I passiti di Sicilia sono stati al centro di una interessante degustazione che la Delegazione Onav di Pavia ha tenuto nei giorni scorsi a Broni, condotta da Livio Zucchelli. Ecco un’ampia relazione a cura di Augusto Gentilli.
Ogni regione italiana ha un vino, o una tipologia di vini, che, nell’immaginario collettivo, la identifica: il Barolo in Piemonte, il Prosecco in Veneto, il Chianti in Toscana. Per la Sicilia questi vini sono i passiti; certo mi si potrebbe obiettare che il Marsala è più noto e più caratteristico ma, a mio avviso, nel comune sentire il Marsala è...Marsala, non un vino (in effetti è un vino fortificato e quindi, legalmente, un vino speciale): al contrario, i passiti di Sicilia sono “I vini passiti”, l’emblema di un’isola, di un mare e del sole che lo scalda.
I passiti di Sicilia
La produzione di vini da uve appassite è diffusa in tutta Italia dando origine, grazie a uve e tecniche di appassimento o di vinificazione molto diverse tra loro, ad un gran numero di vini talvolta, a loro volta, molto diversi (si pensi ad esempio ad uno Sforzato della Valtellina o ad un Picolìt dei Colli Orientali del Friuli).
In Sicilia sono tre le zone principali per la produzione di vini passiti:
Ovviamente, anche al di fuori di queste zone, esistono in Sicilia aziende che producono vini passiti nell’ambito di quanto autorizzato dai diversi disciplinari di produzione.
Brevi cenni storici
La coltivazione della vite e le tecniche di vinificazione sembrano essere state introdotte in Sicilia dai greci. Numerose fonti testimoniano che, già nell’antichità, nella zona di Siracusa si otteneva un vino particolare che era stato precedentemente diffuso nel resto dell’isola dal tiranno Pollis di Agro (VIII-VII sec. a.C.).
Ad origini greche può essere ricondotta anche la coltivazione nelle Eolie della Malvasia (Malvasia delle Lipari). Il vino ottenuto da questo vitigno, infatti, è conosciuto per essere tra i più antichi della Sicilia. La sua fama durò nei secoli tanto da spingere il romanziere francese Guy de Maupassant (1850-1893) a descriverlo come segue nell’opera “La vita errante”: "...denso, zuccherato, dorato e con sapore di zolfo e per queste caratteristiche sembra il vino del diavolo".
Alla dominazione araba si deve, invece, l’introduzione del Moscato di Alessandria nell’isola di Pantelleria, dove tutt’oggi è chiamato Zibibbo dall’arabo “Zibib” (Cap Zebib in Tunisia). Gli arabi introdussero sull’isola, oltre alla vite, anche la tecnica di appassimento dell’uva che si è tramandata fino ai nostri giorni.
Malvasia delle Lipari passito Doc
Il vino “Malvasia delle Lipari” Doc deve essere ottenuto da uve provenienti esclusivamente dai vigneti di Malvasia delle Lipari e Corinto nero presenti nell’arcipelago delle isole Eolie nelle seguenti proporzioni: Malvasia di Lipari da un minimo del 92% ad un massimo del 95% e Corinto nero dal 5 all’8%. La resa massima di uva ammessa in vigneti a coltura specializzata per la produzione dei vini a DOC “Malvasia delle Lipari” non deve essere superiore a 9 t/ha con resa massima dell’uva in vino non superiore al 70%; le uve dovranno essere sottoposte al tradizionale appassimento naturale.
“Siracusa” Passito Doc
Il passito di Siracusa può essere prodotto esclusivamente all’interno del territorio comunale di Siracusa utilizzando uve Moscato bianco per almeno l’85%; a queste possono essere aggiunte, per un massimo del 15%, altri vitigni a bacca bianca, autorizzati alla coltivazione nella regione Sicilia. Questo vino deve essere ottenuto da uve appassite sulla pianta o dopo la raccolta. Le resa finale di vino può essere al massimo di 42,5hl/ha
Passito di Noto Doc
Questo vino deve essere ottenuto esclusivamente da uve Moscato bianco provenienti dai territori dei comuni di Noto, Rosolini, Pachino e Avola in provincia di Siracusa. Il Passito di Noto Doc deve essere ottenuto da uve appassite sulla pianta o dopo la raccolta. Le resa finale di vino può essere al massimo di 62,5hl/ha.
Passito di Pantelleria Doc
Questo vino può essere prodotto solo sull’isola di Pantelleria a partire esclusivamente da uve Moscato d’Alessandria, localmente chiamate Zibibbo, sottoposte in tutto o in parte, sulla pianta o dopo la raccolta, ad appassimento al sole. La produzione finale in vino dovrà essere inferiore ai 40hl/ha.
