Chile especial: los vinos de Pablo Neruda, hoy!

“Dove crescono le vigne e il vino abbonda…” – con Onav Vicenza un omaggio al poeta che ha raccontato un Paese dalle grandi contraddizioni.

Un’ospite d’eccezione ha animato l’ultima degustazione di Onav Vicenza del 2018: l’enologo Michele Zanardo, neo Presidente del Comitato nazionale vini DOP e IGP, esperto e grande conoscitore dell’enologia cilena. Valerio Dal Mas, abituale frequentatore per professione del Cile, relatore della serata “cilena”, si è fatto così accompagnare nella degustazione di alcune tra le più intriganti espressioni enoiche del paese dei tre continenti.

La stessa orografia del Cile, che si snoda in una striscia di terra lunga oltre 4.300 km con una larghezza media di 177 km, lo rende un luogo unico sotto molti aspetti. La costa sul Pacifico si snoda per oltre 6.400 km, mentre la Cordigliera delle Ande protegge le zone vitivinicole dalle correnti provenienti dall’interno, determinando un microclima ideale per la coltivazione della vite. La viticoltura cilena si estende tra il 29° e il 36° parallelo sud, con la regione viticola di Coquimbo a nord e quelle di Itata e Bio Bio nella parte più a sud. Le altre aree vocate alla viticoltura sono Valparaiso e Casablanca a nord, con prevalente produzione di vini bianchi. Quindi la regione più produttiva, quella dell’area metropolitana di Santiago. Scendendo verso sud si trovano la regione viticola della Valle Colchagua, quella di Curicò e quella di Maule. Le regioni viticole sono attraversate da fiumi che scendono dalle Ande; una garanzia di produttività, se si escludono le frequenti gelate tardive. Ben 120 mila ettari di vigneto cileno sono irrigati. Considerando l’assenza in Cile di malattie come la Fillossera e l’Oidio, la presenza costante dell’Humboldt, una corrente marina proveniente dall’Antartide, facilmente immaginabili condizioni ideali per lo sviluppo di una viticoltura di qualità.

Oggi in Cile ci sono 150.000 ettari vitati, dei quali 8.500 ettari vitati sono destinati alla coltivazione della Pisquera, un’uva a bacca bianca utilizzata per produrre un’acquavite caratteristica: il Pisco cileno. Dopo un primo sviluppo della viticoltura ad opera dei conquistadores spagnoli alla metà del ‘700 e  un ‘800 definibile un secolo di vigoroso commercio vinicolo, seguirà un tracollo negli anni ’70. L’ascesa del Presidente marxista Salvador Allende prima, con l’ipotesi di esproprio generalizzato delle terre, il successivo colpo di stato con l’insediamento del generale Pinochet (con l’ipotesi di smantellamento delle cooperative) rappresenteranno un ventennio buio anche per la vitivinicoltura. Dagli anni ’90 ha ripreso l’espansione sui mercati mondiali del vino cileno, con importanti investimenti stranieri, nuovi saperi e condivisione delle competenze locali.

Il Cile enoico di oggi, esporta verso 109 Paesi e compare con la voce vino in 120 trattati bilaterali e accordi di libero scambio. Le esportazioni riguardano solo il 55% vino in bottiglia. Nel 2017, a fronte di circa 9,5 milioni di ettolitri di vino esportato e un valore totale di 1,7 milioni di euro, il valore medio è stato di 19 centesimi di euro il litro.

Le varietà più diffuse sono il Cabernet sauvignon (30%), il Carmenere, che proprio da queste parti ha mantenuto la propria identità (7,5%), il Sauvignon blanch (10%) e a seguire lo Chardonnay, il Merlot e l’uva Pais (varietà autoctona di V. vinifera). I vigneti: ben 100 mila ettari a cordone speronato, 20 mila ettari a tendone e 17 mila ettari a Guyot. La meccanizzazione integrale regna sovrana e garantisce una riduzione dei costi di produzione e l’uniformità della produzione.

La degustazione guidata ha completato la presentazione del Cile enoico con 5 caratteristiche espressioni.

