Studi

convegno apecchio citt della birra - in centro relatore giuseppe collesiSi è tenuta ad Apecchio, piccola e ridente cittadina sull'Appennino umbro-marchigiano, la giornata di studi e una tavola rotonda “Birra & Dieta Mediterranea” dove sono emersi i benefici del bere moderato per una corretta alimentazione. Ricca la presenza di pubblico, ristoratori e gourmand oltre a politici e produttori che hanno gremito la bellissima sala di Palazzo Ubaldini. Ad aprire la giornata di studi Massimo Cardellini, Presidente della neo Associazione “Apecchio, Città della Birra” che ha illustrato agli ospiti gli obiettivi e le finalità del progetto di marketing territoriale che vede la birra di Apecchio come protagonista. “L’associazione vuole essere un centro di comunicazione, cultura e formazione. – continua Cardellini – “Apecchio diventerà sempre più un punto di riferimento e di incontro tra i protagonisti del settore della birra artigianale, fino ad arrivare in futuro al Beer Festival di Apecchio”. Tra i numerosi relatori il prof. Pietro Migliaccio, nutrizionista che nel suo intervento ha parlato dei 5.000 anni di storia della birra, nata in Mesopotamia e importata dai Greci in Europa e che ha ribadito: “Tra le bevande la birra può essere inserita a pieno titolo nella dieta mediterranea”- e ha continuato – “a basso contenuto alcolico, piacevole, dissetante è ideale per il suo apporto di elementi nutritivi quali il potassio e ferro”. Nel suo intervento Paolo Petrini, Assessore all’Agricoltura Regione Marche ha sottolineato invece l’importanza del recente provvedimento con il quale la birra è stata riconosciuta come prodotto agricolo. Ha commentato Petrini: “Il provvedimento è di assoluta rilevanza perché garantisce la qualità del prodotto”.

E’ stata la volta del Prof. Rodolfo Santillochi, Docente della Facoltà di Agraria al Politecnico delle Marche, che si è soffermato sulla coltivazione degli orzi da Birra, sottolineando come dal punto di vista della produzione di malto e della materia prima, il nostro Paese rimanga ancora fortemente deficitario. In Italia infatti la produzione di orzo da birra non è sufficiente e sono importati annualmente oltre 100.000 t di malto (quasi 2/3 del fabbisogno nazionale).” Tra gli interventi anche quello del giornalista Maurizio Maestrelli, che ha parlato del successo della birra artigianale italiana, illustrandone le origini, le difficoltà e le prospettive.

Una giornata quella di Apecchio, dove il mondo della produzione e quello della ricerca si sono trovati attorno ad un tavolo per un confronto costruttivo. “Vogliamo ringraziare pubblicamente tutti gli interventuti” han detto Giuseppe Collesi assieme a Roberto Bini della Fabbrica della Birra Tenute Collesi – “per questa giornata che resterà memorabile per noi produttori di birra artigianale di qualità. Ci fa molto piacere che il mondo della ricerca consideri la birra artigianale tra gli alimenti della dieta mediterranea, esplicitandone le caratteristiche nutrizionali intrinseche. Questa iniziativa è fortemente sostenuta dalla Fabbrica della Birra Tenute Collesi, perché crediamo nel dibattito che stimola il pubblico verso modelli di consumo consapevoli e di qualità.”

La giornata è stata anche l’occasione per presentare il nuovo marchio che ha segnato la nascita della prima città della birra italiana:Apecchio.Il buffet con i prodotti tipici del territorio è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Piobbico e l’Azienda Speciale Agroalimentare della Camera di Commercio di Pesaro Urbino Terre di Rossini e di Raffaello.

 

anziana_autoLa longevità in piena salute psico-fisica si conquista con un atteggiamento positivo, spontaneo oppure ottenuto con sette semplici strategie, tra cui esercizi di “sorriso” e respiri profondi quotidiani, come consiglia Assomensana che in proposito sta ultimando un Vademecum. La conseguente “resilienza” combatte il distress e facilita la compliance, in caso di malattia.

