Concorsi enologici: un confronto tra pari ancora attuale

In data 8 aprile, le Camere di Commercio di Alessandria e di Asti, con il supporto del Cav. di Gran Croce Lorenzo Marinellohanno organizzato un incontro sull’attualità dei concorsi enologici; hanno presenziato i rappresentati delle rispettive Camere di Commercio, il prof. Vincenzo Gerbi e il Presidente ONAV Vito Intini.

Dopo i saluti e alcune riflessioni a cura dei rappresentati degli Enti organizzatori, è intervenuto il prof. Gerbi che ha illustrato ai presenti alcuni temi di riflessione sull’attualità dei concorsi. Un dato importante è far conoscere il lavoro, scrivendo, comunicando su organi di divulgazione e anche attraverso un proprio sito, ma questo non è sufficiente.

Bisogna essere valutati, come già avviene in altre realtà, con una taratura, che per i concorsi è rappresentata dall’anonimizzazione dei campioni: gli assaggiatori non sanno chi sono i produttori e assaggiano il prodotto in condizioni standardizzate. La valutazione che scaturisce dalla commissione, per il produttore forse non è un elemento importante ai fini pubblicitari, ma deve essere all’interno, nel segreto della sua azienda, una leva per comprendere “se ha lavorato bene”. La valutazione, quindi, è un servizio ai produttori e non solo uno strumento pubblicitario.

Altro aspetto importante sono le tecniche di assaggio che, secondo il professore, attualmente hanno regole più stringenti rispetto al passato e sono dettate da criteri di oggettività e professionalità degli assaggiatori, questi non vengono più scelti con criteri approssimativi e di amicizia (pescati nel mucchio) che, con una chiacchierata amichevole, decidevano se premiare o non premiare un vino. il mestiere dell’assaggiatore è quello di prendersi la responsabilità di giudicare un vino manifestando un giudizio attraverso la firma della scheda, non più un giudizio collettivo, il capo panel, figura necessaria in una commissione sarà una guida e un coordinatore che raccoglierà le riflessioni finali e segnalerà eventuali errori formali.

Per essere più incisivi bisognerà rendere ancora più trasparente l’operato dell’assaggiatore, la pagella che si comunicherà al produttore potrebbe diventare un importante strumento di comunicazione per sottolineare il lavoro svolto dal valutatore, un lavoro “insospettabilmente anonimo e non sospettabilmente finanziato dall’interesse verso la testata che lo pubblica”. Punti di forza del concorso enologico sono il coinvolgimento degli assaggiatori e lo svolgimento di un servizio ai produttori, ad un costo tutto sommato risibile rispetto al servizio che viene offerto.

Se si perseguono questi gli obbiettivi, il messaggio è ottimistico, si potrebbe arrivare a numeri molto consistenti di campioni e ad una perfetta sincronia tra gli obbiettivi delle associazioni degli assaggiatori che eseguono questi assaggi, che li supportonano e che li propongono e dei produttori, perché svolgerebbero in pieno un servizio nel dare riconoscimenti ai migliori e “innescando una sana competizione non basata sulla comunicazione ma sulla forza reale della competenza”

L’incontro si è concluso con la degustazione di 6 vini vincitori dell’Oscar al 46° Concorso “Premio Douja d’Or” e 6 vini premiati al 44° Concorso enologico “Premio Marengo DOC”.

Ezio Alini