  • Chardonnay annata 2018, 13% gradi alcol della Cantina Las Condes. Questa cantina è stata fondata nel 1933 a Santiago del Cile da Don Lorenzo Reus, originario di Maiorca, che ha trasferito in Sud America le conoscenze viti-enologiche spagnole. I vigneti di Las Condes sono situati nel cuore della Central Valley, una delle zone più vocate alla viticoltura, che comprende un ampio territorio dalla regione metropolitana di Santiago fino ad arrivare a Valle del Maule. Il clima fresco, mitigato dalle brezze provenienti dall’Oceano Pacifico, la vicinanza della cordigliera delle Ande e la particolare composizione dei suoli, unito alla competenza sulle più attuali tecniche di coltivazione della vite, costituiscono un terroir straordinario per produzioni di alta qualità. Tutte espressioni che emergono in questo Chardonnay, con un tocco elegante di vaniglia e una nota dolce ancora nettamente distinguibile, nonostante una chiusura al gusto tendente all’amaricante. Idealmente un vino bianco che rappresenta la gran parte degli Chardonnay cileni prodotti per il mercato e per essere esportati.
  • Sauvignon Blanc vendemmia 2017, 13,5% in volume alcol, della Cantina Veramonte. Una cantina che dispone di vigneti in diversi distretti del Cile. Questo Sauvignon blanc è prodotto nella regione della Valle de Casablanca, ai piedi della Cordillera de la Costa (o “del Mar”) dove le viti sono circondate ancora oggi da foreste originarie. Si avvantaggiano di brezze umide mattutine che arrivano dall’Oceano, moderando le temperature e creando le condizioni ideali per le uve bianche o per le varietà rosse da clima fresco (come il Pinot nero e Syrah). Si tratta di un Sauvignon blanc in cui la nota vegetale (foglia di pomodoro, peperone, asparago verde) potrebbe essere definita “estrema, con i marcatori caratteristici evidenti. Nota finale non perfettamente integrata con elevata freschezza e aroma amarognolo. Nel ritorno al gusto presenti pungenze da sentori pirazinici che, seppur caratteristici, un po’ puniscono l’eleganza di questo vino. Senza dubbio un vino di facile beva e interpretazione, anche per i palati meno avvezzi alla ricerca, educata ed affinata e come (facilmente) ci si dimentica possa essere il consumatore di vino nel mondo.
  • Carmenere vendemmia 2017, 12,5% volume alcol. Questa produzione (Cantina Las Condes) è ottenuta da una varietà che in Cile più che in altri posti al mondo, ha mantenuto le proprie caratteristiche originarie: dà vini color rosso rubino con riflessi violacei, con sentori speziati (pepe nero) ben presenti, quasi a confondersi con sensazioni balsamiche. Questa annata non lascia margine di longevità, ma la pulizia e l’equilibrio dei diversi sentori lo rendono un Carmenere certamente intrigante, seppur con la molecola del vegetale a far capolino.
  • Cabernet Sauvignon del 2016, 13,5% in volume alcol della Cantina Veramonte. In soccorso al deciso Cabernet la presenza di circa il 10% di Merlot dona un tocco vellutato che fa apparire questo vino in un abito elegante, seppur deciso; non sfrontato. Le uve sono coltivate in Valle de Colchagua, a 45 km dalla costa del Pacifico, con un clima caldo, su terreni ben drenati con una tessitura argillosa e materiale roccioso da disgregazione. Questi vigneti sono piantati su matrici ideali per ottenere grandi vini rossi, ben strutturati e mediamente longevi. Il colore intenso di questo rosso ancora giovane, ma con un mix perfetto tra frutta rossa (domina il Ribes nero) e spezie, in piena attività complessante, tutt’ora propedeutica allo sviluppo degli aromi terziari caratteristici.
  • Merlot annata 2015, con 14,5% vol. alcol. Un altro rosso riserva d’eccezione della Cantina Veramonte. Di colore molto intenso, con ancora un dominio di profumi di frutta rossa, mora, ribes, mirtillo, una leggera tendenza alla prugna matura, ma anche un richiamo forte alle spezie. Un vino certamente longevo, se valutato allo stato attuale, con buona propensione all’invecchiamento.

Armido Bertolin