Dici Trentino e pensi Trentodoc

Onav Trento ha voluto organizzare un paio di serate dedicate ai vini di eccellenza del territorio prendendo a riferimento le valutazioni espresse da alcune Guide nazionali.

Sono state prese in considerazione ben 11 Guide: Guida essenziale ai vini d’Italia a cura di Daniele Cernilli; Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier; I Vini di Veronelli, Seminario permanente Veronelli; Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier; Slow Wine, edizioni Slow Food; I vini d’Italia 2018, de L’Espresso; I migliori dei migliori Vini italiani a cura di Luca Maroni; Vini d’Italia, a cura del Gambero Rosso; Vini buoni d’Italia del Touring Club Italiano; Sparkle 2018, una guida esclusivamente dedicata agli spumanti, con 17 Trentodoc premiati su 88 totali a livello nazionale; e ovviamente Guida Prosit, la guida perenne di ONAV, ultima nata, con le risultanze delle prime valutazioni. Sono ben 68 i diversi vini trentini selezionati da queste Guide e premiati come eccellenze, di norma perchè hanno totalizzato un punteggio superiore ai 90 centesimi.

Ebbene su 68 referenze, ben 28, il 42%, è rappresentato da spumanti Trentodoc, molti dei quali presenti in più Guide e pluripremiati. Questo semplice dato evidenzia come il Trentodoc rappresenti il principale testimonial dell’enografia trentina, con una crescita costante negli ultimi anni sia in termini di qualità che di offerta complessiva. Sono attualmente 49 i produttori che aderiscono al Consorzio di tutela rappresentato dall’Istituto Trento doc nato nel 1984, e altri tre produttori sono in procinto di entrarvi a breve, con una produzione annua che si aggira su circa nove milioni di bottiglie.

Anche nell’immaginario dei consumatori l’identità tra prodotti dell’enografia trentina e Trentodoc si fa sempre più stretta. Le stesse Guide, con le loro segnalazioni, riflettono e nel contempo alimentano questo processo. Per evidenziare questa tendenza alla crescita del Trentodoc nell’ultimo decennio, sono state prese in considerazione quattro guide tra le più diffuse a livello nazionale (Bibenda, già Duemila Vini Ais; I Vini di Veronelli; I vini d’Italia de L’Espresso; Vini d’Italia, del Gambero Rosso), e sono state verificate le tipologie di vino segnalate come eccellenze nelle edizioni del 2005, del 2010 e del 2018. Il Trentodoc nei tre anni considerati, rispetto al totale referenze segnalate per il Trentino da queste quattro Guide, ricopre una quota pari rispettivamente al 26%, 54% e 63%, per di più all’interno di un contestuale aumento complessivo delle referenze premiate.

La prima serata ONAV dedicata ai vini di eccellenza del Trentino non poteva quindi che essere dedicata al Trentodoc. Ospitati dalla locale Camera di Commercio e dopo un saluto e un plauso all’iniziativa da parte di Sabrina Schench, responsabile promozione dell’Istituto Trento doc, sono stati proposti in degustazione 12 campioni di Trentodoc premiati da una o più Guide, scelti con il criterio di uno spumante per singola cantina. La presentazione dei Trentodoc ai numerosi partecipanti all’evento, è stata condotta nella maggior parte dei casi dagli stessi produttori, che hanno arricchito la serata con una serie di approfondimenti stimolanti e con l’enorme passione che ognuno di loro nutre per il proprio Trentodoc: uno spumante che anche in questa occasione ha saputo esprimere una indubbia capacità di tenuta nel tempo e molteplici interpretazioni unite a grande versatilità.

Dalle versioni brut o extrabrut a base di solo Chardonnay, come il 51,151 dell’Azienda agricola Fratelli Moser, introdotto da Isabella Poggesi, o Domini 2011 di Abate Nero, o il Perlè Bianco 2007 delle cantine Ferrari, che come fatto notare da Mauro Lunelli, dopo quasi un decennio sui lieviti si presenta ancora giovane, estremamente armonico e dalla lunga persistenza; e ancora Extrabrut 1673 2010 di Cesarini Sforza, introdotto da Luciano Rappo, che ha sottolineato come un buon Trentodoc sia sempre riconoscibile per la sua “verticalità” e “acidità larga”, a enfatizzarne scorrevolezza e bevibilità.

Alle sempre più numerose versioni a dosaggio zero, spesso con una avvenuta fermentazione malolattica, spumanti ideali da tutto pasto, presenti in questa serata con quattro campioni: Maso Nero 2012, azienda agricola Zeni, un 100% Pinot Bianco da uve raccolte a maturità e una permanenza in legno del vino base per sei mesi, come ha spiegato Rudy Zeni, per uno spumante in grado di esprimere un complesso di sensazioni fruttate; Riserva 2012 di Maso Martis; Alperegis 2011 di Rotari; Balter Riserva 2011 dell’Azienda agricola di Nicola Balter, che ne ha evidenziato la sapidità e l’equilibrio, caratteristiche specifiche che accomunano i migliori Trentodoc.

E poi i Trentodoc con una presenza di percentuali più o meno elevate di Pinot Nero ad esaltarne la sapidità, di cui si sono potute apprezzare alcune Riserve come Altemasi Graal Brut 2010 di Cavit e Brut Redor 2009 della Cantina Rotaliana. In chiusura due versioni Rosè, che rappresentano ancora una piccola nicchia per il Trentodoc: Brut Rosé +4 2009, cantina Letrari, un tenue e caldo buccia di cipolla a cui è particolarmente affezionata la sua artefice Lucia Letrari; Cavaliere Nero Rosé Extrabrut 2010 dell’azienda Revì, un 100% Pinot Nero, di cui si colgono immediatamente al naso i sentori di piccoli frutti, lampone soprattutto, arricchiti da sensazioni di cioccolato e vaniglia, che ricordano il fiore di negritella, come fatto notare dal produttore Paolo Malfer, e in bocca un’importante struttura con lungo finale.

Gianfranco Betta