Degustazioni

onlambrusco

Il Lambrusco è sinonimo di qualità. Parola di Onav Lombardia che sabato 8 e domenica 9 giugno ha contribuito all’organizzazione di “Lambrusco a Palazzo”, un evento che ha permesso alla cultura del vino di incontrarsi con  arte e architettura nella terra dei Gonzaga. Sabbioneta, città patrimonio dell'Unesco, e le cantine storiche del Palazzo Ducale sono state il teatro di questa kermesse che ha messo in mostra i migliori Lambruschi e proposto seminari sulle qualità e proprietà del vino e sull’importanza del bere consapevole. I produttori delle tre province, Mantova, Modena, Reggio-Emilia hanno proposto un approfondimento dedicato a coloro che credono nel consumo attento e colto del vino, tema centrale per Onav Lombardia. Un folto pubblico ha così avuto la possibilità di confrontarsi con gli assaggiatori Onav e direttamente con i trenta produttori presenti. L’obbiettivo era quello, pienamente raggiunto, di far conoscere il livello di qualità raggiunto dal Lambrusco, le sue peculiarità e potenzialità anche sul mercato internazionale. «Il lambrusco è un grande vino, espressione di storia e cultura, non è un vino bibita o un semplice vino frizzante come qualche volta si sente dire da consumatori americani», ha spiegato Vito Intini, Pro presidente nazionale di Onav, affiancato dal Delegato Onav di Mantova, Matteo Battisti.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Comune di Sabbioneta, il Distretto Culturale Le Regge dei Gonzaga, nell'ambito del più ampio progetto Distretti culturali di Fondazione Cariplo e la Strada dei Vini e dei Sapori Mantovani. Alla buona riuscita dell’evento, hanno collaborato a che le delegazioni Onav di Modena e Reggio Emilia.

valdagri

E’ stata una serata molto impegnativa per la giovane Doc di Basilicata, il “Terre Alta Val d’Agri”, quella che la delegazione Onav di Potenza ha organizzato al Ristorante “Fuori dal Comune” di Villa d’Agri, per mettere a confronto questa Doc Lucana, a base di Merlot e Cabernet Sauvignon, con “tagli bordolesi” di altre regioni italiane molto più blasonate. Possiamo subito dire che l’indigeno non ha affatto sfigurato, in un panorama di vini che ha percorso l’intero arco di interpretazione enologica di questi famosi vini internazionali.

Sotto la sapiente guida di Enzo Scivetti, si è passati gradualmente dai vini iniziali, acerbi e dalla forte acidità, ad estratti e complessità sempre maggiori, fino ad arrivare ai muscolosi Supertuscan; tra le due interpretazioni il Terre dell’Alta Val d’Agri si colloca a mezza via.

Questo l’elenco dei vini in degustazione che l’Onav ha messo a disposizione della sede potentina:

- Az Piovene Porto Godi – Veneto – Polveriera 2012. Taglio di Cabernet Sauvignon e Franc, Carmenere e Merlot; Vino rosso vivace, fruttato e speziato, immediato, dalla lieve nota erbacea; conserva ancora una vinosità notevole e la bella acidità e freschezza ne indicano la predisposizione ad essere bevuto giovane;

- Az Ricchi – Garda – Rosso Cornalino 2011 Cabernet Sauvignon Merlot 50/50; Rosso ciliegia dall’intenso profumo speziato e fruttato dai caratteristici sentori varietali e piccoli frutti; struttura e tannicità sufficienti con morbidezza ben bilanciata da un sentore di surmaturazione;

- Az Livio Felluga – IGT delle Venezie – Vertigo 2011 – Cabernet Sauvignon e Merlot 50/50; Rosso intenso e brillante, profumo non ricco ma fine e speziato; ancora chiuso ed acerbo esprime sentori balsamici e di frutta rossa con tannicità e acidità bilanciate. Da bere fra qualche anno.

- Cantina Mattiello – Colli Euganei – Rosso Di Tano 2010 Merlot 72% e Cabernet Sauvignon 28%; Rosso carico abbastanza intenso. Profumo intenso di frutti neri, mora e grafite Al gusto risulta tannico e strutturato con sentori caldi e balsamici. Buona complessità e persistenza.