Tutti Matusalemme: non sembra un’impresa impossibile, stando alle indicazioni di ASSOMENSANA, Associazione di neuropsicologi che da tempo studia le caratteristiche degli ultracentenari. Il presupposto formulato dall’ente, impegnato dal 2004 nella prevenzione dell’usura mentale e nell’allungamento della vita media, è che le condizioni favorevoli a un invecchiamento di successo siano da ricercare non in una ma in più dimensioni correlate tra loro: genetica, alimentazione, soggettività, relazioni interpersonali, ambiente sociale e comunità di appartenenza. Uno dei fattori fondamentali dell’ottima forma, di mente e corpo, anche in tarda età, è senz’altro un atteggiamento positivo. 

Ma se le connotazioni negative della personalità risultano coriacee e di difficile modificazione, come succede in gran parte degli individui, in che modo è possibile trasformare, almeno in parte, i comportamenti quotidiani anti-longevità? I trucchi per promuovere una visione in rosa della vita anche nel più pessimista dei soggetti esistono e li rivela il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana: «Le regole d’oro per cambiare il proprio approccio con l’esistenza sono sette: - 1. Sfogliando una rivista o un giornale, si deve scegliere di soffermarsi sulle notizie a carattere positivo (come ricerche sulla salute, eventi positivi e vicende a lieto fine) anziché su notizie di cronaca o di politica; - 2. In un giorno, per tre volte, occorre fare esercizi di mimica facciale sorridendo sette volte, in quanto la muscolatura del volto improntata al sorriso rinvia segnali al cervello che rimandano a schemi automatici riferiti a situazioni piacevoli; - 3. Due volte al giorno, va effettuata una respirazione diaframmatica, respirando profondamente per due minuti, mantenendo ferma la gabbia toracica e gonfiando e sgonfiando solo la pancia; - 4. E’ opportuno cercare occupazioni che consentono di stare con altre persone, con le quali condividere scopi e obiettivi; - 5. A fine giornata, serve ripensare a due eventi positivi che si sono vissuti/osservati nel corso della stessa; - 6. Durante la conversazione, bisogna evitare le espressioni lamentose e limitare i “no” e le parole negative e svalutative (come “non posso”, nessuno, pochino, minutino, attimino o mai), preferendo termini possibilistici (“mi piacerebbe farlo”, “valuterò le possibilità”, “è un compito che rientra nelle faccende delegate ad altri”,  “alcune persone fanno”, ”a breve sarò da Lei”); - 7. E’ indispensabile decidere di voler cambiare!».

Altri insegnamenti di Assomensana per arrivare a un secolo d’età stanno per essere pubblicati nel Vademecum “Vivere 100 anni!” che, in circa 60 pagine, spiega in modo chiaro le più recenti scoperte per diventare centenari e di cui saranno distribuite migliaia di copie in alcune aree del Nord Italia. Innanzitutto per raggiungere il traguardo dei 100 anni, bisogna assicurarsi una buona salute mentale, di cui lo starter è appunto il pensiero positivo, che è stato riscontrato in tutti i 244 ultracentenari, monitorati dal 2001 al 2009, dall’Università della Georgia. «Dalla ricerca sono stati delineati tre tipi di centenari», riferisce lo specialista, «I “sopravvissuti”, persone che si sono ammalate prima degli 80 anni, ma che restano in vita ancora a lungo; i “ritardatari”, che hanno avuto malattie importanti dopo gli 80 anni, ma che superano i 100 anni, e i “fuggitivi”, che hanno festeggiato il secolo senza la complicazione di gravi patologie e che rappresentano il 15-20% dei centenari». 

