I Trentodoc pluripremiati dalle Guide vini nazionali 2019 (seconda parte)

Analizzando una serie di Guide vini nazionali edizione 2019 sono state riscontrate 73 diverse referenze di vini trentini premiati con il massimo riconoscimento.

24 di questi vini sono Trentodoc, a dimostrazione di come sempre più l’eccellenza enologica trentina si identifichi con questo spumante metodo classico, proposto ora da 52 produttori raccolti nell’Istituto Trentodoc.

Onav Trento ha voluto dedicare una serata ai Trentodoc pluripremiati, cioè presenti in almeno due Guide, presentati dai rispettivi produttori. Rispetto ai 24 Trentodoc complessivi citati con il massimo riconoscimento, i pluripremiati risultano la metà, con l’Azienda Agricola Letrari che figura con ben tre diversi Trento doc e Ferrari – Tenute Lunelli con due. Per l’evento organizzato da Onav queste due cantine hanno scelto un solo Trentodoc tra quelli premiati da più Guide.

Può essere interessante prima di lasciare la parola ai produttori, analizzare alcune caratteristiche dei 24 Trentodoc referenziati da una o più Guide. Pur non trattandosi di un campione statisticamente significativo dell’intera produzione Trentodoc e quindi senza pretendere alcuna inferenza statistica, una semplice analisi descrittiva di questo campione permette di tratteggiare alcuni aspetti che indubbiamente riflettono con buona approssimazione l’universo complessivo.

23 Trentodoc su 24 sono delle Riserve, vale a dire hanno avuto una permanenza sui lieviti di almeno tre anni, con punte anche di sei – sette anni o più. La metà sono espressione di Chrdonnay 100%, scelta comprensibile anche alla luce dei circa 370 mila quintali di uve da questo vitigno che il Trentino produce, collocandolo al secondo posto tra i vitigni più diffusi dopo il Pinot Grigio. L’altra metà presenta quote variabili di Pinot Nero, di cui in Trentino se ne producono circa 30 mila quintali. Ma va rilevato come 8 Trentodoc su 12 che utilizzano il Pinot Nero lo impieghino a complemento dello Chardonnay, con una quota compresa tra il 20% e il 30% del totale; e solo 2 Trentodoc sono espressione di Pinot Nero in purezza, e non necessariamente per farne dei Rosè, una versione ancora relativamente poco presente tra i Trentodoc. Infatti dei 2 Rosè citati dalle Guide solo uno è Pinot Nero 100%. Un’altra annotazione è che la maggior parte dei 24 Trentodoc è commercializzata come Brut, termine maggiormente conosciuto dal mercato, con una precisazione.

Che nessun Trentodoc, stando a quanto dichiarano i produttori supera i 5-6 grammi/litro di zucchero aggiunti; di fatto si tratta di Extrabrut, anche se la normativa per un Brut prevede un range tra zero e 12 grammi litro. Ma rispetto ai nostri 24 Trentodoc analizzati, 6 sono dichiarati come Pas Dosè o dosaggio zero che dir si voglia, senza alcuno zucchero aggiunto dopo la sboccatura. E’ una scelta che trova crescenti consensi tra i produttori, nella convinzione che non ci sia bisogno di apportare alcunchè ad un prodotto quando nasce perfetto di suo per equilibrio, struttura e persistenza.

Ma le interpretazioni di un Trentodoc si prestano a molte varianti come hanno evidenziato le testimonianze dei produttori. Ad esempio il Brut Nature 2012, 100% Chardonnay, dell’Azienda Agricola Fratelli Moser presentato dall’enotecnico Marco Groff , nasce già in campagna con una selezione delle uve Chardonnay per farne un prodotto longevo che dopo anni di permanenza sui lieviti deve mantenere la sua giovanile freschezza senza alcuna nota di ossidazione. Concetto, al pari della selezione in campagna, richiamato con forza anche da Nicola Balter nel presentare il suo Pas Dosè Riserva 2012, con un 20% di Pinot Nero: “un lungo affinamento sui lieviti deve complessificare il prodotto, ma il vino deve sempre mantenersi tonico, atletico, vivo”, anche quando, come in questo caso, una parte di Chardonnay della base è fatta fermentare in barrique (che sia questo apporto a conferire al naso una curiosa nota di elicrisio, un mix di liquirizia e camomilla?).

Anche l’Altemasi Riserva Graal 2011 di Cavit – Altemasi, che nasce da una selezione di uve provenienti dagli areali più vocati del Trentino, Vallagarina e non solo, è un blend con un 30% di Pinot Nero a conferire ricchezza e complessità su una base fresca e nel contempo morbida. Dalla Vallagarina alla Valle di Cembra, dove grazie alle quote più elevate le acidità sono maggiori e per questo si ricerca una buona maturazione delle uve, come spiegato dall’enologo Walter Holzer, per produrre l’Extrabrut Riserva 1673 2011, di Cesarini Sforza Spumanti: un Trentodoc da 72 mesi sui lieviti, che colpisce il naso con i suoi effluvi di pasticceria.

Sapidità minerale, bevibilità e freschezza caratterizzano il Dosaggio Zero Riserva 2011, cuvée di Chardonnay e Pinot Nero, dell’Azienda Agricola Letrari Lucia, che lo ritiene una perfetta testimonianza di metodo classico da tutto pasto. Il Brut Riserva Rotari Flavio 2010 delle Cantine Rotari Gruppo Mezzocorona, che nasce da sole uve Chardonnay di buona maturazione, con la base sottoposta a fermentazione malolattica avvertibile nelle sensazioni spiccatamente fruttate di mela golden in bocca, e con passaggio in barrique usate per evitare cessioni, ma nel contempo favorire una microossigenazione, è stato presentato dall’enologo Fabio Toscana che ha invitato a pensare al Trentodoc come ad un bambino delle elementari (con riferimento ai nove anni sui lieviti del suo prodotto) che nulla vieta possa entrare anche nell’adolescenza. E l’esempio non poteva essere più calzante per introdurre gli altri due Trentodoc.

Il Brut Riserva Madame Martis 2008, dell’Azienda Agricola Maso Martis, cantina nata nel 1990, con 12 ettari di vigneto, che fin dall’nizio, come ha precisato Roberta Stelzer, ha decisamente puntato sul Pinot Nero, in particolare per le riserve, destinando allo Chardonnay, che è fermentato in barrique, non più del 30% della cuvèe.

E l’Extrabrut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2007, 100% Chardonnay del vigneto di proprietà di Maso Pianizza, introdotto da Mauro Lunelli, creatore e artefice fin dal lontano 1972 di questo gioiello enologico, dopo aver trascorso uno stage come giovane neo diplomato dell’Istituto Agrario di San Michele presso le cantine Krug nella Champagne. Un Trentodoc che risponde pienamente alle doverose 3C di Mauro Lunelli per un metodo classico di qualità: Cremoso; Corposo; Complesso. Oltre ovviamente all’essere armonico e dalla lunga persistenza.

Gianfranco Betta