Un enologo di quelli che hanno passato la loro vita in un laboratorio (quello per vini destinati al commercio estero dell’Istituto tecnico enologico di Alba) diventando silenzioso quanto insostituibile punto di riferimento per amici, colleghi, viticoltori, studenti e docenti. Uno di quei personaggi che raramente sono ascesi agli “onori della cronaca” ma che hanno lasciato un segno indelebile del loro lavoro e della loro personalità. Questo era Andrea Viberti, albese classe 1947, morto prematuramente nel 2001. A dieci anni dalla sua scomparsa, l’Associazione di Amici che fa riferimento alla sua figura ha voluto ricordarlo dando alle stampe un libro la cui redazione è stata affidata ad uno degli amici storici di Andrea, Lorenzo Tablino, diplomato come lui alla celebre Enologica di Alba e per oltre trent’anni enologo a Fontanafredda ma anche ricercatore culturale, giornalista e narratore di cose di vino.
Ne è nato un volume che racconta la figura di Andrea Viberti ma anche mezzo secolo di vicende albesi, dal dopoguerra ai mitici anni ’60, tra goliardia studentesca e i primi accenni di contestazione giovanile. Le osterie, la vita di oratorio, i professori dell’Enologica, il calcio studentesco, i balli, la vita di provincia di un’epoca ormai lontana come se da allora fossero passati secoli e non pochi decenni. Al centro di tutto Andrea Viberti con la sua modestia e la sua innata bontà, ricordate attraverso più di 50 testimonianze e 80 immagini d’epoca.
Lorenzo Tablino – L’alba di Andrea. Frammenti di memoria sull’enologo Andrea Viberti e sulla città di Alba – Ed. Associazione Amici di Andrea Viberti – Pagg. 144 -