Derthona 2.0: la nuova evoluzione del Timorasso

Venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio 2020 si è tenuta la prima edizione di Derthona 2.0, manifestazione interamente dedicata al Timorasso e promossa dal Consorzio tutela Vini Colli Tortonesi in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi, presso il Museo delle Macchine Agricole Orsi di Tortona. Due giorni di degustazione con la possibilità non solo di partecipare ad un banco assaggio di circa 40 produttori, ma anche due masterclass, di cui una riservata alla stampa, per approfondire un vitigno rimasto nell’ombra, ma da secoli presente nel territorio e sua diretta espressione.

In vetrina la nuova annata 2018, ma anche quelle precedenti, a volte piuttosto indietro nel tempo, a testimonianza di come qui si possa produrre un grande bianco da invecchiamento che non ha nulla da invidiare con i vicini francesi di Chablis o di Sauternes. Dal punto di vista geografico, i Colli Tortonesi sono un’area molto circoscritta, terra piemontese della provincia di Alessandria, incuneata tra l’Appennino ligure, Emilia e Lombardia e a pari distanza, poco più di 70 chilometri, da Milano, Genova e Piacenza.

Geologicamente si tratta di un territorio molto antico, emerso nel Miocene, tra 11 e 7 milioni di anni fa, quando ancora il resto del futuro Piemonte, ad eccezione delle Langhe, era sommerso dal mare; i suoli sono costituiti in prevalenza da marne calcaree, dove calcare ed argilla sono presenti in percentuali variabili, e affini a quelle della zona di Barolo. Il paesaggio è estremamente variegato, ma soprattutto incontaminato: spazia dalla pianura alessandrina alle cime del Monte Antola, che tocca i 1.600 metri di altitudine.

Sicuramente coltivato dai Romani, che fondarono qui intorno al 120 a.C. la città di Derthona, da cui prende il nome la denominazione approvata recentemente dal Consorzio, in attesa di essere ufficializzata dal Ministero delle Politiche Agricole, il Timorasso è un vitigno autoctono a bacca bianca, dalle rese non particolarmente elevate, ma di grande longevità e che sviluppa caratteristiche organolettiche, dopo qualche anno di affinamento, che lo avvicinano, per le sue note minerali e di idrocarburo, a un Riesling renano. Citato per la prima volta ufficialmente in un atto notarile del 1209 con il nome di “vineam de gragnolato”, il Timorasso trova la sua consacrazione, pur celandosi sotto il nome di Gragnolato, nel XIV secolo con il Ruralium Commodorum libri XII di Pier de’ Crescenzi: giudice bolognese grande estimatore di vini e attento studioso del territorio, egli scrive nel suo trattato che “il gioiello della viticoltura tortonese sono i vini bianchi secchi, essi hanno uno splendido avvenire”.

Proprio riprendendo tale frase, Walter Massa, viticultore il cui nome è inscindibilmente legato al Timorasso e alla sua riscoperta a metà degli anni ’80, si rende ancora una volta protagonista della manifestazione, ribadendo non soltanto la sua volontà di rendere il Timorasso un’eccellenza italiana in patria e all’estero, ma anche annunciando il desiderio di voler rivalutare un altro vitigno proprio dei Colli Tortonesi, ma non debitamente valorizzato, quale la Barbera; la collaborazione con Luciano Rappo, ambasciatore di Cavit e direttore generale di Cesarini Sforza, sarà determinante nel portare avanti questo ambizioso progetto.

Per non smentire il suo ruolo di pioniere e capofila dell’evoluzione del Timorasso, Massa presenta la sua annata 2018 con tappo a vite dotato di una novità tecnologica: grazie alla tecnologia Nfc (near–field communication), avvicinando lo smartphone si apre una finestra che visualizza la vigna di provenienza, garantendo tracciabilità e autenticità del prodotto. Ideatore del progetto è Guala closures, leader delle chiusure in alluminio, in collaborazione con l’azienda di software Compellio, e i Vigneti Massa sono la prima cantina in Europa ad adottare questa tecnologia.

Dalle parole di Gian Paolo Repetto, Presidente del Consorzio tutela Vini Colli Tortonesi, emergono orgoglio e determinazione: grandi progressi sono stati fatti dal 1987, quando il Timorasso era ridotto a circa a mezzo ettaro, agli attuali 175, nonostante il crollo del 2014; obiettivo è arrivare gradualmente ai 350 nei prossimi tre anni, senza per questo industrializzare la produzione del vitigno, ma garantendo costantemente la sua elevata qualità.

Il nuovo disciplinare della denominazione Derthona sarà molto attento alla naturalità, alla tradizione e all’impatto sul territorio del vitigno: determinante infatti sarà la quota altimetrica per ogni singolo comune. Mentre il vino base avrà naturalmente, senza aggiunte ammesse, un titolo alcolometrico del 12.5%, la Riserva, introdotta per mettere in rilievo longevità e struttura del Timorasso, salirà a 13%; viene quindi fissata una data di nascita del prodotto, cioè il 1° settembre come messa in commercio della prima tipologia un anno dopo la vendemmia, e il 1° marzo del terzo anno dopo la vendemmia per la seconda. Infine verranno utilizzate bottiglie da 0.75 lt con non oltre 600 gr di peso, elemento estremamente importante dal punto di vista ecologico.

Vittoria Rosapane

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