Dove sono nati e nascono nuovi vitigni di Vitis Vinifera (seconda parte)

Circa 1.400 semenzali frutto di incroci tra diverse varietà di Vitisi Vinifera (incroci quindi intraspecifici) sono piantati ogni anno  dalla squadra coordinata da Tiziano Tomasi della FEM e vengono controllati in produzione per tre – quattro anni. Come ha spiegato Tiziano Tomasi nella visita guidata ai semenzali e in pieno campo gli incroci sono fatti partendo da obiettivi ben chiari, che possono essere così sintetizzati:

  • creare delle varietà resistenti alla botrite. Negli 8-10 anni di moltiplicazione del materiale durante la fase sperimentale l’attacco di botrite non può mai superare il 5%, pena l’immediata esclusione dell’incrocio; in questa fase della ricerca questo è l’unico elemento di resistenza preso in considerazione;
  • fronteggiare il cambio climatico che mediamente ha comportato negli ultimi vent’anni un anticipo medio di vendemmia di circa due settimane. Questo significa lavorare alla creazione di incroci a maturazione tardiva, per evitare perdita di aromi nei bianchi, ma pure squilibri acido tannici e alcolici nei rossi;
  • privilegiare incroci capaci di esprimere particolari timbri aromatici interessanti e non scontati, perchè ricchi di precursori aromatici.

Dal 2001 al 2018 sono state moltiplicate e valutate 244 nuove varietà che sono poste in produzione  (36 piante per varietà, il minimo per garantire una microvinificazione controllabile) e osservate nei 4-5 anni successivi. Il ciclo dal semenzale a questa fase comporta circa 7-8 anni. Dopo questa valutazione  si scelgono le varietà idonee e si moltiplicano (circa 150 piante per varieà per avere gemme per la terza fase della produzione in pieno campo).

La visita ai campi sperimentali di oltre tre ettari ha permesso di vedere e toccare con mano come ogni vinacciolo frutto di un incrocio rappresenti una storia a sè, senz’altro diverso da altri incroci analoghi effettuati sulla stessa pianta. Un trionfo di varietà di forme nelle foglie, nei grappoli (ora in fioritura), nel portamento delle piante…Un lavoro che non è senz’altro esagerato definire ciclopico per l’insieme di controlli e attenzioni che richiede. La raccolta per tutte le uve dal materiale propagato avviene quando si raggiungono minimo 21,5°Brix e la procedura di vinificazione segue un protocollo standard per tutte le varietà.

Anche le osservazioni in campo, sui mosti e sui vini dei singoli incroci seguono un rigido protocollo: minimo 2Kg uva a ceppo; portamento della pianta funzionale ad una meccanizzazione delle diverse operazioni colturali, fertilità gemme, forma e grandezza del grappolo, posizione primo grappolo; e poi analisi di routine come zuccheri, ph, acidità totale, valori di potassio e altri sali come l’azoto prontamente assimilabile, acidi cinnamici e glutatione, oltre alla distribuzione dei flavonoli e antociani nell’acino, privilegiando per i rossi lo spostamento dei flavonoli dai vinaccioli alla buccia. Con le microvinificazioni si eseguono le analisi fisico chimiche standard sui vini e un’analisi organolettica. Da ultimo la ripetibilità negli anni di queste evidenze.

La degustazione prevedeva una batteria di bianchi, poi rossi ed aromatici. Tutti rispondenti ai tre obiettivi sopra richiamati e tutti con almeno dieci anni di osservazioni alle spalle, richiamate puntualmemte come valori medi da parte di Tiziano Tomasi in sede di presentazione. Apertura con un bianco Syrah x Pinot Nero (!), di buona alcolicità e ottima acidità, caratteristica comune a tutti i bianchi assaggiati, con uno spiccato floreale fruttato unito a note speziate ereditate dallo Shirah. A seguire un Fiano x Chardonnay, con oltre 13%vol, estratto elevato, caratterizzato da un vegetale speziato e da un’acidità che lo segnala anche come ottima base spumante.

Il Fiano x Traminer dall’inconfondibile nota di rosa dovuta alla presenza di geraniolo, anche qui con un’acidità e un estratto significativi. L’utilizzo del Fiano nell’incrocio è chiaramente volto all’obiettivo di una vendemmia ritardata. L’incrocio Manzoni Bianco x Fiano invece, con quasi 14%vol, ha nel corredo i norisoprenoidi del Riesling, con una nota di pietra focaia evidente già in giovinezza, intrigante per come potrebbe evolvere nel tempo. L’ultimo bianco proposto, un Müller Thurgau x Viognier, anche qui a sfiorare i 14%vol, si presenta fresco, carico, con una pienezza di bocca stupefacente.

Per i rossi inizio con lo Iasma Eco 1 (Teroldego x Lagrein), che al pari di Eco 2, 3 e 4 sono stati registrati nel Registro nazionale nel 2014 e incominciano ad essere diffusi nelle regioni del Nord Italia. Un vitgno definito da Tiziano Tomasi con una espressione icastica “di plastica” per la sua capacità di resistere indenne ad un appassimento in pianta fino a novembre e oltre, a differenza di entrambi i genitori particolarmente sensibili alla botrite e al marciume acido. Ma i suoi punti di forza, come il fratello Eco 2, stanno nella ricchezza di polifenoli (circa 3 mila, di cui la metà antociani a base di malvidina, poco ossidabile, a garantire un rosso cupo) distribuiti peraltro in modo equilibrato tra buccia e vinaccioli per un sorso caldo, con un tannino morbido e un retrogusto ammandorlato unito ad un evidente nota di pepe. Il fratello Eco 2 dallo stesso incrocio, anzichè acini elittici, presenta invece acini piccoli, spargoli e sferoidali; al sorso un fruttato che ricorda i genitori, con ricchezza di estratto che lo candida ad un sicuro invecchiamento.

Il Sangiovese x Teroldego, pensato per arricchire di antociani il Sangiovese, da questo ha ereditato i sentori di ciliegia, tabacco e foglia di tè, con un ottimo corpo e morbidi tannini. Teroldego x Petit Verdot dalla nota pepata, l’acidità spinta, un estratto che sfiora i 30 gr/l e oltre tre mila polifenoli, lo candidano a risolvere tanti problemi dei rossi delle aree più calde d’Italia. Da ultimo un apprezzatissimo Primitivo x Teroldego, che unisce la speziatura particolare del Primitivo, con una nota di rosa antica e il fruttato del Teroldego, capace di accumulare zuccheri e al tempo stesso ricco di estratto soprattuto da polifenoli nobili della buccia.

Per gli aromatici un Iasma Eco 3 (incrocio Moscato Ottonel x Malvasia di Candia), bianco profumatissino, unendo note di geraniolo e linalolo su un fondo di melissa, e un “finto” rosato di Schiava x Malvasia di Candia, che depista nel colore a causa della sua notevole struttura e alcolicità. Anche Eco 4 è un incrocio Moscato Ottonel x Malvasia di Candia, ma a differenza del fratello non è assolutamente un vino aromatico. Qui proposto da vendemmia tardiva con 50 gr/l di residuo zuccherino, con evidenti note di tiglio, ma anche sottobosco. Vitigno da collina e media montagna per rafforzarne la componente acidica. Almeno quattro di questi vini assaggiati, entro un paio d’anni saranno sottoposti alla registrazione. Si spera di non dover attendere troppo neppure per gli altri.

Gianfranco Betta