Il Morellino di Scansano, storia e tradizione raccontata dal suo ideatore Erik Banti

Il Morellino di Scansano è un vino conosciuto in tutto il mondo, potremo dire che “è nella bocca di tutti”, piace oltre ad avere un’ottima struttura e una bella eleganza. E’ diventato il biglietto da visita per la Maremma e per il turismo enogastronomico locale. I vigneti si collocano dai 500 metri slm e degradano fino al mare: terreni poveri di sostanze organiche, ma ricchi di sostanze minerali caratterizzano questo vino, Principe del territorio grossetano.

La Patria del Morellino è Scansano e per raccontarvi la sua storia abbiamo intervistato il suo “ideatore”, Erik Banti, persona brillante e dinamica, che ha fatto di questo territorio la sua casa e ragione di vita. Dopo un percorso lavorativo eterogeneo e intenso, da fotografo di Vogue, Fellini e Zeffirelli, per diventare tour operator, scoprendo tra i primi il turismo delle Maldive. Nello sport è stato corridore automobilistico e golfista, vincendo campionati nazionali e importanti gare.

Nel 1978 si “ritira” nella magione di Montemerano frequentata sino ad allora solo nei weekend. Dietro consiglio del “vate” Luigi Veronelli, inizia a interessarsi al vino chiedendo pareri ai suoi amici contadini e leggendo libri tecnici dei quali poco e niente ci capiva. Nel 1981 esce la prima bottiglia ufficiale di Morellino e in pochi anni riesce a far conoscere ed apprezzare questo vino, fino ad allora consumato nei ristretti confini provinciali, in Italia e nel mondo, riscuotendo i plausi delle più importanti guide, riviste enoiche oltre a menzioni sui più importanti quotidiani mondiali. Firme importanti decretano il suo successo come Burton Anderson e Hugh Jhonson, quale il fenomeno del Morellino, “creatore del Nuovo Brunello”, come ha scritto il Sunday Times.

Nel 1985 Erik ha aperto un ristorante nel restaurato immobile del Frantoio a Montemerano da cui ha preso il nome, facendolo diventare il “punto di riferimento” dei wine and food lovers di tutto il mondo. Nel 1992 fonda con altri 13 produttori il Consorzio Tutela del Morellino di Scansano. Nel 1995 traferisce a Scansano la propria cantina, terminando nel 2004 i lavori di restauro ed ampliamento dell’immobile.

Erik, com’è nata la tua grande passione per il vino?

La passione per la campagna e il vino in particolare è nata fin da piccolo nella paterna Fattoria La Braccesca a Montepulciano, purtroppo ceduta nel ’68 a causa di un gravissimo incidente di papà a cavallo.

Quale è stata l’evoluzione delle vigne, del vino e delle cantine in Maremma dall’inizio della tua esperienza vitivinicola ad oggi?

Con la riforma agraria tra il 1950 ed il 57, fu data ali coloni della mezzadria la possibilità di diventare braccianti agricoli proprietari dei terreni coltivati e le realtà agricole cambiarono sostanzialmente. Le “fattorie” come tali andarono scomparendo e i nuovi coltivatori diretti con i loro 10/20/30 ettari iniziarono il loro percorso individuale, che li portava a intraprendere molteplici colture, un po’di grano, un po’di olivi, un po’ di vigna, bovini nella stalla sotto casa e qualche ovino.

La vigna in particolare si coltivava in filari che dividevano i campi con una pianta di olivo ogni 20 metri più o meno. Le uve erano il Sangiovese, Colorino, Malvasia nera, un po’ di Ciliegolo e di Grenache, chiamato qui Spagna, e quasi unicamente Trebbiamo per il bianco. I primi vigneti specializzati iniziarono ad essere fatti a fine anni ’60 in appezzamenti che non superavano il paio di ettari .

Mantellassi è stata la prima cantina della zona di una certa importanza, poi nel 1978 aprì la Cantina Cooperativa di Scansano. La maggior parte dei vini veniva fatta dai contadini, nelle stalle ormai dismesse, ma con ancora l’odore di vaccina e le mangiatoie rigorosamente al loro posto, i vasi vinari erano in cemento e rudimentali strumenti per la diraspatura e la pressatura. Il vino veniva rigorosamente venduto in damigiane per essere “imbottigliato” a casa in fiaschi o bottiglie di acqua minerale.

Devo però dire che quando iniziai l’avventura nel vino ed ebbi la fortuna di servire le migliori enoteche a Roma tutte, ancora durante la metà degli anni ottanta, vendevano il vino sfuso, usanza che andò a fermarsi nei quartieri più agiati, ma tutt’ora in voga nelle periferie romane.

Erik quale futuro vedi per il Morellino di Scansano nel suo insieme in termini di consolidamento e ampliamento delle esportazioni?

Di strada ne ha fatta il vino, soprattutto il Morellino e il suo territorio, dalla vendita in damigiana alla vendita in bottiglia, fenomeno esploso in Italia tra la fine degli anni settanta agli anni ottanta per l’incitazione del grande Veronelli ai vignaioli di vendere il vino valorizzandolo con la propria bottiglia. Ben mi ricordo che nel 1981 ero il quarto ad imbottigliare il Morellino e ora siamo oltre duecento.

All’estero sono particolarmente interessati alla qualità del vino e al rapporto qualità/prezzo, anche le guide straniere sono molto attente a questo rapporto privilegiando il “best buy” a tutto il resto. Le eccezioni sono il Brunello, l’Amarone, il Barolo/Barbaresco e più il là Bolgheri, sottolineo: ben 3 vini toscani su 5. Aldilà dalle mode, anche il gusto del consumatore comune è cambiato richiedendo in ogni area del mondo differenti sensazioni gustative

Per approfondire la conoscenza dei nostri vini e dello straordinario territorio che li produce ritieni fondamentale il rapporto con l’enoturismo?

Per la mia conoscenza del mondo, essendo stato per anni un tour operator, ritengo la Maremma uno tra i posti più belli e unici del Bel Paese, con i suoi panorami mozzafiato: le vedute sul Tirreno dai Monti della Tolfa a sud, fino all’isola d’Elba e di fronte l’Argentario, il Giglio, Montecristo e nelle giornate limpide i monti della Corsica.

Il turista nei suoi giri farà chilometri e chilometri nell’incontaminata macchia maremmana, nei vigneti e oliveti, attraverso dolci colline senza incontrare case. S’innamorerà dei piccoli villaggi e della sontuosità del tufo di Pitigliano, Sovana e Sorano e della loro nascosta civiltà etrusca, delle uniche Terme di Saturnia, come dei pini dell’Alberese, che arrivano fino al mare accompagnati da mandrie maremmane, cinghiali, volpi e cerbiatti. S’innamorerà del Morellino, il vino è sempre più buono se bevuto localmente, e del sapore retrò delle sue trattorie dove si mangia come cinquant’anni fa l’acquacotta, i tortelli, i pici, il cinghiale e il buglione d’agnello. Tutto questo è la Maremma e molto di più !

Post Scriptum questo racconto è stato scritto durante il lockdown per il Covid-19, ma che resta attuale perché il temperamento maremmano è tosto e non si lascerà avvilire dalle difficoltà che dovrà affrontare.

Claudia Bizzarri

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