Come si può conciliare il consumo del vino con le diete, soprattutto con quelle riservate alle persone affette da un’obesità al di sopra della media? Al quesito ha risposto, tra le varie altre argomentazioni, il presidente nazionale dell’Onav, prof. Giorgio Calabrese, durante la trasmissione televisiva “La vita in diretta”, andata in onda giovedì 10 Marzo, nella parte condotta da Mara Venier. Proprio quest’ultima, che discuteva di quali alimenti nutrirsi se si vogliono perdere correttamente chili, soprattutto quando il peso è diventato fonte di forti difficoltà deambulatorie, disagi psichici e problemi di salute, insieme a Simona Izzo ed allo stesso prof. Calabrese, ha lanciato ad un certo punto una provocazione al presidente dell’Onav, affermando che per stare allegri e non avere problemi di salute non bisognava superare i tre-quattro bicchieri di vino a pasto. Calabrese non è caduto nella bonaria trappola tesagli dalla Venier ed ha affermato, proprio in veste di presidente nazionale dell’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, che anche durante una dieta si può bere una quantità ragionevole di vino, ma non certo fino a tre o quattro bicchieri ad ogni pasto. “Un bicchiere per le donne ed uno e mezzo per gli uomini – ha affermato il noto dietologo astigiano – sono una buona regola alimentare. Ma sono limiti che non devono essere superati e sono sicuramente sufficienti per una nutrizione non punitiva”.
Una ricerca del Dipartimento Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Siena e Città del Vino ha messo in evidenza il reale effetto biologico dell’alimento vino e ha creato una base di studio razionale per lo sviluppo di prodotti polifenolici con attività antiossidante ed antinfiammatori. Se gli effetti antiossidanti e antinfiammatori del vino rosso e dei suoi costituenti sono già noti da tempo, ora si scopre che, a partire dalle sostanze polifenoliche che contiene, è possibile indagare sulla possibilità di studiare e sviluppare estratti e associazioni polifenoliche che dal vino e nel vino troverebbero una fonte inesauribile e a basso impatto economico.
La ricerca ha valutato l’attività protettiva del vino rosso e dei costituenti polifenolici maggiormente rappresentativi contro il danno ossidativo (dall’acido gallico come maggiore componente dei composti fenolici alla malvidina come principale antociano, dall’epicatechina per i flavanoli al resveratrolo e alla quercetina per i flavonoli) con lo scopo di indagare il meccanismo d’azione sotteso e il contributo dei singoli costituenti e del fitocomplesso.
Le sostanze polifenoliche, isolate e in associazione, mostrano un’attività molto elevata che viene mantenuta anche nel vino. La notevole differenza di attività biologica più volte discussa in letteratura tra vino rosso e vino bianco risulta finalmente chiarita in modo inequivocabile poiché è proprio il pool polifenolico e la componente antocianosidica, caratteristiche dei vini rossi, a manifestare in maniera più evidente l’azione antiossidante. Questa, nei vini rossi, è dovuta alla sinergia dell’azione antiradicalica e al comportamento redox, attività in particolare esplicate dalla malvidina e dagli antocianosidi. Un’azione che non è così scarsa come spesso ipotizzato: il vino rosso ha, infatti, effetto biologico anche consumato in modo moderato, al massimo due-tre bicchieri al giorno, ovvero un bicchiere abbondante a pasto.
Secondo i risultati delle analisi, i vini selezionati e studiati hanno composizioni chimiche molto diverse tra loro. In particolare la variazione dei polifenoli è del 257% mentre quella relativa agli antociani addirittura del 387%, e il resveratrolo è uno dei costituenti con la variazione maggiore tra vino e vino. Inoltre, tutti i vini sono dotati di una ragguardevole capacità antiradicalica, e i risultati avvalorano l’ipotesi di un favorevole effetto biologico ottenibile da un moderato consumo di vino rosso. Il resveratrolo, poi, da solo, non ha un potere antiossidante e antiradicalico molto elevato.