Il Buttafuoco e l’Oltrepò secondo Giulio Fiamberti

Come produttore di una delle più antiche aziende agricole dell’Oltrepò Pavese e come ex Presidente del Club del Buttafuoco Storico, Giulio Fiamberti raccontache l’iniziativa e la produzione stanno andando benissimo soprattutto perché si tratta di un progetto unico e condiviso su cui il loro gruppo lavora insieme da anni, da quando, nel 1996, suo padre e altri allora giovani produttori hanno deciso di creare in Oltrepò quello che mancava: un grande vino rosso da invecchiamento.

-“ Perché Storico?”- gli domando

-“ Proprio perché un tempo quel vino si produceva, poi era stato lentamente cambiato, con l’utilizzo di uvaggi diversi; noi siamo andati a cercare la vecchia formula del Buttafuoco di un tempo e abbiamo voluto riprodurre proprio il vecchio e storico vino dell’Oltrepò, creato con un uvaggio tradizionale, con solo uve autoctone del territorio prodotte e raccolte dalla stessa vigna.” –

In effetti, – racconta – i produttori soci del Club del Buttafuoco Storico sono vignaioli che hanno vigne nei comuni di Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Stradella e Pietra de’Giorgi, territorio che è noto come “lo Sperone di Stradella”, in tutto non oltre dieci km, attraversato dal quarantacinquesimo parallelo, definito il “ parallelo del vino”. Qui il terroir è molto particolare, con tre substrati diversi: la zona ghiaiosa di origine alluvionale nella prima fascia collinare di forte pendenza, poi lo strato di arenaria in posizione centrale, dove crescono i vitigni esposti prevalentamente a sud-ovest e, infine, la zona argillosa, meno ripida: questi microambienti diversi che spaziano dalla pianura padana alla collina sono quelli che creano i vini rossi di corpo e di struttura.

Il Buttafuoco, ottenuto da uve Barbera, Croatina, Uva Rara e Ughetta, viene creato oggi con criteri rigorosi che si sono dati gli stessi produttori del Club, criteri che prevedono anche la presenza di due commissioni, una in vigna e una in cantina, atte a controllare costantemente che siano presenti tutte le condizioni per garantire l’uniformità di tutta la produzione. Inoltre, la vendemmia deve essere rigorosamente manuale con attenta cernita dell’uva e non può essere effettuata prima della data stabilita dalla commissione.

“In questo modo – aggiunge – questo vino che una volta era il vino dei contadini, il vino della festa, vuole diventare un prodotto simbolo del territorio. La strada è sicuramente ancora lunga, ma va nella direzione giusta”-

Colore rosso rubino, molto intenso, dai profumi fruttati con lievi note vegetali e una bella speziatura, caldo ed equilibrato al palato, il Buttafuoco, in effetti, si sta mostrando capace di durare negli anni e di confrontarsi con i più importanti vini rossi del panorama italiano.

Gli domando qualche considerazione sull’evento appena concluso a Milano, presso Palazzo Bovara, il festeggiamento del ventitreesimo compleanno del Buttafuoco. Mi risponde che, benchè per ora i numeri siano ancora piccoli, solo 70.000 bottiglie di produzione ma che hanno portato a casa molti premi, ci sono le condizioni giuste, sia come gruppo che come produzione, perchè il Buttafuoco, senza complessi di inferiorità, non solo si ponga come uno dei grandi vini  italiani ma che punti anche all’espansione e alla promozione del territorio da cui nasce. -” Il percorso del Buttafuoco Storico non è finito, ma deve essere anche il traino per far conoscere il nostro meraviglioso territorio”-

E il territorio è lo splendido Oltrepò, realtà a un’ora soltanto di distanza da una grande città come Milano.

Enrica Bozzo