Covid 19 Testimonianze da Fidelity: El Vinatt, enoteca storica di Milano

A Milano, in via Leone Tolstoi 49, l’enoteca El Vinatt racconta attraverso le parole di Glenda,l’attuale titolare, una storia di vera passione per il vino e non solo:

La nostra è una realtà familiare, nel vero senso della parola: è nata insieme al matrimonio dei nostri genitori, Renato Boriani (René) e Maria Grazia Pasetti, che giovanissimi hanno avviato l’impresa nel 1964, dove già sorgeva una fiaschetteria con l’insegna “Vini Cavalli”. Noi figlie abbiamo fin da piccole zampettato tra gli scaffali, così come i nipotini, perché non è facile per una donna imprenditrice, specialmente con gli orari che un’attività commerciale su strada impone, riuscire a separare fisicamente lavoro e affetti.

Al di là del dato anagrafico, la definizione di “familiare” si applica anche ai nostri collaboratori e ai clienti che in gran parte ci conoscono da sempre e con cui abbiamo spesso un legame stretto, tanto da fungere da punto di riferimento per il quartiere, cosa che ci riempie di orgoglio. Del resto quando si parla di vino è facile entrare in confidenza, perché vino è condivisione, impegno e piacere e la dimensione tranquilla di un piccolo negozio ti permette di scambiare più di una parola e di trasmettere i valori che il produttore stesso porta avanti col suo lavoro; abbiamo inoltre avuto negli anni la possibilità di conoscerne molti personalmente anche grazie ad associazioni come Vinarius, che ha sempre promosso viaggi studio sul territorio o come la stessa ONAV.”

Qual è la vostra filosofia aziendale?

Il nostro è sicuramente un approccio sentimentale e democratico a questo lavoro, che lascia poco spazio ad atteggiamenti snob e modaioli: vendiamo dal vino da pochi euro per tutti i giorni ai rari e preziosi per clienti selezionati.

La scelta ovviamente si basa sul nostro gusto, ma anche sul rapporto col prezzo, le richieste della clientela e l’attenzione ai vini di territorio di piccoli produttori. Abbiamo interesse inoltre per i vini naturali, anche se non amo questo termine perché il vino “sente” la mano dell’uomo, per i produttori FIVI e i Triple A.”

Come si svolgeva la vostra attività prima dell’emergenza sanitaria?

Prima dell’arrivo della pandemia, insieme alla vendita tradizionale, avevamo affiancato degli incontri di approfondimento con clienti e produttori che necessariamente abbiamo dovuto sospendere. Avevamo in programma anche diversi focus sui distillati, mia personale autentica passione.

Interrotte anche le degustazioni di crescita professionale e studio, come le serate ONAV, che speriamo di poter tornare presto a frequentare.

Al di là di essere, con orgoglio, punto Fidelity ONAV, con le altre associazioni i rapporti sono ottimi: Ais sta formando due dei nostri collaboratori e Fisar ci ha fornito molti contatti di persone che negli anni ci hanno affiancato nei periodi di maggior lavoro. A Fisar quindi va un grazie particolare.

Tra le associazioni del cosiddetto “food”, sicuramente il Golosario e La Pecora Nera sono quelle che seguiamo di più. Ci piace che le associazioni promuovano la conoscenza del mondo del vino, dei distillati e del buon cibo con un approccio umile, formando persone consapevoli di non sapere e pronte ad imparare ogni giorno.”

Dalle tue parole emerge una particolare predilezione per Onav: quali sono le ragioni?

Abbiamo scelto ONAV per tre motivi: il primo è l’indipendenza, in quanto l’associazione non aveva legami con grandi aziende che “sponsorizzavano”, per cui mi garantivano una preparazione indipendente e non hanno mai dato liste vini da provare. Spesso ho fornito io stessa come enoteca i vini per le serate, sempre regolarmente pagati, e questo è sintomo di correttezza. Secondariamente l’approccio: le persone che escono da alcuni corsi pensano di sapere tutto e si fregiano di titoli che lasciano il tempo che trovano nel mondo del vino. La preparazione e la serietà non si costruiscono semplicemente frequentando un corso: quella è la partenza, il bello viene dopo!

Infine l’attenzione tecnica ai difetti del vino: per noi che lo vendiamo è assolutamente fondamentale garantire ai nostri clienti un prodotto corretto, senza difetti; l’Onav in questo è, nella nostra esperienza lavorativa, la scelta migliore.”

Con l’arrivo del Covid 19 cosa è avvenuto?

Per le norme anti-contagio abbiamo dovuto limitare il libero accesso all’enoteca e di fatto il cliente non può al momento gironzolare e servirsi da solo, né prendersi troppo tempo per decidere perché spesso c’è la coda… per fortuna la maggior parte capisce e ci ringrazia per il nostro lavoro e questo ti dà coraggio nonostante la nostra, comprensibile, paura.

C’è stato anche un aumento molto consistente del servizio a domicilio, che noi comunque abbiamo sempre fatto, soprattutto per i nostri clienti anziani. In questo è stato utile il Comune di Milano che da subito ha reso disponibile l’elenco degli esercizi di vicinato alimentare operativi nelle varie zone.”

I vostri progetti per il futuro?

Noi vorremmo continuare con quello che abbiamo sempre fatto: offrire un servizio utile e apprezzato dai nostri clienti, tornare a poter accogliere e gestire tante persone che si ritrovano e si confrontano.

Ci piacerebbe vedere un cambiamento in meglio dopo questa esperienza, ad esempio tornare ad apprezzare l’esercizio di vicinato, dove puoi scambiare quattro chiacchiere e vivere il tuo quartiere, comprare le cose che ti servono facendo due passi a piedi o in bici, senza per forza prendere la macchina o cliccare su un mouse.

Ci manca parlare con le persone di vino, ci scriviamo, ma non è la stessa cosa. La vicinanza fisica – ed emotiva – spero tornerà importante, quanto è importante ora la distanza.”

Un sogno nel cassetto?

Un giro del mondo in 80 vini… Avere la possibilità di un anno sabbatico per viaggiare e conoscere le varie zone a cominciare dalle origini della vite: sarebbe un sogno meraviglioso.”

Vittoria Rosapane

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