15 dicembre 2017

Il Moscato di Scanzo: un vitigno autoctono, un vino unico.

Un prezioso contributo del Consigliere nazionale ONAV Walter Polese, estratto dal suo saggio pubblicato dalla rivista «Bergomum».

Il Moscato di Scanzo è un’uva a bacca nera delle zone di Scanzorosciate e limitrofe in provincia di Bergamo. Essa viene utilizzata per la produzione di un raro e pregiato vino passito.

È possibile che sia nata proprio in questa zona? Da quando si può ritenere che il vino sia rosso e passito?

Il più antico documento che attesta l’esistenza del moscato nel territorio di Scanzorosciate è un contratto di affitto a mezzadria relativo a una vigna di moscatello sita in Gavarno, riportato nel Censualis della Mensa Vescovile del 1372. In esso non è segnalato il colore dell’uva che probabilmente era bianca, poiché originariamente l’uva moscato giunta in Italia era bianca come segnalato da de Crescenzi nella sua “Opus Ruralium commodorum”. Si può supporre che un’uva chiamata moscato fosse bianca e che si segnalasse il colore solo nel caso fosse rosso. In tempi poco successivi compare infatti l’aggettivo vermiglio per segnalare il vino moscatello di colore rosso.

In un codice indicato come “Chronicon” che riferisce di fatti avvenuti tra guelfi e ghibellini fra il 1387 e il 1408 nella provincia di Bergamo, attribuito comunemente al ghibellino Castello Castelli che avrebbe steso queste note in quanto partecipe egli stesso degli eventi narrati, si cita più volte un moscatello vermiglio. Il fatto che un’uva moscato nera fuori da quell’areale in quel tempo non esisteva fa ritenere tale uva, che poi sarà chiamata Moscato di Scanzo, è nata proprio in questo luogo, prodotta dalla natura o dalla mano dell’uomo non è possibile dirlo, ma per certo derivata da una madre che è il moscato di Canelli (a bacca bianca), come le odierne analisi genetiche dimostrano, e da un padre, un’uva a bacca nera, al momento ignoto.

Walter Polese

In epoca più recente, il conte Marco Tomini Foresti, patrizio bergamasco, nel suo “Principi fisici e chimici per l’agricoltura” nel 1793 riporta: «La Moscatella tanto di pigne serrate come di pigne rare forma il vino, che chiamasi moscato nero dolce, dilicato e prezioso …». Per vino dolce qui intende vino passito, come si capisce nel seguito del suo trattato. Nel 1789 Cristoforo Bajoni in un suo libriccino in cui tratta dei vini rossi della bergamasca scrive: «Io non intendo di trattare de’ liquori, che qui si fanno, tra quali l’eccellente moscato detto di Scanzo …». Questa testimonianza conferma che nel 1789 il Moscato di Scanzo era un vino liquoroso, cioè passito.

Sull’origine del Moscato di Scanzo: un percorso documentale” edito Bollettino della Biblioteca Civica Angelo Mai «Bergomum», CVIII, 2014.

L’articolo completo di Walter Polese: POLESE_MDS_Bergomum_2014_estratto

Didascalie alle immagini: Immagini e didascalie_PPT

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