- Az Pisani - Fantasia 2010 – Merlot 70% – Cabernet 30%; Vino rosso granato intenso che denuncia il buon grado di maturazione. Spiccate sensazioni olfattive che ricordano i frutti rossi e confettura. Al gusto si coglie la notevole balsamicità e morbidezza, ben bilanciate da speziatura ed agrumato persistenti.

- Podere La Regola – Rosso Toscana IGT 2008 – Cabernet Franc 85% Merlot 10% Petit Verdot 5%; Il colore scuro ed impenetrabile denuncia il progetto muscolare di questo vino che al naso colpisce per i sentori di confettura e prugna; al gusto è corposo, dal vanigliato presente ma non invasivo ed una sfumatura che ricorda il cocco. Buona persistenza.

- Az Sapaio – Bolgheri DOC Superiore 2008 – Cabernet Sauvignon e Franc – Merlot; Colore scuro tendente al granato ma molto intenso e spesso. Conserva ancora un profumo erbaceo e balsamico che corrisponde anche al gusto, con tannini fini, emergono anche cassis e confettura ed una notevole liquirizia; con tannini fini, avvolgente, lungo e persistente.

- Az Petra – Bolgheri DOC Superiore 2008 – Cabernet Sauvignon; Merlot. Colore scuro impenetrabile e profumi di vaniglia abbastanza intensi, bilanciati da forti sensazioni di affumicato e grafite. Ricco e concentrato, con intensi sapori ematici e di torrefazione che si abbinano ancora al vanigliato ed al calore del notevole alcol.

 

eiswein

La Sezione Onav di Asti, (che ha recentemente confermato alla propria guida Giancarlo Sattanino,dopo due mesi di commissariamento) ha organizzato nel primo quadrimestre 2013 due serate di degustazioni guidate dal consigliere nazionale Ezio Alini su Vini del ghiaccio e Sauternes e Barsac.

I partecipanti hanno così potuto rilevare le differenze organolettiche e sensoriali delle due tipologie, classificate “passiti” (Reg. CE n. 479/2008 del 29 aprile 2008 -Allegato IV) poiché hanno in comune la disidratazione (appassimento) degli acini con l’intervento del gelo e della muffa nobile.

Nella prima sessione di degustazione, avvenuta a fine gennaio, si sono proposti tre Vini del ghiaccio, conosciuti nella dizione inglese come “icewine” e in quella tedesca “Eiswein”, ossia vini ottenuti dalla pressatura di grappoli ghiacciati dal gelo notturno. Questo causa la formazione di cristalli microscopici che forano leggermente la buccia e l’alternarsi del giorno e della notte (gelo/disgelo) favorisce una piccola evaporazione dell’acqua con aumento della concentrazione degli zuccheri, degli acidi e dei composti aromatici.

Le uve vengono raccolte nelle ore più fredde del mattino e subito pressate per permettere di separare dal pigiato l’acqua ancora ghiacciata da tutte le altre sostanze; ne esce un liquido viscoso e ricco che fermenta molto lentamente per alcuni mesi, dando origine a un vino molto elegante, profumato e intenso. Per la produzione di questi vini possono essere utilizzate sia uve a bacca bianca (es. Riesling, Vidal, Ehrenfelser, Kerner, Bacchus, Prié Blanc) sia uve a bacca rossa (es. Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Blaufränkisch, Avanà, Bequet, Neretta cuneese). I tre vini di alta qualità degustati: uno della Valle d’Aosta di Morgex La Salle (uve Prié Blanc), un austriaco del Burgerland (uve Blaufränkisch e Cabernet franc) e uno tedesco della Mosella (uve Riesling), presentavano caratteristiche sensoriali molto caratterizzate dalle uve di origine. Nei vini vinificati con uve a bacca bianca, dal bel colore giallo dorato scarico, spiccavano profumi di albicocca, menta e miele in quelli di Morgex e di idrocarburi e note minerali nel vino della Mosella, mentre il vino del Burgerland dal colore buccia di cipolla evidenziava delicati profumi di rosa appassita.

All’assaggio tutti rilevavano un giusto equilibrio tra acidità e zuccheri residui, con note retrolfattive che ricordavano le sensazioni olfattive.

