In nome del vino italiano: Riccardo Cotarella

“ Passione, cultura ed emozione” sono le parole con cui Riccardo Cotarella, presentato alla serata milanese Onav da Vito Intini, definisce il suo rapporto col vino.Lui, arrivato alla sua cinquantaduesima vendemmia da enologo e prima appartenente comunque ad una famiglia di produttori, afferma di essere stato mosso dal desiderio di allineare il vino italiano al vino internazionale. Lo sforzo degli addetti ai lavori oggi, è – “perseguire una valorizzazione territoriale e acculturarsi costantemente per migliorare l’approccio professionale alla viticoltura”-

Presenta i produttori dei sei vini in degustazione e, chiarisce, che sono tutti vini creati da enologi con cui ha collaborato perché lo scopo è soprattutto quello di ridare visibilità a territori che non erano stati considerati idonei o che erano stati ignorati. Sostenitore della creazione di un sistema nel mondo vinicolo italiano e ambasciatore del vino italiano all’estero, Riccardo Cotarella è certamente il personaggio che meglio identifica il vino italiano attuale. -“Occorre difendere i nostri vitigni e i nostri territori” – Ci sono vitigni che prima erano ritenuti non validi e di poco carattere, spiega, ma che poi sono stati rivalutati: la  Falanghina e i vini in degustazione durante la serata non esistevano un tempo o erano presenti solo nella tradizione di vinificazione famigliare; l’impegno, la ricerca, lo studio, nonchè il lavoro in vigna e in cantina hanno dimostrato come si possono cambiare i prodotti enologici.

Degustazione, introdotta da Riccardo Cotarella e guidata da Vito Intini:

1) I Mille per la Falanghina, 2015, Sannio Dop, La Guardiense. Cooperativa con mille soci tra Sannio ed Irpinia, una delle più grandi produzioni di Falanghina, riscoperta, valorizzata e studiata anche nelle sue reali possibilità di invecchiamento, attraverso l’adozione di tecniche innovative. Cotarella sottolinea che la Falanghina, vitigno a maturazione tardiva, in passato produceva un vino che rimaneva spesso anonimo: ora è stato fatto un percorso diverso. Di bel colore paglierino, con naso pulito e franco che regala percezioni di frutto maturo, tropicali, marcate e ricche e con una vena speziale sottile e molto intensa e di ottima finezza. In bocca si percepisce come un gran bel vino, grasso e rotondo con nota di glicerina e bel finale acidico, piacevolissimo, e con connotazioni agrumate. Rotondo, persistente, di ottima franchezza e di lunga persistenza.

2) Vigna Novali, Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Classico 2004, Moncaro. La vigna è vicino al mare con dietro le montagne e produce Verdicchio con grappoli spargoli che danno un vino di grande struttura che Cotarella definisce “ complessato” cioè reso ricco e di grande complessità per la maturazione prolungata e il lungo contatto con le bucce non a bassa temperatura perché il Verdicchio ha la buccia spessa e si deve lavorare molto. Nella buccia sta il carattere di ogni vino. Naso: nota minerale con un fruttato tropicale maturo arricchito da spezie orientali e con una nota burrosa e di agrume candito; un naso ricchissimo che, alla rotazione, emana mineralità ancora più marcata, note fruttate di  mango, lichis, percezione balsamica lunga e grande armonia olfattiva. In bocca si mostra un grandissimo vino, con note di zafferano e glicerina, molto rotondo,  burroso e persistente ma, al tempo stesso, fresco e  ancora giovane. “In questo vino – dice Cotarella –  la tecnologia è fondamentale, il vitigno ha le caratteristiche dell’invecchiamento ma deve essere trattato. Poca la barrique, solo per il 20% , in tutto  sette/ otto mesi.”

