Cantine Colosi a Salina: il futuro nella biodiversità

Il vino dopo il coronavirus, le cantine si preparano con nuovi progetti e strategie.

Nella famiglia Colosi il nome Pietro ricorre di padre in figlio. Addirittura nel luogo di nascita della loro straordinaria avventura: S.Pier Niceto, un paesino nelle campagne di Milazzo. Giunto a Salina negli anni ’70, Pietro Colosi “senior” lavorò al fianco di Carlo Hauner, precursore della Malvasia delle Lipari. I due condivisero oltre che una grande amicizia, anche l’amore per i vini dell’isola. Tale rapporto si consolidò fino al punto che Pietro si trovò dopo poco tempo a dover amministrare e a dirigere, oltre alla sua, anche le proprietà e la cantina di Carlo.

Dopo 30 anni, siamo alla IV^ generazione, nel 1987, Piero, figlio di Pietro, inizia a seguire le orme del padre dopo aver completato gli studi in enologia all’istituto agrario di Catania e imprime da subito nuovo impulso alla diffusione dei vini Colosi nel mondo.

Oggi un terzo Pietro, enologo laureato a S. Michele all’Adige, ha fatto il suo ingresso al fianco dell’omonimo papà e di mamma Lidia, nella gestione di tutte le attività dell’azienda che oggi, oltre alla cantina di Salina possiede anche un sito produttivo a Giammoro in provincia di Messina da cui esporta i suoi vini in tutto il mondo. Nel 2019, dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, è entrata a tempo pieno in azienda anche Marianna, impegnata soprattutto sul fronte commerciale estero.

La cantina di vinificazione Colosi è letteralmente immersa nei vigneti, parzialmente interrata al fine di rispettare le rigide normative, che tutelano il territorio e l’ambiente paesaggistico dell’arcipelago eoliano. Tale ubicazione consente di mantenere una temperatura costante, idonea all’ottimale conservazione dei vini. Ultimata nel 2004, è realizzata in pietra locale in piena simbiosi con l’ambiente circostante. L’impianto di vinificazione, composto da serbatoi in acciaio inox termocontrollati e una pressa pneumatica a membrana, permette di lavorare le uve seguendo i moderni canoni enologici. Tutte le fasi di vinificazione e la successiva maturazione sono condotte sul posto così come previsto dalla Dop Malvasia delle Lipari.

Colosi, con i suoi 11,5 ettari di vigneto compreso tra Capo Faro e Porri, è fra i produttori più rappresentativi di Salina. La zona è considerata tra le migliori sia per l’esposizione che per la natura chimico-fisica del terreno di origine vulcanica. L’impianto dei vigneti è stato realizzato a terrazze ripristinando i vecchi muri a secco e comprende i vitigni tipici della viticoltura isolana mediterranea: Corinto Nero, Nerello Cappuccio, Nerello Mascalese, Inzolia, Catarratto e Malvasia. Quest’ultimo, senza dubbio, rappresenta il vitigno principe di tutta la produzione enoica del territorio e dell’azienda Colosi.

L’arcipelago eoliano, d’origine vulcanica, rappresenta uno splendido scenario naturale d’attrazione turistica per le sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche uniche: il mare intonso, le mirabili insenature, le spiagge, i tramonti dai caldi colori. Tra tutte le isole Salina è certamente quella che più delle altre ha saputo salvaguardare e valorizzare la produzione del vino Malvasia.

Qui si pratica quella che si definisce “viticoltura eroica”: l’impianto del vigneto, difficile per la morfologia del terreno, è realizzato a terrazze con i tipici muretti a secco e costituito da piccoli appezzamenti con filari disposti su terreni scoscesi, d’origine vulcanica, ricchi di sostanze organiche e minerali, con allevamenti a spalliera o controspalliera nei quali tutte le operazioni sono condotte a mano. L’irrigazione nel vigneto è assente e questo determina stress severi sulla pianta durante il mese estivo. La vendemmia avviene nella prima decade di settembre per i bianchi e per l’uva malvasia atta a produrre la Malvasia secca, nella seconda decade per le uve Malvasia atte a divenire vini passiti, quando l’uva Malvasia ha raggiunto alte gradazioni zuccherine (26-28°).

La Malvasia delle Lipari

Il vitigno Malvasia fu probabilmente portato nelle Lipari intorno al 600 a.C. dai Greci. Ambientatosi perfettamente, si estese progressivamente sull’isola di Salina: si pensa che le prime barbatelle di Malvasia furono impiantate alla fine del diciottesimo secolo proprio a Capo Gramignazzi, dove oggi vi è la gran parte dei vigneti Colosi. E’ però solo dal 1958 che, grazie alla storica Cantina Sperimentale di Milazzo, inizia il recupero e il nuovo corso del vino Malvasia, con l’impianto di nuovi vigneti e la messa a punto della tecnica di produzione. Nel 1973 viene istituito il disciplinare di produzione per la Malvasia delle Lipari DOC che porta al progressivo aumento del quantitativo di vino prodotto, della superficie vitata, oltre al nascere di nuovi produttori.

Dal 2016 Cantine Colosi fa parte del rinnovato Consorzio di tutela della Malvasia delle Lipari Doc, insieme ad altre otto cantine. La Malvasia delle Lipari si ottiene da uve bianche Malvasia nella percentuale del 95% e da uve nere (Corinto Nero, detto anche “minutedda” in dialetto). L’aromaticità è dovuta alla presenza sia nelle bucce che nel succo degli stessi terpeni tipici dei Moscati.

Vini bio e vegani

Nel 2020 si è completato il processo di riconversione al biologico di tutti i vigneti: un percorso intrapreso dall’azienda a tutela di un contesto naturale così particolare come quello delle isole Eolie, e che valorizza al contempo la qualità dei vini esaltandone la tipicità. Tutta la linea Salina nel 2021 sarà convertita a Biologico.

In un territorio ad altissima vocazione vitivinicola favorito da un clima mite e ventilato, nel pieno rispetto della natura e dell’ambiente, nasce la linea e-Colosi: tre vini certificati Bio e Vegan, Catarratto e Pinot grigio, Nero d’Avola e Nero d’Avola Roè, sono eco-sostenibili, rispettosi della flora e della fauna.

I prodotti e-Colosi sono vini di qualità concepiti attraverso processi a basso impatto ambientale sia in vigna, dove viene evitato l’utilizzo di sostanze chimiche e di sintesi che possono intaccare o danneggiare la pianta e privilegiato l’impiego di elementi naturali come zolfo e rame, che in cantina, dove l’obiettivo è quello di mantenere inalterati i profumi ed i sapori autentici delle uve. “Certo il futuro non è roseo come si prospettava prima della crisi – spiega Pietro- stiamo già cercando di riconsolidare i mercati, c’è la pazienza e il desiderio di riprendere. Crediamo anche nell’e-commerce, affiancando a portali di vendita come Tannico; Vino75 e Wineshop, la nostra piattaforma https://www.wineplatform.it/colosi/products dove tutti i vini hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo”.

Guido Montaldo