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Della fillossera e dei problemi che ha portato con sé si sono scritte pagine di storia; poco diffusi invece  gli approfondimenti dedicati  a quei vigneti che alla devastazione dell’insetto della superfamiglia degli Aphidoidea  sono sopravvissuti. La delegazione dell’Onav di Milano ha voluto colmare questo vuoto con una degustazione straordinaria del meglio delle produzioni di vini da vitigni franchi di piede. A condurre la serata Vito Intini ed ospite d’eccezione Augusto Cappellano

L’avvento della fillossera si fa risalire alla seconda parte dell’800. Prima di tale data solo oidio e peronospora, parassiti di origine fungina avevano causato seri problemi alle coltivazioni di vite, ma erano stati aggrediti e debellati con l’ausilio di prodotti come  calce e  rame. Nel 1868  la fillossera compare in Francia nel distretto del Gard e nello stesso anno fa la sua apparizione persino in città, in una serra di Londra. Deriva da un afide do 1,5 mm, che ha convissuto senza creare particolari problemi con la vite americana, infettando solo la parte fogliare, dove crea delle protuberanze callose che sono nido per le uova. In Europa la fillossera arriva con le prime barbatelle americane che servivano a garantire stabilità, continuità e quantità di produzione. In Europa l’afide interviene nella parte radicale della pianta causandone la morte. In pochi anni si diffonde a macchia di leopardo in Francia ed in Spagna e nel 1868 l’attacco così aggressivo giunge negli Stati Uniti. Disperati i tentativi dei francesi che  provarono davvero di tutto  dapprima  cercando di colpire le uova nell’apparato fogliare, poi usando composti di mercurio iniettati con grandi siringhe, dannosi per la salute della pianta e degli agricoltori. Nel 1875 arriva in Australia e nel 1879 in Sud Africa e in Italia a Valmadrera in provincia di Lecco, nell’80 a Caltanissetta e Imperia. Nello stesso anno  i primi tentativi di innesto in Francia partendo dalla logica che se l’apparato radicale americano resisteva doveva esserci una ragione. Fu una fortunata intuizione, ma il cambiamento e l’innesto su piede di barbatella americana fu vissuto come un dramma dai francesi che non si rassegnarono all’idea che i vini non sarebbero stati più gli stessi. Il primo innesto in Italia  data 1890.

Ci sono tuttavia casi nei quali la fillossera non ha avuto vita facile:

  • i terreni particolarmente compatti che non favoriscono il drenaggio dell’acqua
  • i terreni sabbiosi come quelli ad esempio della foce di un fiume (delta del Po, la zona di sant’Antioco le Murge il Salento ). A Trezzo d’Adda il Moscato d’Adda ha resistito perché coltivato sulle rive sabbiose dell’Adda
  • i terreni vulcanici a forte carattere acido (Campi Flegrei)
  • i terreni ad altezze oltre i 1200 m perché il freddo la uccide  la zona del Priè blanc di Morgex o quella della zona dell’Etna

Augusto Cappellano interviene nella trattazione di Intini e racconta come 25 anni fa suo padre avesse  piantato una vigna franca di piede in un terreno né  sabbioso né vulcanico, accanto ad un vigneto del 1930. Papà Cappellano di cui tutti ricordiamo la simpatia e le grandi intuizioni enologiche,  a chi gli chiedeva quale fosse il segreto per cui quel vigneto resistesse, si schermiva confessando di recarsi  in chiesa a pregare tutte le mattine. Augusto parla del vino che nasce da quel vigneto e ne descrive le caratteristiche: “è più pronto, racconta,  ha dei tannini più duri per le dimensioni più ridotte degli acini  e la pianta su piè  franco ha uno sviluppo vegetativo più scarso rispetto a quella innestata ed i grappoli e gli acini sono più piccoli.”

