Cronache enologiche al tempo del Covid 19

Tutte le epidemie portano stravolgimenti a livello economico, sociale ed emozionale, aspetti presenti a pieno titolo nel mondo del vino. L’azienda Mossi 1558 di Ziano Piacentino (PC) è una realtà presente da secoli sul territorio e testimonia la capacità di rinnovarsi e di adattarsi alle circostanze attuali.

Da atti dell’epoca risulta che la famiglia Mossi producesse uva da vino e da tavola già nel 1558 in località Albareto: nel 2014 Luigi Mossi, l’ultimo rappresentante ormai ottuagenario e senza eredi che volessero continuare l’attività, cede l’azienda a Silvia e Marco che, nel giro di pochi anni, la riportano ad una nuova vita.

Silvia Mandini, classe 1982, così racconta le ragioni di questa scelta: “ Sono cresciuta in un paesino della campagna bolognese: ho passato l’infanzia nella natura ed è sempre vivo il ricordo di quando da bambina, insieme a mio papà, imbottigliavamo il pignoletto e il rosso da tavola dell’Emilia, il cui profumo si spandeva ovunque.

Studio a Bologna grafica pubblicitaria e proseguo gli studi a Milano, conseguendo la laurea Triennale allo IULM in Scienza e Tecnologia della Comunicazione; qui conosco il mio futuro marito Marco e nel 2011 nasce il nostro primo figlio Nicola. Nello stesso anno i miei suoceri acquistano una casa in Val Tidone, le cui colline tanto mi ricordano la mia infanzia, e in cui spesso ci rechiamo a trascorrere i fine settimana; a poco a poco matura il desiderio di abbandonare Milano, dove non ci sentivamo più a casa, e di rimanere qui, tanto che nel settembre 2013 facciamo nascere la nostra secondogenita Lucia a Stradella. Poi, in accordo con i suoceri, cerchiamo di rilevare un’azienda agricola della zona per trasferirci definitivamente”.

Allora l’azienda Mossi non era ufficialmente in vendita, ma è Silvia a decidere: “Era una giornata uggiosa di febbraio 2014, con una tristissima nebbiolina: riuscii a vederla solo dall’esterno, ma subito mi dissi questa è casa nostra. Così a maggio 2014 avvenne il passaggio di proprietà e a fine giugno mi trasferii lì con i miei figli”.

Per i primi due anni Silvia e Marco vengono coadiuvati dal precedente proprietario, tra l’altro fautore della riscoperta dell’Ortrugo.  Nel frattempo Marco frequenta corsi di formazione per imprenditori agricoli e Silvia si specializza nel vino: nel 2016 il corso di primo livello ONAV, nel 2019 il WSET di secondo livello.

“Speravo di fare il secondo livello ONAV a Milano quest’anno, ma mi toccherà aspettare, nel frattempo continuiamo a degustare e a confrontarci col nostro enologo per migliorare qualitativamente i nostri vini”; nel 2017 Silvia intraprende anche la sua avventura nell’associazione nazionale Donne del vino prima come segretaria e poi come referente per l’Emilia.

Attualmente Mossi 1558 è un’azienda medio-grande che produce 650.000 bottiglie l’anno, di cui 500.000 per la GDO, il resto destinato a Horeca Italia e privati: la produzione comprende una gamma che va dallo spumante al passito, con attenzione sia al Gutturnio e a vitigni più diffusi, come Barbera e Croatina, sia a particolarità autoctone come Ortrugo e Malvasia Rosa, nonchè agli studi sull’incrocio Ervi e altre varietà sperimentali.

Tutta la parte di comunicazione su canali social e online, prima pressochè inesistente, è stata sviluppata da Silvia. “L’idea era di riallacciare quello che Luigi Mossi, per mancanza di tempo e per l’età, aveva dovuto abbandonare – spiega Silvia – ma ci auguriamo di riprendere dopo l’emergenza sanitaria i legami commerciali con Florida e Nord Europa, ora sospesi. A livello locale l’azienda va bene, i nostri vini sono apprezzati e ricevono riconoscimenti, ma il mio desiderio è che riprendano a comparire nella carta dei ristoranti, come ai tempi del signor Mossi”.

Interrotti anche i lavori di ristrutturazione iniziati nel 2017, a seguito di finanziamenti dell’OCM vino, allo scopo di un miglioramento qualitativo: è stata rifatta tutta la parte produttiva, creata una nuova sala degustazione, e si sarebbe dovuta rinnovare la parte storica con la creazione di un agriturismo, in previsione dello sviluppo dell’incoming.

L’arrivo del Covid 19 però, pur avendo anche sospeso l’attività di partecipazione a fiere sia locali sia estere come il Prowein, ha aperto altre prospettive: “Abbiamo aderito con entusiasmo all’iniziativa #iorestoincantina, promossa da Cantina Social, con cui c’era già uno stretto rapporto di amicizia e collaborazione; il 10% del ricavato viene devoluto all’Azienda sanitaria di Piacenza, ma il grande successo, grazie all’interesse e sensibilità dei privati, ci ha aperto un’opportunità che non avevamo mai considerato, l’e-commerce, un ambito su cui lavoreremo nelle prossime settimane direttamente dal nostro sito.”.

Un sogno nel cassetto? “Creare un temporary chef con appuntamenti settimanali in azienda, con chef più o meno conosciuti, ma soprattutto vedere tanta gente in cantina.

Se prima attendevamo con ansia le nostre tre settimane di vacanza, adesso dopo soltanto una non vediamo l’ora di tornare a casa: abitiamo in un posto bellissimo immerso nella natura e facciamo un lavoro impegnativo, ma è una gioia vedere persone, conosciute a fiere ed eventi o per semplice passaparola, che anche la domenica pomeriggio vengono a trovarci solo perchè hanno sentito parlare dei nostri vini. In conclusione, se prima andavamo bene, dopo il Covid 19 abbiamo buone speranze di ripartire alla grande”.

Vittoria Rosapane

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