Uno dei tre principali tratti distintivi dei “fuggitivi” è quello di assumere un atteggiamento positivo verso la vita e di avere una notevole capacità di adattamento nei confronti delle mutate esigenze personali e ambientali, dimostrando una spiccata flessibilità, come conferma Iannoccari: «Queste attitudini influenzano e permeano tutte le altre dimensioni esistenziali. Infatti consentono di attenuare gli stati di stress cattivo (distress), dovuti agli eventi sfavorevoli (quali lutti, perdite, precarietà e malattia), e di far fronte alle avversità, attingendo alle risorse personali (la cosiddetta “resilienza”). Un atteggiamento positivo è favorevole all’allungamento della vita anche perché permette di aderire con fiducia alle prescrizioni dei professionisti della salute per ottenere il miglior trattamento possibile (compliance) in caso di malattia».

erythritolL’Eritritolo è un prodotto di origine naturale ottenuto da frutta ed alimenti fermentati, approvato inizialmente negli Stati Uniti e successivamente nella comunità europea (legge 2006-52-CE), grazie alle sue proprietà chimico-fisiche ritenute adeguate ad una alimentazione più sana. È dolce quasi come il saccarosio (70%), ma ha un ridotto contenuto calorico pari a 0,2 calorie per grammo, mentre il saccarosio apporta 4 Kcal/g.
L’eritritolo non causa effetti gastrici indesiderati. Diversamente da quanto accade con altri polialcoli di zucchero, infatti, l'eritritolo è assorbito completamente nell’intestino tenue ed espulso facilmente tramite l’urina, quindi con l’uso di eritritolo si evitano quegli effetti lassativi causati da un consumo eccessivo di sostituti dello zucchero, i quali sono assorbiti ed espulsi dall’organismo con minore velocità. Infine l'assimilazione di eritritolo non aumenta la glicemia, ovvero il valore della concentrazione di glucosio nel sangue; l’indice glicemico del prodotto, infatti, è pari a zero. Ciò fa si che sia indicato per persone affette da diabete. Inoltre, è da segnalare il fatto che il prodotto non è cariogenico.
Da oggi un prodotto a base di eritritolo è disponibile anche in Italia con il nome di Essenza di Natura, ed è stato sviluppato dalla Ricerca Eridania per uno stile di vita sano e naturale, in linea con le indicazioni dei principali organi sanitari ufficiali di profilo internazionale (Organizzazione Mondiale della Sanità, American Heart Association, American Diabetes Association, European Food Safety Authority) che consigliano di ridurre di almeno il 50% gli zuccheri nella dieta quotidiana.
Essenza Natura promette di dimezzare l’apporto calorico degli zuccheri nella dieta, beneficiando di tutte le caratteristiche positive dell’eritritolo in termini di sicurezza, riduzione del contenuto calorico, dell’impatto glicemico e dell’attività cariogena, associati ad un’elevata tolleranza digestiva e ad un potenziale antiossidante.

“L’eritritolo in formulazione ES50 rappresenta il capostipite di una nuova categoria di dolcificanti – ha commentato il dott. Giuseppe Fatati, Dietologo e Presidente ADI (Associazione Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica). Stesso sapore e stesse modalità di utilizzo dello zucchero, senza alcun retrogusto. Se utilizzato in alternativa al saccarosio, è un valido aiuto per limitare il consumo quotidiano di zuccheri.”

naso elettronicoI ricercatori americani del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge hanno iniziato nell’Ottobre 2008 a studiare per mettere a punto un recettore olfattivo artificiale al fine di ottenere un efficiente “naso elettronico” partendo da un approccio "biologico". Lo scoglio principale per loro è stato riprodurre il modo in cui gli odori vengono percepiti, cioè attraverso specifiche proteine presenti sui recettori olfattivi dell’uomo che permettono alle molecole odorose di essere trasformate in microimpulsi elettrici trasportati per via neuronica: i ricercatori del MIT avevano inizialmente messo a punto un sistema basato su cellule di mammifero per produrre i ricettori, sistema che si è però dimostrato essere troppo laborioso e costoso. Il nuovo metodo consiste in un procedimento di sintesi in cui vengono utilizzati estratti ricavati dai germi del grano, disponibili sul mercato a poco prezzo. Questo metodo permette di estrarre un particolare ricettore, consentendo di isolare le proteine dopo diversi procedimenti volti alla purificazione. Con questo procedimento è possibile produrre cospicui quantitativi di proteine, per iniziare ad approfondire gli studi.

