Cantina LaVis un esempio virtuoso di cooperazione

La quota delle uve a bacca bianca in Trentino nell’ultimo triennio, salvo lievi oscillazioni, è attestata sul 75% del totale. Vale a dire che tre quarti dell’uva raccolta è destinata a produrre vini bianchi, caratterizzando sempre più il territorio della provincia come area che si identifica fortemente con questa produzione.  Trentodoc, ma non solo.

Cantina LaVis supera addirittura questa percentuale con l’80% di conferito a bacca bianca, potendo contare su un territorio vitato, le colline avisane di Lavis, Meano, Pressano e la Valle di Cembra, paesaggisticamente tra i più interessanti e i meglio vocati del Trentino per i vini bianchi. Tra i prodotti della cantina tuttavia non mancano le eccellenze anche tra i rossi, basti citare tra gli altri il Rosso “Ritratto” 2013, blend di Lagrein, Teroldego e Merlot, quest’anno pluripremiato da numerose guide.

La nascita della Cantina LaVis è avvenuta nel 1948, con i primi 14 associati, cresciuti nel tempo fino all’attuale migliaio circa, cui fanno capo nel 2018 754 ettari di vigneto. Imperativo costante di LaVis, che non è mai venuto meno anche negli anni recenti di difficoltà della cantina, oggi avviate ad essere felicemente superate (basti dire che il liquidato ai soci nell’ultimo esercizio è stato pari a 104 €/q.le), è la scelta della qualità come imperativo primo, grazie ad un lungimirante progetto “zonazione” e connessa Carta dei suoli per “un vino giusto al posto giusto”; ad una serie di certificazioni in campo e in cantina, oltre ad un Codice Etico di cui si è dotata dal 2017; alla scelta della sostenibilità, comprese produzioni bio in costante crescita (ormai il 10% del totale vitato); il favorire tra i soci la diffusione anche di vitigni resistenti (le bottiglie dai primi cinque ettari in produzione saranno sul mercato nella primavera 2019). Per usare un’espressione cara a Vincenzo Gerbi  – passare da un’enologia “di correzione” a un’enologia “di espressione” -, LaVis da tempo ha intrapreso la strada dei “vini espressione del territorio”.  

A fare da Cicerone nel percorso di visita in cantina per i corsisti aspiranti assaggiatori ONAV, alle prese con la lezione sulla vinificazione in bianco e in rosato, l’enologo di cantina e onavista Walter Holzer. Questa interessante visita didattica ha permeso di chiarire ai corsisti molte curiosità tecniche, dalla criomacerazione prefermentativa, alle scelte di lavorare in riduzione piuttosto che favorire delle microossigenazioni controllate, alla lavorazione in rosso con permanenza sulle bucce per alcuni vini bianchi particolarmente strutturati; alla scelta del legno dove condurre la fermentazione alcolica piuttosto che l’acciaio.

Non poteva ovviamente mancare a conclusione di questo tour la parte esperienziale, in grado di fissare con tutti i sensi e non solo con l’udito e la vista le spiegazioni ricevute, vale a dire una serie di assaggi guidati. Un semiaromatico come il Müller Thurgau ricco di mineralità e dalle caratteristiche note agrumate e floreali a mostrare tutta la tipicità dei vini di alta collina della Valle di Cembra; un Sauvignon ricco di tioli e precursori aromatici, che ne fanno un vino varietale, cioè perfettamente riconoscibile nelle sue note di bosso e foglia di fico, con sottili sollecitazioni al naso di sambuco; per approdare ad una sinfonia di complessità olfattiva di un aromatico Gewürztraminer. Tutti vini che in questi territori sanno esprimere al meglio le loro caratteristiche, vieppiù valorizzate dalle tecnologie della cantina LaVis.

Non poteva mancare, come espressione di un rosato riuscito, un bicchiere di Schiava gentile, fresco, di pronta beva, profumato di lamponi e dai tannini appena accennati: un vino che ha fatto la storia viticola di queste colline per decenni, prima di essere in larga misura soppiantato dal Müller Thurgaue, ma ora ricercato nuovamente dal mercato con un pizzico di nostalgia a fronte di un’offerta che si sta rivelando insufficiente.

Gianfranco Betta