderna negli anni 90, grazie a Flavio e a suo fratello Luca; inoltre la cantina moderna, costruita con materiali ecocompatibili, sorge in prossimità di un insediamento etrusco del VII sec. a.C., in cui sono state trovate tracce di intensa attività legata alla coltivazione della vite. “Quando Bolgheri era ancora una palude – afferma Flavio con fierezza – qui già si produceva vino e la presenza di anfore vinarie in corredi funerari testimonia quanto sia antico il legame tra la vite e questo territorio”.

Quasi a suggellare questo rapporto ancestrale, viene commissionato dalla famiglia Nuti al maestro Sergio Tonelli un affresco, terminato nel settembre 2016, proprio nella barricaia: qui figure danzanti ispirate all’iconografia etrusca evocano un’atmosfera quasi sacrale e onirica, rendendo unico il luogo più intimo e misterioso della cantina, dove il vino quasi magicamente si trasforma. Fedele alla propria filosofia di rispetto della continuità del territorio e della natura, l’azienda pratica viticoltura naturale, con utilizzo soltanto di rame e zolfo in vigna, e ha convertito al biologico, nell’arco di cinque anni, i suoi 20 ettari vitati, con la previsione di raggiungere i 25 entro due anni; la resa si mantiene sui 50/60 quintali per ettaro, volutamente bassa per mantenere la qualità delle uve.

Le caratteristiche del suolo, costituito da sabbia sciolta e drenante mista a conchiglie fossili, argilla e minerali di ferro,  e l’esposizione molto soleggiata delle vigne favoriscono la coltivazione, oltre ai vitigni classici della zona Trebbiano, Sangiovese e la varietà autoctona Colombana, dei tradizionali internazionali – Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot – e alcuni poco conosciuti e diffusi in Italia come Viognier e Gros Manseng. È proprio quest’ultimo, tipico dell’assolato sud-ovest della Francia, che apre la degustazione in forma di Spumante brut Metodo Classico Millesimato 2014: 36 mesi sui lieviti e arricchito da una piccola percentuale di Chardonnay, che gli conferisce acidità e freschezza, bilanciate da pienezza di bocca e note mielate, predispone gradevolmente il palato al pasto e si accompagna a un flan di zucca in crema di amaretti e castagne.

Segue, sempre sulla scia di assemblaggi con vitigni d’oltralpe, Lauro Costa Toscana IGT 2015: 70% Viognier e 30% Chardonnay, in cui la fermentazione direttamente in barrique e l’affinamento di 6 mesi in tonneaux domano un po’ la spina acida dello Chardonnay e lo rendono una chiara espressione della volontà della cantina di produrre bianchi da invecchiamento. In abbinamento, decisamente ben riuscito, il ristorante propone un piatto del territorio: tagliatelle, rigorosamente fatte in casa, con tartufo bianchetto o marzuolo, una varietà toscana che cresce sul litorale prediligendo terreno sabbioso, di piccola dimensione e dai sentori agliacei, che si sposa alla perfezione con il floreale secco e l’opulenza fruttata di questo vino.

Un trittico di rossi sfila al culmine del pranzo, con il servizio di una gustosa faraona su letto di verdure: Vallino 2015, 85% Cabernet Sauvignon e 15% Merlot, in cui il fruttato della ciliegia si fonde con note erbacee e una leggera speziatura di chiodi di garofano, di buona struttura ed equilibrio, che ben si presta anche ad accompagnamento del primo piatto; La Regola 2015, il cru dell’azienda, Cabernet Franc in purezza, con un bel frutto in evidenza, grande finezza e avvolgenza, e infine Strido Rosso di Toscana IGT 2013, 100% Merlot, stemperato da una leggera acidità nonostante i 18 mesi in barrique, potente e dai tannini asciuganti, perfetti con la faraona.

In chiusura, come da tradizione, il passito Sondrete 2006, un blend di Trebbiano, Malvasia e Colombana: affinato 10 anni in caratelli da 100 litri, dal bellissimo colore ambrato scuro, offre una certa freschezza e leggera acidità, oltre a piacevolissimi sentori di nocino e fichi secchi, per concludere lietamente questo viaggio enogastronomico in terra toscana.

Vittoria Rosapane