Donne del vino al Vinitaly: in scena giovani viticoltrici fra tradizione e innovazione

Nel corso del Vinitaly l’associazione Donne del Vino, si è fatta promotrice di diversi eventi, tra cui un’interessante degustazione; sotto la guida di Ian D’Agata, e la supervisione attenta della presidentessa Donatella Cinelli Colombini, otto giovani donne di età inferiore ai 40 anni, superata un’accurata selezione,  hanno potuto presentare ognuna  un proprio vino in anteprima ad un pubblico di giornalisti e buyer internazionali.

Provenienti da ogni parte d’Italia, esse rappresentano un po’ l’evoluzione che sta avvenendo nel panorama vitivinicolo italiano: aumento della presenza femminile in maniera più evidente anche a livello manageriale nel mondo enoico,  generalmente dominato dagli uomini, con conseguenti scelte che si riallacciano da una parte alla tradizione, come la volontà di prendere posto attivamente nell’azienda familiare, ma d’altro canto anche la capacità di aprirsi alle novità del mondo vinicolo, magari sfidando le consuetudini osservate fino ad ora: ad esempio con la creazione di una linea di vini biologici, dove non presente, oppure la vinificazione di uve autoctone ad oggi non contemplate o addirittura molto rare.

A sottolineare il carattere internazionale dell’evento, ogni vino viene brevemente commentato in lingua italiana ed inglese, con il supporto di immagini che presentano ciascuna protagonista della degustazione. Apre la rassegna Silvia Mandini, Responsabile Marketing dell’azienda Mossi 1558 di Ziano Piacentino (PC): acquisita da lei e dal marito nel 2014, la Cantina porta avanti uno studio di ricerca e conservazione varietale, come dimostra il suo spumante extra-dry Semi croma; da Malvasia Rosa in purezza, mutazione genetica della Malvasia di Candia Aromatica isolata nel 1967 in Val di Nure dal Prof. Fregoni e attualmente vinificata soltanto da tre produttori al mondo, presenta interessanti note aromatiche intense e fresche, oltre a sentori di melograno e rosa canina, e una leggera quanto gradevole tannicità.

Segue Valvolpara Vespaiolo Breganze Doc 2018 di Maria Vittoria Maculan, dell’omonima azienda di Breganze (VI): da vitigno di norma impiegato per il dolce Torcolato, è qui in versione secca, da reimpianto di vecchie viti, leggermente balsamico ed erbaceo, dalla bella acidità e bevibilità.

Incauto – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2018 della Cantina Colognola Tenuta Musone di Cignoli (MC), presentato da Serena Darini, è invece il primo esempio di vendemmia biologica di un’azienda relativamente nuova, attiva dal 2011, e che vinifica esclusivamente in purezza.

Lo splendido Benita ’31, Vesuvio Caprettone DOC 2018 di Benigna Sorrentino, portavoce di Sorrentino Vini di Boscotrecase (NA), è un vino biologico delicato e con una nota balsamica di menta, ma allo stesso tempo secco, fine, sapido e davvero piacevole; da un vitigno solo nel 2014 iscritto nel registro ufficiale, in quanto fino ad allora confuso con il Coda di Volpe, si rivela pura espressione della terra vesuviana.

Il Naturalmente Bio Perricone – Terre Siciliane IGP 2017 di Giovanna Caruso di Caruso & Minini (Marsala – TP) apre la sfilata dei rossi con eleganti aromi fruttati di sambuco e mirtillo, una leggera speziatura dolce e buon tannino, espressione della linea biologica ideata dalla stessa Giovanna. Originale l’etichetta con il fiore della borragine, pianta che effettivamente cresce in vigna tra i filari, tutelandola da malattie fungine, a testimonianza della volontà aziendale di proteggere la biodiversità del territorio.

Elisabetta Pala di Mora & Memo a Serdiana (CA), discendente da una famiglia storica in ambito vinicolo in Sardegna, presenta il suo NauCannonau di Sardegna DOC 2017 in una bottiglia tradizionale della zona, le cui forme morbide ricordano quelle femminili, con tappo a vetro, vinificato in acciaio ed equilibrato, sapido, quasi masticabile in bocca.

Il Titolo – Aglianico del Vulture Doc 2017 di Elena Fucci, viticoltrice a Barile (PZ), con le sue note fini di rosa appassita, accompagnate da importante tannicità e grande mineralità, ricorda la tipicità dell’Aglianico del territorio lucano.

Infine, prodotto da una filiera totalmente al femminile , dalla raccolta dei grappoli alla creazione dell’etichetta, chiude il raffinato e dolce Moscato Rosa Vigneti delle Dolomiti IGP 2018 di Elisabetta Donati dell’Azienda Agricola Donati Marco a Mezzocorona (TN), cantina storica attiva dal 1863, caratterizzata da sempre da una forte presenza del gentil sesso. Varietà poco produttiva per aborto floreale, tuttavia sviluppa un profilo aromatico intrigante: rappresenta lo 0,06% della produzione vinicola in Trentino, concentrata in soli 7 ettari, con risultati di elevata qualità.

Vittoria Rosapane