Enza Cavallero, un ricordo

La scorsa settimana ci ha lasciati Enza Cavallero.

I vecchi soci Onav hanno un ricordo indelebile della sua grande capacità dialettica e conoscenza del mondo del vino che si esplicitava durante la conduzione di innumerevoli sessioni di degustazione, fonte di arricchimento per tutti i presenti.

Famosi erano i sui giudizi, talvolta tranchant, arricchiti da battute sagaci, su numerosi vini della realtà piemontese e non solo, portò anche all’attenzione dei degustatori vini locali, vinificati con uve autoctone, sconosciuti fuori dalla zona di origine, come il Cagnulari.

Numerose sue descrizioni di vini compaiono ancora oggi sulle etichette e presentazione quali ad esempio “Bere un bicchiere di Grignolino è come baciare il vento” o sul Ruchè “magico e misterioso ma indimenticabile”.

Il suo percorso non si fermò alla sola appassionata conduzione di serate di assaggio ma, le sue conoscenze scientifiche in ampelografia e micologia e lo studio della petite histoire, necessaria per comprendere la grande storia, la portarono a scrivere numerosi libri. Questi spaziavano dalla ricerca storica legata al mondo contadino, descritto ad esempio nel libro “I malnutrì” o del comportamento degli italiani a tavola durante il ventennio illustrato ne “Il Duce, il cibo e l’autarchia”, alla saggistica storica locale, a trattati di ampelografia di cui si cita il libro “Viti e uomini nell’antico Piemonte – Dai Longobardi alla Fillossera” e a romanzi storici (La moglie del boia).

Si può concludere, citando quello che ha scritto Carlo Petrini nella prefazione del libro Il duce, il cibo e l’autarchia: “una scrittrice sorretta da una profonda conoscenza storica e attingendo a una memoria personale che non lesina minuzie, l’autrice ci riporta a un passato nemmeno troppo remoto”.

Ezio Alini

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