Vini in degustazione
Moscato della Torre, DOC Moscato di Noto, 2010, 12%vol. Società Agricola Marabino Noto (SR)
Vino ottenuto da uve moscato bianco da agricoltura biodinamica; in seguito tali uve sono state appassite su graticci posti al sole e vinificate poi in serbatoi d'acciaio a temperatura controllata a contatto con le bucce. Nel bicchiere risulta di un bel colore giallo dorato carico e di buona densità; al naso si dimostra subito intenso e fine; a bicchiere fermo, ci regala netti sentori di nocciole tostate che, dopo la rotazione, lasciano il posto a profumi di albicocche secche, ananas sciroppato e note di zafferano; col tempo emergono nettissimi sentori di gheriglio di noce. All’assaggio è fresco, di ottimo equilibrio, caldo, rotondo e di buona persistenza. L’analisi retrolfattiva conferma quanto già emerso in precedenza.
Jaraya. Passito. Sicilia Igt, 2009, 12%vol. Cantine Gulino, Siracusa
Vino ottenuto da uve moscato bianco appassite su graticci posti al sole. Denso dal bel colore dorato carico; al naso appare fine ed intenso e mantiene ancora traccia degli aromi primari con note di rosa e lychee anche se, ovviamente, predominano le note tipiche dei passiti mediterranei quali confettura di albicocche, mallo di noce, agrumi canditi; col tempo si apre regalando nettissimi profumi di pompelmo rosa. In bocca è molto intenso, caldo, di buona freschezza (anche se un po’ meno del precedente), leggermente stucchevole, con una buona corrispondenza naso bocca. La PAI è più breve rispetto al campione precedente.
Shamira, Passito di Pantelleria Doc, 2008, 14% vol. Cantina Basile, Pantelleria
Parte delle uve di Moscato d’Alessandria è stesa ad appassire al sole per un periodo compreso tra i 20 e i 30 giorni in relazione all’annata. La uve rimanenti sono portate in cantina per la diraspatura e la pigiatura: si ottiene così il mosto fiore che, dopo la naturale fermentazione a temperatura controllata, è unito all'uva precedentemente appassita e deraspata ma non ancora pigiata.
Questo vino, denso e di color ambra non eccessivamente carico, al naso si rivela immediatamente figlio del mare grazie agli intensi profumi salmastri a cui si accompagnano note di fico e albicocca secchi, sentori di macchia mediterranea e tè in foglia; eccessivamente marcata la nota eterea che lo rende leggermente pungente. In bocca è di corpo, caldo, rotondo, fresco e di buona persistenza.
Oro di Dora. Passito. Sicilia Igt, 2008, 13% vol. Tenuta Gorghi Tondi, Mazara del Vallo (TP)
Vino passito ottenuto da 100% di uva Grillo, lasciata surmaturare sulla pianta con sviluppo di Botrytis cinerea fino alla prima decade di ottobre. Affinamento di quattro mesi in barriques di rovere francese e tre mesi in bottiglia prima della messa in commercio.
Vino di colore dorato tendente all’ambra; al naso emergono una certa pungenza dovuta all’alcol oltre a piacevoli profumi di orzata (non saprei come altro definirli...), vaniglia, e note balsamiche. In bocca è di buon corpo, intenso, non particolarmente fresco e, quindi, leggermente stucchevole; sono facilmente percepibili sentori medicinali non ben armonizzati con le altre sensazioni retrolfattive, probabilmente dovuti alla muffa nobile.
Malvasia delle Lipari Passito Doc, 2008, 13% vol. Azienda Agricola Carlo Hauner, Santa Marina Salina (ME)
Questo vino è ottenuto dall’appassimento su graticci di uve Malvasia delle Lipari (95%) e Corinto nero (5%) vendemmiate tardivamente. La vinificazione a temperatura controllata prevede anche il contatto pellicolare. Il vino rimane poi 18 mesi in serbatoi d’acciaio termocontrollati oltre ad affinare altri sei mesi in bottiglia prima della vendita.
Nel bicchiere risulta denso e di un elegante ambra non eccessivamente carico. Il naso, fine e di buona intensità, offre i sentori tipici dell’appassimento (fichi secchi, datteri, miele) oltre a una gradevole nota di tamarindo. In bocca è caldo, di corpo, di buona freschezza e persistenza.
Ben Ryè, Passito di Pantelleria Doc, 2008, 14% vol. Donnafugata, Marsala (TP)
Vino prodotto con uve Moscato d'Alessandria (Zibibbo) provenienti da vari vigneti dell’isola di Pantelleria dove le viti sono allevate ad alberello pantesco molto basso all'interno di una conca e con la tipica potatura molto corta. Una parte delle uve, raccolta più precocemente, è stesa ad appassire al sole per un periodo compreso tra i 20 e i 30 giorni in relazione all’annata. La uve rimanenti, vendemmiate in seguito, sono portate in cantina per la diraspatura e la pigiatura: si ottiene così il mosto fiore che, dopo la naturale fermentazione a temperatura controllata, è unito all'uva precedentemente appassita e deraspata ma non ancora pigiata. In seguito il vino affina in vasca almeno 4 mesi e 6 mesi in bottiglia.
Questo passito sfoggia un magnifico giallo ambra lucente affiancato ad una notevole densità. Il naso, molto fine armonico e complesso, è caratterizzato da profumi di fico secco, miele, canditi, mirto e alloro; in bocca è caldo, rotondo, di gran corpo e dal gusto intenso e complesso che ci conferma quanto emerso dall’analisi olfattiva; ottime la freschezza e la persistenza.