La seconda sessione di degustazione, suddivisa in due serate per soddisfare la richiesta di partecipazione (oltre 150 assaggiatori), ha interessato Sauternes e Barsac (una selezione di premier e deuxième crus). In questo caso, la disidratazione degli acini non è causata dal gelo ma dall’intervento della Botrytis cinerea in forma larvata. Gli acini maturi prima sono “infavati” poi avvizziscono, diventano rugosi e coperti di fiocchi grigi. La cuticola è trafitta microscopicamente dai conidi della muffa che permettono l’evaporazione dell’acqua e nel contempo entrano in contatto con la polpa dell’acino, modificando gli zuccheri, acidi organici, i polifenoli e le sostanze azotate. Nei Sauternes predominavano profumi con note di mandarino, fico, mela cotogna, albicocca, confettura, frutta cotta, una struttura ampia, molto equilibrata grazie all’acidità e una presenza non eccessiva d’alcol mentre nei Barsac i profumi erano più freschi e ricordavano pompelmo, pesca bianca, fiori d’acacia, una struttura più fine, elegante, complessa con alcolicità più evidente; tali differenze sensoriali sono dovute alle differenze pedologiche del terreno. Presente nelle due tipologie in misura più o meno importante era il sotolone con note olfattive che ricordano il panettone, la frutta candita e in concentrazioni elevate il fieno greco, il curry e il sedano.

In sintesi si possono osservare le notevoli diversità tra le due tipologie nel colore, odore e gusto:

- Vini del ghiaccio: colore da giallo dorato scarico a buccia di cipolla in base all’uva di origine, caratteristica presente anche nei profumi, mai invasivi sempre eleganti; in bocca esprimono buon equilibrio tra dolcezza e acidità e un’alcolicità mai predominante.

- Sauternes/Barsac: colore giallo dorato carico, profumi più complessi che ricordano frutti gialli, agrumi, confettura di frutta, miele di acacia e sotolone; in bocca evidenziano potenza, grassezza, eleganza e un ottimo equilibrio tra alcolicità, dolcezza e acidità

 

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Prendi la Sezione Onav di Monza Brianza, aggiungi 5 tipologie Trento DOC e mescola con la sapienza di Egidio Fusco (foto in basso): ne esce una monotematica spumeggiante servita al Loft American Bar di Monza. Questa, in breve, la storia di un successo italiano che si affianca al rinomato Champagne francese.

L’importanza del terroir

Il Trentino ha sempre prodotto vini bianchi, solitamente Chardonnay. La nascita del Trento DOC si deve a Giulio Ferrari, che nei primi del ‘900 si innamorò dello Champagne e partì per la Francia per capirne le tecniche di produzione. Tornato a Trento, comprò una piccola vigna di chardonnay e iniziò a sperimentarne la spumantizzazione. In seguito, il Duca Denari fece la stessa cosa in Oltrepò. Per l’identificazione del metodo di produzione di questi vini si scelse il nome di “metodo classico”, che oggi identifica in Italia i vini spumanti prodotti con la fermentazione in bottiglia.

Ferrari ebbe successo perché il Trentino, nella valle dell’Adige, presenta situazioni pedoclimatiche simili alla zona dello Champagne: altitudine tra 200-700 metri sul livello del mare e un clima dalle forti escursioni termiche.

Nel 1984 venne fondato l’Istituto Trento DOC, con lo scopo di promuovere e tutelare la qualità, l’origine, il metodo e la diffusione dello spumante di sicura origine trentina e ottenuto con il metodo classico champenois. Ancora oggi l’Istituto regola e controlla la produzione del Trento DOC attraverso un disciplinare molto rigido: resa massima 150 quintali per ettaro, resa in vino 70% del peso dell’uva, 15 mesi di tempo minimo di maturazione sui lieviti fino a un massimo di 25 mesi per i millesimati, un valore che si avvicina allo standard dello champagne (30 mesi).