Alla Ludwig-Maximilians-Universitat di Monaco invece dal 2009 stanno cercando di ottenere lo stesso risultato ma utilizzando un approccio nanotecnologico, sperimentando cioè sistemi nano-elettromeccanici (o NEMS) altamente sensibili a un particolare tipo di molecola.
Il naso nanotecnologico dei ricercatori tedeschi è composto da stringhe da 100 nanometri di spessore ciascuna, 500 volte più sottili di un capello umano e poco più del doppio della dimensione di un transistor impiegato nei processori Core i7 di Intel. Trattandole poi con un particolare tipo di sostanze chimiche, le stringhe diventano "sensibili" solo a determinate molecole che hanno l'effetto di rallentarne il movimento.


"Misurando il periodo di oscillazione delle nano-stringhe" – sostiene l'autore dello studio Quirin Unterreithmeier - possiamo individuare le sostanze chimiche con precisione molecolare". Questo significa che idealmente si potrebbero avere svariate migliaia di stringhe posizionate su un chip della dimensione di un'unghia, ognuno specializzato nel riconoscere una singola molecola.
Progettati per sfruttare il fenomeno della interazione dielettrica, i dispositivi NEMS della Ludwig-Maximilians-Universitat potrebbero essere utili in vari campi di applicazione, incluse le analisi sull'inquinamento ambientale, il trattamento di pacchi esplosivi o presunti tali e anche, preconizzano i ricercatori, in impieghi non necessariamente connessi al riconoscimento molecolare. Il dottor Eva Weig sostiene che realizzare le nano-stringhe, e persino posizionarne decine di migliaia su un singolo chip "è stata la parte facile" della questione, mentre il difficile che rimane ancora da fare è "assicurarsi che le stringhe siano individualmente indirizzate da un circuito elettrico appropriato".

alcol [320x200]“Nel 2004 la percentuale netta di decessi attribuibile al consumo di alcol in Italia è pari al 5% mentre in Europa è il 12%”. Il dato è stato ricordato dallo studioso americano Stanton Peele, avvocato e psicologo docente presso la New York School University of Social Work e fondatore del Life Process Program, che ha presentato una relazione su “ I vantaggi del bere meridionale” nell’ambito di un seminario organizzato a Roma dall’Osservatorio permanente Giovani e Alcol oltre che dall’Associazione Itaca Italia e dalla Fondazione Noopolis. Il dibattito ha riguardato temi quali le “politiche alcool correlate”,”l’educazione giovanile al bere responsabile” e “ i requisiti per l’indipendenza della ricerca in alcologia”.

Ha introdotto i lavori il prof. Enrico Tempesta, presidente del Laboratorio Scientifico dell’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, il quale ha evidenziato che “Le differenziazioni comportamentali rispetto al nord Europa in relazione all’uso e all’abuso di alcol, sono legate a stili di vita e a modelli culturali diversi. Negli ultimi anni, specialmente nel bere giovanile, i modelli tendono ad omogeneizzarsi e a modificarsi, ma pur tuttavia rimangono delle differenze sostanziali nell’atteggiamento di fronte all’alcol”. Secondo i dati ECAS (European Comparative Alcohol Study ) la percentuale di “binge drinking” nella popolazione maschile (2002), riguarda il 40% in Gran Bretagna, il 33% in Svezia, il 29% in Finlandia, il 13% in Italia e il 9% in Francia. “ Queste differenziazioni sostanziali dimostrano che nella nostra società – ha evidenziato Tempesta - esistono dei forti e validi strumenti protettivi nei confronti dell’abuso e dell’eccesso con tutte le difficoltà dovute al ruolo non più centrale della famiglia e alla sua capacità di educare al bere ”. Stanton Peele ha evidenziato i vantaggi insiti nel modello culturale e consumistico del “ southern drinking” e in modo particolare ha segnalato il caso “dell’ Italia dove i danni derivati dall’alcol sono tradizionalmente contenuti” mentre nel caso del Nord Europa i “decessi causati dall’abuso sono pari al 17%”.

