Arvesiniadu: la biodiversità in vigna

Una varietà a bacca bianca coltivata nell’area del Goceano, della Planargia e del Campidano di Oristano. Un vitigno storico menzionato per la prima volta dallo studioso sassarese Manca Dell’Arca (1780) che lo chiama “Arvu Siniadu, di grani prolungati e rari”. Ulteriori citazioni della varietà le troviamo in pubblicazioni del Cettolini (1897) “Arvusiniadu e Arvuseminadu”, del Cara (1909) col nome “Alvu-signadu”(Albo segnato) a Macomer, “Avrisiniàdu” in Bono, nonché “Arvusiniagu” nel contado di Sassari, “Argu-ingiannàu” in Oristano, “Uva Oschirese.

Più recenti sono le citazione di Galet (2000), di Deidda (1964) e di Calò, Costacurta e Scienza (2001). Oggi è prodotto prevalentemente ad uso personale o in uvaggio, solo pochissime cantine lo vinificano in purezza. Veronelli, degustando questo vino negli anni ’50, ha affermato che “è disposto a concedersi solo a chi aspira alla sua anima”. Recenti ricerche genetiche hanno accertato corrispondenze con l’Alvaranzeliadu mentre, non sono state accertate corrispondenze con altre varietà italiane ed estere. Non è stata trovata nessuna varietà con il 50% di alleli condivisi, il vitigno più vicino è il Retagliadu con 20 alleli in comune.

Alcune note ampelografiche del vitigno:
Foglia adulta: piccola o di media grandezza, pentagonale, quinquelobata e raramente trilobata.
Grappolo: piccolo (± 219,5 gr.), semi serrato di forma conica con eventuali una o due ali.
Acino medio, ellissoidale, buccia sottile e alquanto consistente, di colore giallo dorato, spesso con screziature marrone, mediamente pruinosa, polpa sciolta e a sapore neutro. Iscritto al Registro Nazionale delle varietà di vite con il nome: Arvesiniadu B. (Codice: 015, G.U. 149 del 17/6/1970) ed è idoneo e consigliato per tutti i vini IGP sardi.

Un’azienda: la Cantina Arvisionadu di Mulas e Taborelli sas ha creduto in questo vitigno, salvandolo dall’estinzione, con l’obbiettivo di valorizzarlo, producendo un vino in purezza che ha etichettato G’Oceano, ricompreso nella denominazione IGP Isola dei Nuraghi. L’azienda è in conversione al biologico, entro breve otterrà qualifica “biologico”. Vinitaly è stata l’occasione per incontrare i produttori e degustare il vino. Il Dott. Pino Mulas, uno dei titolari, nel presentare il vino, che tra l’altro ha ottenuto numerosi riconoscimenti (Decanter, Binu, Star Wines Vinitaly…), ha spiegato l’etimologia del nome: “deriverebbe da arvu o alvu (bianco in lingua sarda) e signadu o sionadu (segnato) ossia “segnato in bianco”, albus signatus in latino, marcato con un fiocco bianco, un sassolino bianco, col gesso, come facevano gli antichi romani che frequentavano la zona”.

Ha proseguito con la storia del luogo dove sono ubicati i nove ettari di vigna, località Luzzanas nel comune di Benetutti (Sassari), nel Goceano. Un territorio da sempre abitato come dimostra l’ipogeo nuragico di Luzzanas (6000 anni) dove è inciso sulle pareti un labirinto, frequentato, poi, assiduamente dai romani grazie alla presenza di sorgenti termali sulfuree. Nel podere, inoltre, è presente un nuraghe e, durante l’impianto del primo vigneto negli anni ’50, furono trovate delle monete romane, oggi custodite nel Museo Archeologico di Cagliari. Ritornando alle caratteristiche del vitigno il produttore ha spiegato che ci sono due/tre tipologie di grappolo: uno più lungo, un altro più alato e forse anche un altro piccolissimo (l’azienda sta valutando con l’Università di Cagliari se è il caso di vinificare separatamente le prime due tipologie).

Il G’Oceano 2016 è stato prodotto con uve vendemmiate a mano (resa è di 60 q/ha) e vinificate con la tecnica della vinificazione in bianco mentre a titolo sperimentale, una parte della produzione 2017 (500 litri) è stata affinata in barrique. Il G’Oceano 2016 si presenta brillante con tonalità giallo dorato, al naso, dopo breve ossigenazione, evidenzia sentori di fiori gialli (elicriso), fiori secchi gialli (camomilla) e peonia, i profumi poi si evolvono in note di finocchietto selvatico e anice stellato. In bocca è sapido, fresco, buona la persistenza, equilibrato ed elegante. Un vino molto interessante, goloso. Il G’Oceano 2017, campione spillato dalla barrique nuova di rovere con i fondi in acacia, evidenzia un corpo importante, profumi in evoluzione (miele, biancospino) e grandi potenzialità. L’azienda produce anche un vino rosso (uvaggio di uve Cannonau, Sangiovese, Syrah e Cagnulari), il Burghera IGP Isola dei Nuraghi.

Ezio Alini

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