Il Moscato di Canelli Docg, una denominazione giovane che punta al massimo!

I numeri sono piccoli, anzi piccolissimi: in tutto appena 19 ettari e 124 mila bottiglie rivendicate nel 2015. Eppure la micro docg Moscato Canelli, giovane sottozona del Moscato d’Asti che può essere prodotta nelle vigne più vocate di 23 comuni tra il Sud Astigiano e il Cuneese, ha il suo appeal di nicchia: “In un anno l’incremento di produzione è stato del 30% e con la vendemmia 2016 l’idea è di raddoppiare” dice Beppe Bocchino, presidente dell’Associazione Produttori Moscato Canelli. “Superare le 500 mila bottiglie e andare oltre solo con la produzione delle aziende dell’Associazione sembra non essere più solo un sogno, ma il vero obiettivo è un cammino ancor più qualificante e legato al territorio, per un Canelli docg, fatto da aziende che credono nella qualità, nella serietà e nell’origine del prodotto, più che nei semplici obiettivi numerici” aggiunge il presidente.

Si comincia dal coinvolgere sempre più produttori, piccoli e grandi, a credere in questa sfida. La crescita di quest’anno è dovuta alla rivendicazione della docg di quattro nuove e importanti aziende: sono Paolo Saracco e La Morandina, entrambi di Castiglione Tinella, Cà d Gal di Santo Stefano Belbo e Mario Torelli di Bubbio. Sale così a 17 il numero di aziende che producono il Moscato Canelli nella zona ad alta vocazione per la coltivazione dell’uva moscato bianco e “core zone” Unesco tutelata come Patrimonio dell’Umanità. Dalle colline del Moscato e dalle “cattedrali sotterranee” di Canelli, le meravigliose cantine storiche che corrono per chilometri sotto Canelli, dove da secoli si affina lo spumante, è partita la candidatura del patrimonio vitivinicolo all’Unesco. Il riconoscimento è arrivato a giugno 2014. Il Moscato d’Asti Canelli è una denominazione giovane, il primo anno di produzione è la vendemmia 2011, ma i dati dell’export dicono che il 40% viene già consumata sui mercati esteri. Le uve vengono spesso coltivate in vigneti “surì”, quell’eccellenza piemontese di filari eroici oltre i 165 metri di altitudine e ben esposti al sole ma con pendenze tali che richiedono lavorazioni manuali.

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