Geografia dei vitigni nel mondo

L’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) ha pubblicato sul suo sito uno studio su “La ripartizione dei vitigni nel mondo. Focus OIV 2017”. Un rapporto che ha considerato tutte varietà di uva, indipendentemente del loro utilizzo finale (vino, tavola e passa).

I motivi che hanno portato alla realizzazione di questo studio sono i cambiamenti avvenuti negli ultimi 15 anni negli impianti viticoli. Esaminando i dati statistici nel mondo, dal 2010, si riscontra una contrazione di superfici vitate del 3%, con perdite sensibili nei paesi di tradizione vitivinicola come la Spagna e altri paesi europei (oltre -10%) per contro, altre aree, tra le quali la Cina (+177% dal 2000), registrano significativi aumenti. Una introduzione sulla suddivisione del genere Vitis, di cui si riporta un breve estratto, ha preceduto i dati statistici.

Il genere Vitis (80 specie censite) è suddiviso in due sottogeneri: Muscadinia ed Euvitis. Il sottogenere Muscadinia comprende tre specie di cui si cita la M. rotundifolia, coltivata nel sud-est dell’America del Nord, resistente alle principali malattie crittogame alle quali le varietà di Vitis vinifera sono sensibili.

Il sottogenere Euvitis si suddivide in tre gruppi:

  • il gruppo americano costituito da più di 20 specie tra le quali V. berlandieri, V. riparia e V. rupestris, da cui si sono selezionati i portinnesti per far fronte alla crisi della fillossera;

  • il gruppo dell’Asia orientale con circa 55 specie, considerate di scarsa importanza per la viticoltura;

  • il gruppo euroasiatico con una sola specie, Vitis vinifera L. Nell’ambito della specie si distinguono due sottospecie: sylvestris (che include le viti selvatiche) e sativa (le viti coltivate).”

I motivi, per cui le varietà di viti si sono moltiplicate nei secoli, sono da ricercarsi, come riporta la brochure, alle modalità, nel passato, di diffusione della vite con il trasporto dei semi, alla crisi imputabile alla fillossera (fine XIX e inizio XX secolo) motivo per cui i vivaisti crearono incroci interspecifici e alle mutazioni genetiche naturali. Oggi le varietà di Vitis elencate sul catalogo internazionale sono 21.045, di cui 12.400 di Vitis Vinifera, anche se numerosi sono i casi di omonimia.

kyoho-vines

Dall’esame della tabella relativa “alla ripartizione varietale e loro evoluzione”, si scopre che il vitigno più coltivato al mondo è il Kyoho (365.000 ettari) i cui impianti sono per la maggior parte ubicati in Cina (oltre il 90%). Il Kyoho (uva da tavola a bacca rossa) è un incrocio tra Ishiharawase (cultivar tetraploide di vinifera) e labruscana (Centennial) creato in Giappone prima della seconda guerra mondiale. Seguono il Cabernet Sauvignon (341.000 ha) che rappresenta il 4% dei vigneti mondiali, l’uva sultanina (bacca bianca da tavola, passa e vino; 273.000 ha), il Merlot (bacca rossa da vino; 266.000 ha), Tempranillo (bacca rossa da vino; 231.000 ha), Airen (bacca bianca da vino e brandy; 218 000 ha); Chardonnay (bacca bianca, da vino; 210 000 ha); Syrah (bacca rossa, da vino; 190 000 ha); Red Globe (bacca rossa da tavola; 159 000 ha); Grenache Noir (bacca rossa da vino; 163 000 ha); Sauvignon Blanc (bacca bianca da vino; 123 000); Pinot Noir (bacca rossa da vino; 112 000 ha); Trebbiano Toscano/Ugni Blanc (bacca bianca da tavola e brandy/cognac; 111 000).

La pubblicazione è completata con tabelle relative ai “15 principali paesi per superfice e distribuzione varietale”. In Italia, il vitigno più coltivato è il Sangiovese (54.000 ha), seguito dal Montepulciano (27.000 ha), Glera (27.000 ha), Pinot Grigio (25.000 ha), Merlot (24.000 ha), Italia (22.000 ha), Catarratto bianco comune (21.000 ha), Trebbiano toscano (21.000 ha), Chardonnay (20.000 ha), Barbera (18.000 ha).

Dalla stessa tabella si evince che in Italia, a differenza dei paesi presi in esame dalla ricerca, le “altre varietà” rappresentano il 63% delle superficie vitate, dimostrazione dell’esistenza di una significativa presenza di varietà autoctone, una importate biodiversità che dovrebbe essere un punto vincente nel proporre i nostri vini sui mercati internazionali, oggi predominati da vini omologhi. Altro dato è la diminuzione in Italia delle superfici vitate (dal 2010 al 2015: -7,7%), solo gli impianti a uva Glera (+25% in 5 anni) sono in controtendenza, imputabile al grande successo del Prosecco.

Per approfondire, Il report è disponibile in lingua inglese e francese sul sito www.oiv.org

Ezio Alini