Si degusta il Priè blanc della cantina sociale, autoctono della Val d’Aosta, biotipo  blanc des morgex Nasce alle pendici del Monte Bianco, da una pergola bassa con le uve vicine al terreno, lontane dai venti per  conservare il calore del sole. Vitigno molto elegante e fine dà sensazioni di fiori di campo Le grandi escursioni termiche  danno sostegno alle note aromatiche. Fresco il colore semplice, pulito  di fiori e frutta bianca, una nota leggermente burrosa e alla rotazione acacia e tiglio. In bocca citrino, non particolarmente complesso ma freschissimo.

Il Gavi Gorrina 2007 Tenuta San Pietro Gorrina Tessarolo. Vigneto centenario di poco più di mezzo ettaro  (40 /50 q per ha). Un passaggio in barrique. Al naso si percepisce il passaggio in barrique in modo  definito In bocca il vino è molto piacevole molto grasso profondo.

Il fortana imbottigliato nella  tenuta dell’Uccellina L’azienda La Confina è di Pomposa (Fe) dove sorge l’abazia. Deriva dall’uva d’oro o fortana che si produceva nella zona da Cremona, al delta del Po. Grandi grappoli, acidità, tanto colore. Grande produzione nell’areale di Bosco Eliceo nel ravennate. Ci sono bellissimi vigneti nella sabbia, un tempo molto più estesi. Difeso dai monaci dell’abbazia che lo hanno conservato per la produzione del vino da messa. 500 ha oggi nella doc Bosco Eliceo, con piante che hanno radici nell’acqua salmastra. Si tratta di un vino rifermentato in bottiglia, rustico al naso con sentore di lampone, fragola e una  bella freschezza. In bocca straordinaria l’acidità è  sapido e gradevole Ottimo in abbinamento con l’anguilla e la salama

Il Carignano del Sulcis 2008 dell’Isola di Sant’Antioco Azienda Calasetta  è coltivato ad  alberello sardo franco di piede su terreno  sabbioso, sub arido con affinamento in vasche di cemento e poi in bottiglia. Bellissimo colore, naso piacevole di ciliegia, mora, marasca, speziale, piccante con note di  pepe e chiodo di garofano. In bocca buonissimo il gusto di liquirizia nera, splendido tannino e persistenza lunghissima .

Carignano Del Sulcis  Is Arenas Sardus Pater 2006 nasce in vigneti sul livello del mare che affondano le radici su  sabbia fine. Vinificazione in acciaio e fermentazione in barrique. E di colore granato un po’ meno intenso, note animali, speziate e balsamiche. Alla rotazione menta, eucalipto In bocca caffè, un’eccezionale liquirizia nera, pepe e spezie ha una  persistenza lunghissima.

Piedirosso campi flegrei 2007 Nasce da un terreno collinare di media altezza acido e vulcanico. In questa zona esiste l’unico vino frizzante del sud il Gragnano che deriva dallo stesso vitigno Per’ e palummo . Sentore di amarena, ciliegia, lampone,  in bocca ha una  bella acidità ed un  tannino garbato. è un vino impulsivo e mai domo.

Monte di grazia. Dal vitigno tintore nasce da terreni situati  tra Ravello e la Costiera Amalfitana  in  vigne che datano tra gli 80 e i  120 anni. Non particolarmente eccitante al naso sentori fruttati di ciliegia su note minerali;  sapido  con buoni  tannini  in bocca.

Gruaio  Azienda Firmino Miotti l’uva maledetta, vitigno storico della zona di Breganze in Veneto costringeva ad una difficile vendemmia con la selezione grappolo per grappolo e acino per acino. Colore cupo, note di china amaricante.  In bocca rotondo e armonico è un vino che spicca per personalità e si può definire “diverso”.

Barolo  Cappellano 2004 Passaggio in  botte grande. Nel 2008 l’imbottigliamento. Naso interessante del barolo. con sentori di frutta rossa è balsamico e marmellatoso. Fine ed elegante ha una  gradevole sensazione di menta e liquirizia. In bocca piacevole liquirizia nera,  ottimo tannino è aromatico  e balsamico.