Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg: intervista al Presidente Romano Dogliotti

Romano Dogliotti è il 21° presidente del Consorzio dell’Asti, imprenditore agricolo a Castiglione Tinella, paese ai confini tra l’astigiano e il cuneese ed è uno dei produttori più noti e riconosciuti del mondo dell’Asti e del Moscato d’Asti. È stato tra i primi vignaioli a comprende la necessità di far conoscere il Moscato anche fuori dei confini regionali, conquistando i mercati internazionali, le sue etichette “Caudrina” e “Galeisa” hanno raggiunto grande fama tra i consumatori. Il Consorzio, nato nel 1932, è una delle più importanti realtà del mondo enologico italiano, riunisce più di 174 realtà tra aziende vitivinicole, Case spumantiere, cantine cooperative e aziende vinificatrici e 1.800 produttori viticoli.

La visita della sua postazione a Vinitaly è stata l’occasione per conoscere la sua opinione sul mondo del Moscato d’Asti e prospettive future.  “Il mercato è buono” è suo incipit “ma abbiamo perso con l’America, perché là fanno 500 milioni di bottiglie di moscato, non è buono come il nostro e costa molto molto meno e allora chi ci rimette è il nostro. Abbiamo bisogno di intenditori che assaggino e lo acquistino, chi guarda solo il prezzo “non capisce” e non spende per comperare il nostro moscato che ha un prezzo più caro, bisogna trovare gente che lo apprezzi e solo in questo caso lo comprerà”.  Il colloquio è proseguito sulle prospettive future “Speriamo che aumenti la resa perché su queste colline la resa 80/85 quintali/ettaro non è sufficiente, bisogna che raggiunga il 100 quintali/ettaro, perché altrimenti non riusciamo stare in piedi,”. Cosa fare: “bisogna trovare i compratori, prima si facevano 100 milioni di bottiglie siamo scesi a 87/88 milioni di bottiglie. Bisognerebbe aumentare la produzione di 10 milioni di bottiglie.

Si pensava di ovviare con l’Asti secco, ma forse è nato un po’ troppo presto. Bisogna farlo più secco, e forse 3/4/5 milioni di bottiglie di tale prodotto riuscirebbe a ovviare al calo della produzione, oggi la produzione è circa a 1 milione di bottiglie. Altro problema, disponibile a pagare un prezzo più alto. Ulteriore problema, le grandi industrie spumantiere (Campari, Martini) non sono ancora uscite sul mercato con la tipologia Secco, ciò darebbe un’importate svolta: volumi e marketing”. Altro rammarico è la perdita di mercati esteri che, un tempo assorbivano importanti volumi “abbiamo perso la Russia, ma non solo, anche la Germania che ha sostituito ii nostro vino con prodotti vergognosi”.  Ha concluso che “penso che la perdita di quote di mercato non siano dovute a una perdita di immagine, il problema è invece che il consumatore si è rivolto a prodotti che costano meno”.

Ezio Alini