Cannonau di Sardegna: sette grandi interpretazioni per un unico vitigno

Difficile trovare il Cannonau, vitigno molto antico diffuso in area mediterranea e tradizionalmente rappresentativo della Sardegna, protagonista assoluto di serate di degustazione, ma martedì 1 ottobre 2019, presso l’Hotel Leonardo di Milano, il nostro Presidente Vito Intini lo ha portato alla ribalta attraverso un percorso sapientemente costruito e caratterizzato da vini estremamente rappresentativi del territorio.

Il Cannonau ha molti nomi: in Francia si chiama Grenache, in Spagna Guarnacha tinta, ma si può celare anche sotto i sinonimi di Alicante, Gamay, Cannonao, Tocai rosso o Garnaccia; pare presenti inoltre affinità morfologiche con la Vernaccia nera di Serrapetrona. Per molti anni si è erronamente pensato che fosse di provenienza spagnola, trapiantato in Sardegna a seguito della dominazione aragonese nel XV secolo, ma recenti ritrovamenti archeologici hanno smentito questa origine, favorendo la tesi che sia stato portato dai Fenici e quindi di origine orientale. Due sono le zone particolarmente vocate alla sua coltivazione, pur essendo la Doc Cannonau di Sardegna diffusa su tutto il territorio sardo: Nepente di Oliena e Mamoiada; la prima è una sottozona storica circoscritta al comune di Oliena, in provincia di Nuoro, caratterizzata da terreni a medio impasto e fortemente soleggiata, coltivazione ad alberello e con rese estremamente basse.

Il suo Cannonau è stato anche osannato da Gabriele d’Annunzio con la celebre frase “Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! (..)”.Più all’interno si trova invece Mamoiada, nel cuore della Barbagia, i cui terreni sono costituiti da sabbie da disfacimento granitico, con vigneti ad altezze importanti, tra i 600 e 850 metri sul livello del mare: qui le condizioni climatiche e morfologiche indirizzano i produttori ad una viticoltura tra il biologico e il biodinamico, con un numero estremamente limitato di trattamenti in vigna.

Giunti al momento dell’assaggio dei vini, ciò che più stupisce è come il Cannonau, noto come vino di estrema potenza e masticabilità, adatto all’accompagnamento di piatti tipici sardi espressione di una cultura essenzialmente contadina, sostanziosi e a base di carne di maiale o agnello e formaggio di capra, possa invece raggiungere vette di inaspettata eleganza e sorprendente finezza tali da reggere il confronto con lo Châteauneuf du Pape degustato alla fine.

Ad aprire le danze è Tenores di Dettori: qui siamo a Sennori, in provincia di Sassari, nella Sardegna del Nord Est, quindi fuori dalle zone tipicamente vocate. Meglio valorizzata da un’apertura anticipata di qualche ora, l’annata 2015, nonostante le prime perplessità, con il passare del tempo rivela note di frutta rossa matura quasi macerata, liquirizia e grande balsamicità.

Segue Irilai, Nepente di Oliena Classico della Cantina sociale di Oliena: il 2014 si dimostra particolarmente felice e si esprime con una certa eleganza al naso e in bocca, una palette aromatica che spazia dalla rosa appassita alla marasca, spezie dolci e  note terroso-ferrose, oltre ad una lieve nota mentolata. Affina due anni in botti di rovere francese.

Il Pro Vois è un Nepente di Oliena Riserva 2010 dell’azienda Fratelli Puddu, con passaggio in  barriques francesi di un anno; di notevole complessità, dal bouquet che si dispiega elegantemente tra la marasca e lo speziato, con connotazioni anche vagamente piccanti, una leggera nota di anice, l’immancabile macchia mediterranea tra mirto e rosmarino, un tannino sottile e una persistenza infinita.

Giuseppe Sedilesu, produttore di Mamoiada, è presente con due vini: il primo è Mamuthone 2016, che deve il suo nome alla tipica quanto inquietante maschera sarda ed è il vino simbolo dell’azienda, fine, equilibrato e dalla bella acidità; ha una caratteristica nota di rosa appassita che sfuma poi nei sentori di frutta rossa marmellatosa e nella spezia, tannino sottile e grande mineralità, probabilmente dovuta anche al terreno sabbioso da granito rosa, tipico della zona.

Caratteristiche simili ha il suo secondo vino, Ballu Tundu, Riserva 2014: da vigne centenarie a piede franco, si arricchisce ulteriormente di cioccolato, grafite ed elevata masticabilità; viene prodotto in quantità limitata, solo 8000 bottiglie.

In chiusura di serata il Barrosu Riserva Franzisca 2016 di Giovanni Montisci è il vino rivelazione della serata: da vigne di 60/80 anni, rappresenta l’espressione più fine e raffinata del Cannonau, con la sua splendida rotondità di frutta matura, spezia e balsamicità, la trama sottile del tannino e l’eleganza della beva.

Regge benissimo il confronto con l’ultimo vino, lo Châteauneuf du Pape Lieu Dit Pignan 2016 di Pierre-Henri Morel: Grenache in purezza, dalle accattivanti note di vaniglia, potente e straordinariamente equilibrato, ma nel gioco di seduzione che sembra intavolare con il nostro Cannonau questa volta si può tranquillamente dire Italia batte Francia uno a zero.

Vittoria Rosapane