E’ ormai acclarato, come afferma sovente anche il presidente nazionale Onav, prof. Giorgio Calabrese nella sua veste professionale di nutrizionista, che il moderato e consapevole consumo di vino può avere benefiche influenze sull’organismo umano, ed ora, secondo gli studi di due ricercatori francesi, potrebbe anche essere un fattore di riduzione degli effetti dell’arteriosclerosi. L’effetto combinato di polifenoli ed etanolo potrebbe infatti prevenire o ridurre i guai da arteriosclerosi, diabete e ipertensione.
Lo affermano Jean-Max Rouanet, dell’Università di Montpellier, e Pierre-Louis Teissédre di quella di Bordeaux, che hanno studiato l'effetto dei composti fenolici sulla prevenzione dell'arteriosclerosi di origine nutrizionale su criceti. Le cavie sono state alimentate con una dieta ricca di lipidi in acidi grassi saturi e colesterolo. Il consumo normale di composti fenolici è approssimativamente equivalente a quello di due bicchieri di vino rosso a pasto per un uomo di 70 kg, ovvero mezzo litro al giorno.

Il test è consistito nella somministrazione di un estratto fenolico di vino rosso in una soluzione acquosa ed uno in una soluzione idroalcolica ad un criceto nutrito con una soluzione al 12% di etanolo. Al termine, il livello di colesterolo era significativamente ridotto per animali che avevano ricevuto l'estratto fenolico
Il risultato più interessante è in ogni caso la diminuzione della superficie del grasso aortico nella striscia occupata da depositi di lipidi suggerendo l’esistenza di un effetto preventivo. Anche l'attività antiossidante del plasma era aumentata.
Ma anche l’uva ed il suo succo avrebbero potenzialità benefiche. Una “dieta” giornaliera ba base di estratti fenoli pari a 600 grammi di uva o 500 ml. di succo avrebbe portato ridotto la superficie di deposizione di grasso a livello dell'arco aortico dell'80%, rispetto ad animali di controllo, così come sarebbe diminuito del 30% il colesterolo totale.
Il vino potrebbe dunque, secondo i due autori francesi, svolgere un importante ruolo di prevenzione, se consumato regolarmente, con moderazione, e quando integrato in una dieta.
Il Comitato per la produzione biologica dell'Unione europea (Scof) ha integrato recentemente la definizione di "vino biologico" all'interno del quadro normativo comunitario. In questo modo i vini biologici potranno riportare in etichetta la dicitura “vino biologico”, il logo biologico dell’Unione europea (una foglia disegnata da dodici stelle, tra cui una cometa, su fondo verde, in foto) e il numero di codice dell’organismo di certificazione. Le nuove norme saranno pubblicate nelle prossime settimane sulla Gazzetta ufficiale ed il Regolamento sarà così in vigore senza ulteriori ritardi rendendo uguali per tutti i paesi europei una legislazione che esisteva già in molte nazioni ma con molte variazioni tra un paese e l’altro. In Italia, per esempio, è in vigore una normativa in cui vengono precisate le tecniche di coltivazione, come pure i prodotti fertilizzanti e antiparassitari che sono ammessi nella gestione biologica del vigneto. Grazie a queste nuove norme è ora possibile permettere un migliore riconoscimento da parte dei consumatori e c’è la speranza che possano contribuire anche a rafforzare la posizione che i vini biologici dell’UE detengono a livello internazionale.
Fino a oggi, era possibile etichettarli solo come "vino ottenuto da uve biologiche"; dalla vendemmia 2012 sarà utilizzabile invece la definizione "vino biologico", cosa che potrà avvenire anche per i prodotti ottenuti nelle vendemmie passate, purché sia dimostrabile e certificabile il rispetto dei disciplinari attuali, sarà utilizzabile la dicitura vino biologico e il logo europeo.
Se da una parte la decisione europea è stata considerata con soddisfazione, non sono però mancate critiche soprattutto per alcuni elementi di maggior permissività rispetto alla legislazione italiana con particolare riferimento alla percentuale di anidride solforosa ammessa. I livelli massimi di solfiti indicati nel regolamento sono infatti superiori a quelli utilizzati dalla gran parte dei produttori italiani di vino biologico, che però non potranno evidenziare in etichetta questa loro qualità.
La percentuale di anidride solforosa ammessa è sembrata ai responsabili degli enti di certificazione nazionali troppo elevata. Esempi: 100 mg/l per i rossi (è 150 mg/l sul convenzionale) e di 150 mg/l per bianchi e rosati (è 200 mg/l sul convenzionale). Per gli spumanti si va dai 155 mg/l (contro 185 mg/l sul convenzionale) per i Doc e Igt, a 205 mg/l (contro i 235 mg/l) per gli altri. Si può infine arrivare a 270 mg/l (contro i 300 mg/l per il convenzionale) per Loazzolo, Alto Adige e Trentino passiti o da vendemmia tardiva, per il Colli orientali del Friuli Picolit e il Moscato di Pantelleria, a 370 mg/l (contro i 400 mg/l del convenzionale) per l'Albana di Romagna passito.