Dove sono nati e nascono nuovi vitigni di Vitis Vinifera (prima parte)

Rebo, Goldtraminer, Sennen, Gosen…i nuovi vitigni targati Rebo Rigotti, frutto del lavoro svolto presso l’Istituto Agrario di San Michele (da qualche anno FEM, Fondazione Edmund Mach) tra il 1936 e il 1962. Rebo Rigotti: un autentico inesauribile “pragmatico sperimentatore”, che nel corso della sua vita ha creato oltre 200 nuovi incroci, dedicando le sue energie, soprattutto in una fase inziale, ad incroci anche su piante diverse dalla vite: melo, pero, pesco, kaki, ma anche la patata, il grano tenero, il fagiolo, la quinoa… Un lavoro pionieristico che è stato ripreso presso l’Istituto all’inizio degli anni ’90, dopo una parentesi che ha privilegiato la produzione e registrazione di cloni di specifiche varietà, dallo Chardonnay, al Teroldego, al Marzemino.

Onav Trento ha organizzato un incontro didattico e di studio presso la FEM con un duplice scopo: un doveroso omaggio a Rebo Rigotti ricordandone la figura e l’operato, anche con la degustazione di alcuni dei suoi incroci; visitare gli attuali semenzali e gli incroci in pieno campo che testimoniano un impegno ormai secolare dell’Istituto/FEM finalizzato alla creazione di nuove varietà da Vitis Vinifera, con la degustazione di una serie di campioni di incroci selezionati, alcuni già registrati nel 2014, altridestinati ad una registrazione nei prossimi anni. Dopo un breve saluto da parte di Marco Stefanini, responsabile FEM di Genetica e miglioramento genetico della vite, l’incontro è stato gestito con passione da Tiziano Tomasi, che da oltre un ventennio con il suo gruppo di lavoro segue tutto il lavoro di incroci da Vitis Vinifera.

Dai semenzali della FEM che insistono su poco più di un ettaro e mezzo di siperficie sono passati negli ultimi vent’anni oltre 24 mila incroci. Ogni anno sono piantati circa 1.400 nuovi semenzali frutto di incroci sperimentali con l’impollinazione artificiale del fiore della pianta madre con il polline di un donatore selezionato. Attualmente sono in campo su una superficie superiore ai due ettari 244 incroci in osservazione dal 2001 al 2018, che hanno già superato una serie di test e che presentano caratteristiche ritenute interessanti alla luce delle microvinificazioni e prove di assaggio effettuate. Ma prima di soffermarci sui vini frutto di alcuni di questi vitigni e sugli obiettivi che hanno guidato il privilegiare alcuni incroci a scapito di altri, alcune considerazioni sulla degustazione dei vini targati Rebo Rigotti.

Iniziando dal Rebo che porta il suo nome, registrato nel Registro nazionale delle varietà di viti nel 1978, nella doc Trentino dal 1985. Frutto di un incrocio di Merlot x Teroldego, conserva le note speziate della madre e la morbida tannicità del padre. In assaggio un prodotto giovane (Trentino doc Rebo 2018, 13%vol, della FEM), di un bel fruttato con evidenza di ciliegia e mora e molto morbido in bocca. Il Rebo, così come altri incroci creati da Rebo Rigotti, in particolare il Gosen, frutto di un incrocio Carménère x Teroldego, si rivela adatto anche all’appassimento. In assaggio un Vigneti delle Dolomiti igt Rebòro 2014, 15%vol, dell’Azienda Agricola F.lli Pisoni, da uve solo Rebo a coltivazione biologica, che prima della lavorazione subiscono un processo di appassimento di circa un mese sui graticci; tre anni in botte di rovere per un vino opulento, ricco di sfumature speziate e fruttate, di ottimi equilibrio e persistenza.

L’Azienda Agricola Maso Salengo, una storica azienda che fin dall’inizio ha creduto nelle potenzialità degli incroci di Rebo Rigotti, ha presentato un Vallagarina igt Sennen 2013, 13% vol, frutto come il Rebo di un incrocio Merlot x Teroldego (e non Marzemino Gentile come credeva forse lo stesso Rebo Rigotti e come è dato leggere quasi ovunque, da Wikipedia ai vari blog sul vino); vino che regge bene il tempo, seppure con un’unghia dalla sfumatura granata, fresco in bocca con giusta tannicità e leggero amandorlato finale.

Il Goldtraminer è frutto di un incrocio di Garganega x Traminer (e non Trebbiano Toscano x Traminer come si riteneva prima delle recenti verifiche genetiche); registrato al pari di altri vitigni come il Gosen e il Sennen nel 2002. Proposto dalla Cantina Toblino in una doppia annata: il relativamente giovane 2016 (12%vol) e l’annata 2009 (12,5%). Entrambi ricchi di terpeni al naso, soprattutto linalolo con le sue inconfondibili note di fiori d’arancio, unitamente a frutta candita, uva passa; di notevole equilibrio in bocca, con un amalgama perfetto di freschezza e residuo zuccherino, e una lunghissima persistenza soprattutto il 2009. Un ottimo vino da dessert, purtroppo ancora poco conosciuto al grande pubblico.

Gianfranco Betta