11 dicembre 2017

Cantina La-Vis si presenta ai corsisti ONAV

Il nome La-Vis trae origine dal torrente Avisio, che contiene la radice vis (forza in latino), è il medesimo della cittadina posta a nord di Trento, dove la Cantina è ubicata.

La fondazione della Cantina è avvenuta nel 1948 ad opera dei primi 14 pionieri consorziati. I soci conferitori ammontano oggi ad un migliaio, con circa 1.200 ha vitati e un incantinato di circa 200.000q.li nella sede di Lavis e nella Cantina di Cembra, che fanno della La-Vis il terzo polo enologico del Trentino dopo Cavit e Cantine Mezzacorona.

I vigneti che fanno capo alla cantina si estendono dalle colline di Lavis, Sorni e Meano, ai caratteristici terrazzamenti della Valle di Cembra per arrivare sino ad Isera in Vallagarina, oltre ad alcuni appezzamenti in territorio altoatesino. Sono per l’80% a bacca bianca, con prevalenza di Chardonnay, Pinot Grigio e Müller Thurgau. E questa è la ragione della scelta di questa azienda per trattare con i corsisti la vinificazione in bianco. Tra le uve a bacca nera invece Schiava, Pinot Nero, Merlot, Teroldego e Lagrein.

Caposaldo della qualità della cantina è il progetto di zonazione (“il vitigno giusto al posto giusto”), avviato già a metà degli anni ’80. Certificata da tempo al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI), è presente anche una linea di vini certificati bio.

A dare il benvenuto di casa è stato Simone Zanghellini, della Vinoteca, che ha condotto la visita in cantina e descritto i vini in degustazione, inziando dal Trentino doc Nosiola 2016, proveniente da uve delle colline di Pressano sopra Lavis, che con i suoi terreni marnosi è la zona più vocata per questo vitigno autoctono, unitamente alla Valle dei Laghi. Fermentazione e affinamento in acciaio, con un breve passaggio in legno d’acacia, si presenta paglierino scarico con delicati sentori floreali e l’inconfondibile nota di nocciola al naso, fresco in bocca e dalla discreta persistenza per un ideale abbinamento con primi piatti e pesce di lago.

Il Trentino doc Müller Thurgau Vigna delle Forche 2015 rappresenta l’esempio di cosa può esprimere questo vitigno coltivato a 870 metri nell’alta Valle di Cembra. Riflessi verdolini in evidenza, al naso la marcata semiaromaticità del Müller Thugau, con una sinfonia di fiori ma anche note fruttate di mela e nel contempo sentori di erbe officinali e pietra focaia che ricordano l’ascendenza paterna del Riesling, ravvisabile anche in bocca nella nota sapida sostenuta da buona acidità.

Non poteva mancare anche un Trento doc, da Chardonnay 100% proveniente dall’alta Valle di Cembra: il dosaggio zero Oro Rosso, in omaggio ai terreni porfirici della Valle, con una permanenza sui lieviti di cinque anni. Un metodo classico di carattere, senza alcuna concessione edulcorante, dal perlage finissimo che al naso mescola frutta esotica, pasticceria e note balsamico speziate, con un’ottima freschezza e sapidità gustativa a sottolinearne il corpo.

La degustazione guidata si è conclusa con un vino da uve Schiava (Grigia, Grossa, Gentile, Meranese) che fino a pochi decenni fa erano largamente maggioritarie in Valle di Cembra ma anche in numerosi altri areali del Trentino, di collina e non solo. La Schiava Vigneti delle Dolomiti igt 2016 della La-Vis, è un rosso elegante di contenuta alcolicità e pronta beva come si conviene per i vini della famiglia delle Schiave, con sentori di lampone e ciliegia, vellutato e di buon equilibrio in bocca, con una giusta freschezza nonostante la malolattica svolta. Una piacevolezza che ben si può apprezzare, non solo in estate, ad esempio con uno speck o una lucanica trentini.

Gianfranco Betta

 

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