Berremo spumante britannico?

La notizia serpeggia da un po’, prima solo tra gli appassionati di spumanti, quasi come una curiosità, poi come realtà che si sta consolidando e diffondendo sempre più ed è quella che i vini spumanti inglesi, in particolar modo quelli prodotti con le varietà tipiche della Champagne, presentano una produzione in forte crescita da almeno cinque anni e che, soprattutto, figurano benissimo nei concorsi internazionali, oltre che in quelli britannici.

Non sarebbe stato credibile, fino a qualche anno fa, quello che oggi si sta verificando a causa, soprattutto, del processo di cambiamento climatico a livello globale che sta facendo spostare sempre più a nord le aree geografiche adatte alla produzione vitivinicola. Il graduale innalzamento di temperatura che fa prosperare la vite nella campagna inglese e nelle zone costiere a sud delle città di Birmingham e Norwick dove la corrente della Manica mitiga il clima, non è solo, però, un aspetto curioso e pittoresco ma, a ben pensarci, potrebbe essere sintomo di una realtà inquietante: se fa caldo in England , in Piemonte fa ancora più caldo, per non parlare della Sicilia…

b_Articoli_911_20Sono oltre 1400, oggi, gli ettari di terra destinati alla coltivazione della vite in Inghilterra, oltre 400 vigneti che hanno riportato la produzione di vino ai livelli raggiunti soltanto in epoca romana, con una produzione annua che raggiunge i cinque milioni di bottiglie ogni anno. La English Wine Route parte da Londra e attraversa alcune delle più suggestive zone vinicole inglesi, ossia le regione del Bedfordshire, del Cambridgeshire, del Suffolk, dell’Essex, del Sussex, dell’Hampshire, dell’Isola di Wight’, del Somerset, del Gloucestershire e dell’ Herefordshire. Come riporta l’articolo di Alessandro Brizi nell’”Assaggiatore” n.2, giugno 2016, clima e meteorologia sono stati fondamentali per la storia dello sviluppo umano. Sul fatto che il pianeta si stiano riscaldando, concordano tutti. Sul fatto che la causa prevalente sia l’attività umana c’è accordo tra la grande maggioranza degli scienziati, ma le voci in dissenso non mancano. Ma prevedere cosa succederà in futuro è praticamente impossibile perchè servono modelli al computer in grado di simulare il comportamento di atmosfera, acqua e oceani in modo affidabile. In ogni caso, secondo l’IPCC (l’Organismo internazionale più importante per la valutazione dei cambiamenti climatici, istituito dalle Nazioni Unite Programma per l’Ambiente) l’aumento globale di temperatura prima della fine del 21° secolo sarà probabilmente oltre 1,5 gradi in più rispetto al periodo tra il 1850 e il 1900, ed è più probabile che superi i 2 gradi piuttosto che non li superi. Il riscaldamento continuerà a mostrare grande variabilità da un anno all’altro e da un decennio all’altro e non sarà uguale in tutte le regioni”.

1433973600_tromba-marina-12Secondo le analisi dell’ISAC-CNR di Bologna le temperature medie annue sono già cresciute di 1,4°C e quasi tutte le estati più calde si sono verificate dopo il 2000, nel 2003, 2012 e 2015, anni che da un lato hanno favorito ottime qualità dei vini. Cosa aspettarsi per il futuro? Ovviamente se l’intensità e la frequenza delle precipitazioni e, in generale, il clima mutano, cambiano anche i cicli vitali dei fenomeni biologici come la fioritura delle piante e la migrazione degli uccelli. Nei prossimi anni, nel vecchio continente ci si aspetta, negli areali settentrionali, una produttività agricola sostanzialmente in crescita sia per l’allungarsi della stagione vegetativa sia per minore presenza dei ghiacciai e, in particolare, il nord Europa dovrebbe poter assistere alla crescita di nuove piante, mentre nel sud si dovrebbero verificare mutamenti delle colture. Per quanto riguarda, più particolarmente, i vigneti, un recente documento “The impact of Climate Change on the Global Wine Industry” di M. R. Mozell e di L. Thach ( quest’ultima insegnante di Wine Business & Management all’Università di Sonoma), afferma che “l’intera fascia delle aree climatiche di coltivazione della vite è compresa in una forbice di temperatura pari a 10°, a livello globale. Ciò significa che il generale slittamento di temperature più calde verso i poli porterà nel prossimo mezzo secolo ad un “ enorme rimescolamento della distribuzione geografica della produzione del vino”, con ovvie conseguenze pratiche ed economiche. Quindi alcune aree oggi ideali per alcune coltivazioni cesserebbero di essere tali. Avanzerà probabilmente la produzione di Spumanti inglesi che pare già ben avviata ma potrebbe anche verificarsi un probabile cambiamento dei vitigni in coltivazione della zona di Bordeaux e di parte della Spagna, per esempio.

Enrica Bozzo

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