I vini nelle loro tipologie, Erbaluce Spumante o Caluso Spumante, Erbaluce di Caluso o Caluso e Erbaluce di Caluso Passito o Caluso Passito anche nella menzione riserva, sono stati presentati a metà Luglio, a Sordevolo, in un banco d’assaggio organizzato dalla Delegazione Onav di Biella nel parco della Villa Cernigliaro, costruita alla fine dell’ottocento in puro stile Liberty.

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La manifestazione ha coinvolto 13 produttori, rappresentativi di tutto l’areale di produzione di vini Erbaluce DOCG. I partecipanti, oltre 200 persone, passeggiando nel parco, hanno potuto valutare, dialogando con produttori, le differenze tra i vini prodotti nei diversi terroir: Canavese e  pendici della Serra morenica di Ivrea. Nel contempo hanno anche gustato le eccellenze della gastronomia biellese: salumi, formaggi e dolci.

Una manifestazione molto interessante e molto ben organizzata che è stata anche premiata dalle condizioni climatiche. Una giusta conferma del nome della manifestazione apparso in locandina “Erbaluce in villa ... aspettando le stelle”.

L’Erbaluce è un vitigno a bacca bianca autoctona, o come oggi alcuni dicono “un vitigno minore”, del nord Piemonte. La zona definita dalla Denominazione (già DOC dal 9 luglio 1967 e dal 22 ottobre 2010 DOCG) è limitata a una ristretta area geografica tra castelli, laghi e vigneti, a cavallo delle Provincie di Torino, Biella e Vercelli. Centosessanta ettari circa distribuiti su 36 comuni, tra Caluso, Laghi di Candia e di Viverone e la zona di Agliè.

Leggenda e storia sono l’origine di questo vitigno e vino. Narra la leggenda che i vigneti siano nati dalle lacrime di una ninfa Albaluce (Alba Lux) sparse dopo che gli uomini avevano distrutto la sua terra portando distruzione e morte. Cadendo, le lacrime ridonarono però la vita, trasformarono i secchi arbusti in rigogliose viti, da cui si svilupparono tralci ricchi di succosi grappoli di uva bianca dorata. La storia rimanda invece a Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III Farnese, che nel 1530 scriveva quanto il Papa apprezzasse  il vino liquoroso prodotto nella zona di Ivrea che definiva “molto perfetto”.

L’uva Erbaluce è dotata di elevata acidità e si presta a produrre vini spumanti secchi, vini bianchi tranquilli e vini passiti. La base ampelografica è esclusivamente di uve Erbaluce.

Giovan Battista Croce, gioielliere del Duca Carlo Emanuele I, nella sua opera “Dalla eccellenza et diversità de’ vini che nella montagna di Torino si fanno” scriveva che l’“Erbaluce è una uva bianca così detta, come Alba luce, perché biancheggiando risplende: fa li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio o scorza dura: matura diviene rostita e colorita e si mantiene in su la pianta assai”.

I vini spumanti secchi, elaborati con il metodo classico hanno un bel colore paglierino scarico dai profumi complessi, buona sapidità e acidità in bocca. I vini tranquilli, alla vista, si presentano di un brillante colore paglierino con lampi rossastri, se vinificati da uva molto matura detta in loco “rustia” (arrostita), dai profumi di fiori bianchi come il biancospino e acacia, dal sapore sapido con una  piacevole nota ammandorlata. Il passito è brillante alla vista, dai colori che vanno dal giallo dorato intenso all’ambrato, con profumi complessi: miele di castagno, albicocche appassite, fico, confettura di frutta e canditi. In bocca è elegante, con un ottimo equilibrio tra acidità e dolcezza e sensazioni retrolfattive che riportano alle percezioni olfattive.