Per produrre uno spumante si deve partire da uve bianche o nere, purché aventi buona acidità di partenza, e scegliere con strategia i lieviti più adatti per dare via ad una produzione sotto controllo ferreo dell’Istituto.

trento doc

Le due teorie dell’affinamento

Le filosofie per l’affinamento dello spumante sono due. La prima adotta una permanenza del vino sui lieviti per lungo tempo, anche 20 anni, seguita dalla sboccatura e maturazione in bottiglia per altri 2-3 anni. In alternativa, la permanenza sui lieviti può essere mantenuta per un tempo standard di 3 anni e, dopo sboccatura, viene aggiunto il liqeur d’expedition, o "sciroppo di dosaggio", la cui ricetta è segreta e diversa da produttore a produttore e permette di ottenere diverse versioni zuccherine del prodotto (da>50 g/l per lo spumante dolce fino a <3 g/l per il Pas dosè, o dosaggio zero) In seguito, avviene la tappatura, il lungo affinamento in bottiglia, dove avviene la rifermentazione del vino a 7-14 gradi. Il lievito, in questo caso, lavora molto più lentamente e deve resistere all’alcol, alle basse temperature e all’anidride carbonica che si forma.

Cosa accade ai sentori del vino? Se mantengo a lungo il vino sui lieviti in assenza di ossigeno, certi sentori caratteristici del vitigno saranno solo minimamente modificati, come la sua freschezza; nell’altro caso, invece, i sentori risulteranno più morbidi, rotondi sprigionando, per nominarne alcuni, di frutta cotta, cacao, fico secco, caffè, mandorla e crosta di pane .

La differenza nel prodotto finale starebbe nell’aggiunta del liqeur d’expedition, secondo dati di una ricerca condotta di recente all’Università di Reims.. Lo studio dimostra come l’anidride carbonica presente nel vino agisce sullo zucchero del liqeur d’expedition (fruttosio d’uva) attraverso la caramellizzazione delle proteine, un insieme di reazioni simili alla nota reazione di Mayard.

I vini della serata

- Trento DOC, Dosaggio Zero Oro Rosso - Cantina di Cembra. Uve chardonnay in purezza, sboccatura 2012 (la data di sboccatura è obbligatoria per i vini non millesimati). Composto per la maggioranza di chardonnay, ha un profumo fresco con una leggera nota di croste di pane che dichiara la presenza di lievito. Muovendo il bicchiere esce un sentore di fruttato, di uva, che invoglia a bere. In bocca ha la giusta acidità e note di buccia di limone. L’anidride carbonica è gradevolmente apprezzabile e si ritrova quando l’agrume cede il posto ad una punta di mandorla amara e crea un richiamo allo stomaco di volerne ancora. Il corpo manca, come del resto accade in un prodotto a dosaggio zero.

- Trento DOC 2007, Millesimato - Rotari – “Alperegis”. Uve chardonnay in purezza, 48 mesi sui lieviti, sboccatura 2013. Al naso è fruttato, gradevole, agrumato, dove la classica nota di banana cede il posto alla mela. In bocca è un po’ grasso, probabilmente perché è ottenuto da uve molto mature, morbido e leggermente amaro, l’anidride carbonica è più equilibrata. Molto gradevole e beverino, risulta più persistente del prodotto precedente.

- Trento DOC 2008, Brut Millesimato Altemasi. Uve chardonnay in purezza, sboccatura 2012. Sentore di banana, quella piccola, che non risulta quindi stucchevole. È ricco, elegante, leggermente balsamico per le note di erbe officinali. Si ritrova il pane dato dai lieviti. In bocca, al contrario, decade, è piatto, melassoso e dolciastro. Sembra, inoltre, che presenti un eccesso di liqeur rispetto a quanto stabilito per la classificazione a Brut.

- Trento DOC 2007, Millesimato - Cesarini Sforza. Uve chardonnay e pinot nero, sboccatura 2012. Sentori di banana e mela acerbe, con un leggero sentore di fumè che non porta con sé la vaniglia, tipica della barrique, quindi spiazza e cattura allo stesso tempo. L’anidride carbonica è anch’essa equilibrata.  In bocca è prepotente e asciutto, grazie alla convivenza perfetta tra giusta acidità e tannini. Le note di balsamico coronano l’estrema eleganza di questo prodotto, che ricorda moltissimo lo Champagne della Marna o delle montagne di Reims, a conferma del buon lavoro di Ferrari.

- Trento DOC 2004, Millesimato- Ferrari. Blanc de blanc chardonnay, sboccatura 2012. Al naso è così piacevole da non voler smettere di ricercare la nota di mandarino che predomina, accompagnato alla spezia, fine, pulito che chiude con un vago sentore di lievito. La corrispondenza bocca-olfatto c’è, rivela un’acidità elegante e caratteristica, sebbene abbia poca persistenza.