“Che Grana… il Grignolino!”

A Grana, un paesino medioevale del Monferrato a pochi chilometri da Asti, si è svolta la quarta edizione di “Che Grana… il Grignolino!”L’ evento è firmato Go Wine con lo scopo di contribuire a promuovere e divulgare la conoscenza del vino Grignolino.

Il centro del paese si è trasformato in un banco d’assaggio per offrire ai visitatori uno spaccato significativo della produzione di questo vitigno in Piemonte ed inoltre è stata organizzata una degustazione alla cieca per dare modo di approfondire le conoscenze sui diversi stili di produzione.

Nel convegno di apertura con la partecipazione del sindaco, Cristiano Gavazza; di Massimo Corrado, Presidente Associazione Go Wine; del Presidente del Consorzio Tutela vini d’Asti e del Monferrato, Filippo Mobrici e di alcuni esponenti della stampa di settore si è fatto il punto sulla situazione attuale del Grignolino d’Asti DOC, vino dalla personalità netta e decisa, straordinario ed unico nel suo genere con alle spalle una storia molto lunga, uno dei tre vini di casa Savoia, il rosso da pesce, ma anche “anarchico e individualista” come definiva Luigi Veronelli negli anni Sessanta in una delle sue prime “Guide all’Italia Piacevole”.

Una reputazione che occorre ricostruire, come commenta Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Asti e del Monferrato, ente che tutela e promuove il Grignolino d’Asti, che il cambiamento delle abitudini e dei gusti dei consumatori ha messo in secondo piano.

Interessanti le voci dei produttori che sollecitano la necessità di una rigorosa selezione clonale, ma anche una maggiore attenzione da parte della stampa specializzata e dei ristoratori prima di tutto di quelli del territorio. Questa richiesta mi fa venire in mente l’intervista di Carlo Quarello, un fedele produttore di questo vitigno, a Carlo Petrini (riportata nel libro Gente di Piemonte) che con lo sviluppo della ristorazione di massa, si diffusero versioni snaturate, rosatelli senza spigoli facili da bere, lontani dalla vera natura di questo vino. …. Poi il tempo dei bianchi, capaci di surrogarne il ruolo nei bicchieri… e poi più tardi il modello di vini rotondi, austeri, da degustare più che da bere.

Secondo l’enologo astigiano Mario Redoglia considerando il vitigno difficile, la grande difficoltà sul mercato, la poca soddisfazione economica per i produttori, occorre cercare una propria strada, occorre crederci, ma crederci vuol dire essere preparati e conoscere il prodotto, oggi poco riconoscibile con diverse anime.

Andrea Cerrato, presidente della Bottega del Grignolino parla della rinata associazione e del restauro dello storico torrione del Ricetto trecentesco di Portacomaro con un investimento importante di oltre 400 mila euro ed un nuovo direttivo formato da Andrea Innocenti e Dante Garrone coadiuvati da alcuni produttori anche in rappresentanza del Casalese, commercianti e ristoratori del territorio. La Bottega sarà la casa del Grignolino o meglio dei Grignolini di Astigiano e Casalese, specifica Cerrato, disporrà di sale degustazione, una cantina per l’esposizione, un ristorante ed una parte esterna. Uno dei suoi compiti sarà favorire il dialogo tra consorzi di tutela delle due province e promuovere iniziative sul mercato italiano.

Otto vini nella degustazione alla cieca, sei annata 2016 e due annata 2015. Dal colore rosato, nasconde una buona struttura, la beva si presenta fresca e fruttata, vibrante dalle note di lampone, spezie soprattutto pepe. Il sorso è fresco, astringente con un retrogusto piacevolmente amarognolo. Dimostra una grande capacità di crescere nel tempo grazie alla sua trama tannica.

Sabato prossimo, 22 luglio, Grana si trasformerà in un banco d’assaggio tutto dedicato al Grignolino: i produttori presenti direttamente e disposti lungo il Corso Garibaldi, animeranno le degustazioni raccontando il territorio ed i vini in degustazione.

Piera Genta