Castello di Meleto sostenibilità high tech

Il vino dopo il coronavirus, le cantine si preparano con nuovi progetti e strategie. Dalla zonazione dei suoli alla “zonazione climatica”. Castello di Meleto diventa modello per un nuovo sistema che porta la tecnologia in vigneto in armonia con l’ambiente

Un modo innovativo per fare viticoltura biologica. Da quest’anno i vigneti di Castello di Meleto saranno interamente mappati dal sistema Netsens, che, grazie alla combinazione di tecnologia wireless e IoT (Internet of Things), permetterà di analizzare filare per filare i ben 140 ettari di vigneto di proprietà.

L’azienda sarà la prima in Italia ad applicare il sistema ad una superficie così ampia divenendo un modello per l’intera viticoltura nazionale. La differenza sostanziale rispetto a quanto già presente in altre aziende sta nella combinazione di centraline meteo e di decine di sensori wireless (nodi), sistemati all’interno del vigneto e non ai bordi, dove vengono posizionate normalmente le stazioni meteo.

Una differenza sostanziale, che permetterà di avere uva viticoltura “oltre alla precisione”, arrivando al dettaglio. Il sensore dialoga con la centralina a cui fa capo mentre i dati raccolti da tutte le centraline vengono inviati attraverso la rete, processati, analizzati e archiviati. <<La nostra viticoltura è biologica ma questo non ci bastava. Abbiamo voluto adottare un sistema innovativo per capire nel dettaglio i nostri vigneti, anzitutto per prevenire l’attacco delle malattie e dei parassiti e intervenire solo quando e dove ce n’è realmente bisogno.

Ma c’è di più: ci consentirà di monitorare la maturazione delle uve per programmare al meglio le vendemmie e ci permetterà di comprendere fino in fondo il microclima di ogni nostro angolo di vigneto>> Afferma Michele Contartese, direttore di Castello di Meleto. Il futuro, quindi, sarà avere una precisa zonazione climatica ma anche raccogliere dati storici che testimonino eventuali cambiamenti climatici.

<< Questa soluzione rappresenta un passo avanti per tutto il mondo del biologico. – Afferma Ruggero Mazzilli, agronomo fondatore della Stazione Sperimentale per la Viticoltura (Spevis) e consulente dell’azienda – Molto spesso i preconcetti sono dovuti alla paura di quel che non si conosce e non si può prevedere. Con questo sistema porteremo una maggiore conoscenza in tutto il mondo della viticoltura con l’augurio che per il futuro il biologico divenga l’unico modo di produrre possibile. I bravi vignaioli insegnano che, per fare cose grandi, bisogna sentirsi piccoli di fronte alla natura.>>