“C’è però un problema di incentivazione della documentazione scientifica perché attualmente nella letteratura internazionale – ha spiegato il prof. Tempesta esistono solo lavori, fatti e finanziati, dai paesi del nord Europa”. Questa sottovalutazione fa sì che in ambito europeo si prendono delle decisioni e si stabiliscono delle regole, che nascono in contesti molto differenti dai nostri. Da qui la necessità di promuovere e sviluppare un modello e un approccio mediterraneo a queste tematiche. L’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcol nasce nel marzo 1991 con l’intento proprio di raccogliere informazioni scientificamente attendibili sulle modalità di consumo di bevande alcoliche e sulle relative problematiche nella popolazione giovanile italiana. Il complesso di queste attività è finalizzato alla promozione di un consumo d'alcol responsabile e a sviluppare e definire politiche alcol correlate più efficaci.

fa08-marker-assisted [320x200]Si chiama Mas (Marker assisted selection), ed è una biotecnologia che individua in una pianta la sequenza genica associata al carattere desiderato (ad esempio maggiore produttivita', resistenza ai parassiti o migliori qualita' nutritive) ed effettua incroci mirati finche' il gene non si e' stabilizzato nelle nuove varieta'. La pianta ottenuta con la selezione assistita da marcatori non è un organismo geneticamente modificato, in quanto le varietà prodotte non contengono frammenti di Dna estraneo alla specie cui appartengono.
Potrebbe esser questa la nuova frontiera della ricerca volta al miglioramento genetico delle colture erbacee ed arboree destinate all’alimentazione umana ed animale. Ne è convinta anche la Fondazione diritti genetici presieduta da Mario Capanna, secondo il quale la MAS rappresenta "l'alternativa all'imbroglio degli Ogm".

"La Mas, dunque, e' l'innovazione genetica adatta allo scopo. Il suo metodo non e' invasivo e, al contrario degli Ogm, non supera i confini di specie. Consente di accedere alle risorse genetiche caratteristiche della biodiversita' vegetale ed animale, accelerando quei processi di miglioramento che la natura, da sola, non e' in grado di compiere o impiegherebbe un tempo lunghissimo per riuscirci", spiega Mario Capanna, il aggiunge ancora che "si possono ottenere piante con caratteristiche preziose, resistenti a parassiti, malattie, alla siccita', piu' produttive e, all'opposto degli Ogm, senza ricadute negative, ne' nell'ecosistema ne' nell'alimentazione ne' nella salute".


Intanto un trattato internazionale sulla responsabilità civile derivante dal danno da OGM sarà adottato il prossimo ottobre a Nagoya, in Giappone, dopo circa 10 anni di dibattito e molte modifiche alla bozza originaria. Lo scorso febbraio, a Kuala Lampur, in Malesia, si è giunti ad un accordo sul testo base da discutere all'Incontro delle Parti per il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza. La proposta di un Protocollo Supplementare all'accordo di Cartagena, adottato nel 2000 all'interno della Convenzione della Diversità Biologica, è stata presentata dal Gruppo di esperti che si occupa della responsabilità e del risarcimento per danni risultanti dal movimento transfrontaliero degli organismi geneticamente modificati (FoCC) guidato dalla Malesia e comprendente circa 80 paesi in via di sviluppo. Il panel ha cercato di definire il concetto di danno alla biodiversità e di proporre le linee guida idonee a prevenirlo e quantificarlo, nonché le eventuali misure di responsabilità e risarcimento sulla base di quanto riconosciuto dall'articolo 3 della Convenzione.

La controversia tra le parti ha riguardato da un lato la possibile creazione di un regime sulla responsabilità civile giuridicamente vincolante a livello internazionale e, dall'altro, la natura del danno. Il testo sul quale si è raggiunto l'accordo prevede lo sviluppo di leggi e procedure amministrative, richieste soprattutto dai paesi africani, riguardanti il danno alla biodiversità e i cui effetti negativi dovranno essere misurati su base scientifica. I prossimi incontri dovranno contribuire a definire la questione ancora aperta della responsabilità civile relativa al danno tradizionale, ovvero l'impatto economico e materiale dovuto all'inquinamento da ogm, quale ad esempio la contaminazione delle colture biologiche, e a rendere vincolanti le linee guida elaborate dal gruppo.

Fabrizio Penna