3) Brunello di Montalcino, 2013, La Poderina Tenuta del Cerro. L’enologo aziendale del Cerro, Francesco Ceccarelli, lo introduce come vino elegante, non tanto da abbinamento quanto da meditazione e, in effetti, la Poderina è situata a Montalcino nell’area nota per la particolare eleganza ed equilibrio delle sue uve: i vini vengono sottoposti a maturazione in barrique di rovere francese oltre che in grandi botti. In vigna sono adottati sistemi di allevamento qualitativi con rese di 60 quintali per ettaro. L’aspetto è quello classico del Sangiovese, ma molto ben graduato da sembrare quasi un Nebbiolo. Naso: bella sensazione vanigliata e polverosa, piccolo frutto rosso, vena speziata di pepe e garofano, nitido e franco; alla rotazione: marasca ricca e di buona maturità, fondo terroso, speziato. Vino giovane che può ancora dare molto, vino tattile con tannino fine ed elegante: ottimo corpo, rotondo ed equilibrato, grande  corrispondenza tra gusto e olfatto. Lungo e di bella persistenza. Grande vino.

4) Albarossa, 2016 Bricco dei Guazzi. Vitigno piemontese che trova la sua terra di elezione nel Monferrato. Viene presentato da Alessandro Marchionne, amministratore delegato, che spiega la scelta aziendale della vinificazione di uve da un vitigno raro che molti hanno tentato di coltivare senza riuscirci. L’Italia ha una ricchezza di vitigni autoctoni e quindi è naturale che si differenzi nella produzione. Ecco il motivo della scelta dell’Albarossa, quella che Cotarella definisce un’avventura: incrocio vigoroso tra Nebbiolo e Barbera, l’Albarossa è nata per fondere le migliori caratteristiche dei due vitigni e sintetizza la potenza delle due uve piemontesi. Nel bicchiere colore denso e fitto, sul violaceo, caratteristico del Barbera; olfattivamente, però, la parentela più evidente è col Nebbiolo: ricco e floreale, petali di rose appassite, frutti rossi macerati intensi, talco sottile, frutto rosso e spezie dolci, garofano e noce moscata. Connotazioni olfattive piacevoli e accattivanti: vino etereo ed elegante. Bocca: fresco con bella nota di liquirizia, rotondo, strutturato, quasi masticabile, di persistenza lunghissima. Cotarella afferma che il vino dichiara le sue origini, il matrimonio tra la Barbera e il Nebbiolo e, aggiunge – “può diventare ancora più grande, nel Monferrato può ottenere una sua dignità, può diventare un vino rappresentativo della sua terra”- L’enologo aziendale Giovanni Casati conferma che l’ Albarossa si  sta ampliando in ettari: è questione di pazienza ma sarà un vino importante perchè unisce due anime: la longevità del Nebbiolo e la freschezza della Barbera.

5) Ogrà Shiraz, 2013, Famiglia Cotarella. Prodotto dall’Azienda di famiglia, condotta oggi da figlia e nipoti, e dedicato alla madre Maria Grazia, Ogrà è prodotto dall’Azienda Cottarella, prima Azienda Falesco, sorta in un piccolo borgo che si incunea tra il Lazio e la Toscana. In collaborazione col Attilio Scienza  nel Lazio si sta sperimentando la coltivazione di vitigni nuovi e questo è Shiraz coltivato nel comune di Montefiascone su terra vulcanica. Naso: impatto ricco che denota grande struttura, fruttato, con connotazioni terrose, spezie piccanti, pepe garbato, freschezza di legno ma anche un complesso di sensazioni eleganti; alla rotazione emergono note di florealità piacevoli, note speziate: vino giovane ma integro e ricco. In bocca: accattivante, vanigliato, con pepe e morbida liquirizia, piacevole, tattile ed elegante, morbido, un grande prodotto.

6)  Selvarossa Riserva Salice Salentino 2013 Cantina Due Palme. Il Presidente dell’Azienda, Angelo Maci, ha inviato il nipote Francesco Fortunato a rappresentarlo e il giovane ci spiega che il vino è prodotto da quella che è oggi una cooperativa, la cui fondazione risale agli anni Trenta: si tratta di una delle Aziende più rappresentative del Salento dove ora si producono 15 milioni di bottiglie l’anno che vengono in gran parte  esportate in 45 paesi al mondo. Sono mille i soci che forniscono uva all’Azienda amministrata come una grande famiglia. Naso: Negramaro con connotazione di frutti maturi, marmellatosi e ricchi, spezie dolci, garofano, cipria, grafite, percezioni dolci. Bocca: si esprime in gradevole rotondità e con una bella vena di morbidezza e di lunghissima persistenza. Freschezza e acidità, tattilità. Prugna maturissima. Gran bel vino.

Enrica Bozzo