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"..Voglio che tra le mie uve si senta parlare il tricolore..e non le musiche di Mozart..io parlo il dialetto è questo.. che loro devono ascoltare..". Dalle orgogliose parole di Walter Massa e di Luigi Boveri, accompagnati dal “compagno di merenda” il mitico Pigi, la serata si colora di Timorasso. Presso l'Agriturismo Fenilnovo di Porto Mantovano, Onav Mantova ha dedicato a fine marzo una serata alla scoperta del Timorasso, vitigno autoctono della provincia di Alessandria. Il vitigno Timorasso, abbondantemente coltivato nel tortonese in epoca prefillossera, fu poi abbandonato all’inizio del secolo scorso. Solo verso la metà degli anni ‘80 fu riscoperto da alcuni produttori, un manipolo di “vignaioli coraggiosi” guidato da Walter Massa, soprannominato “I Moschettieri” (tra cui Andrea Mutti) nel 2007, e da una ventina d’anni il Timorasso è tornato ad occupare un posto rilevante nel panorama viticolo territoriale. Man mano che il tempo passava la qualità cresceva, di pari passo con l'attenzione che esperti ed appassionati gli dedicavano. Una scommessa tra amici “giocata” in una serata gioviale di vent'anni fa, in cui si decise di investire su questa produzione, che portò il vitigno Timorasso ad esser considerato uno dei più interessanti d'Italia: un’uva a bacca bianca da sempre allignata intorno alla città di Tortona che trova la sua unica culla lungo il corso del fiume Scrivia e dei suoi affluenti, che scavano valli dai suoli argillosi e compatti, storicamente vocati alla viticoltura.

Attestazioni molto antiche della presenza del Timorasso in zona si citano con il ricordo delle nozze di Isabella d'Aragona, organizzate dal più grande wedding planner immaginabile, Leonardo da Vinci, che offrì agli ospiti il grande formaggio Montebore abbinato al Timuràs! Dopo la catastrofe della fillossera e la Prima Guerra Mondiale, il Timorasso cade nel dimenticatoio, fin quasi a scomparire. Un'uva difficile, che ha bisogno di lungo soleggiamento, al riparo dei venti perché soffre di aborto floreale, in grado di far perdere il 20-25% del raccolto già in fase di fioritura. Ha lunga vita vegetativa: germogliamento precoce ad inizio aprile, maturazione tardiva a fine settembre, esponendosi sia a gelate primaverili, sia a grandinate autunnali; produttività incostante, scarsa vigoria vegetativa, soggetto a malattie, cinetica fermentativa; insomma, a detta dei due produttori presenti, un vitigno  “scassone”!

Ma fortunatamente il Timorasso trovò il suo padrone: alla metà degli anni '80, Walter Massa, personaggio poliedrico e di profonda cultura, si mette a capo della riscossa riportando in auge un vitigno in via di estinzione, deciso a credere fermamente nella riscoperta di quest'uva. Immediatamente emersero le sue enormi potenzialità, sia quella di importante vino bianco giovane, sia quella del fascino di un signore di una certa età. La prima vinificazione non fu quella di un imprenditore, ma quella di un…farmacista, in quanto produsse solo 600 bottiglie. La lungimiranza gli diede però ragione. Il '92, dopo anni di prove, fu l'anno decisivo della produzione del Timorasso che verrà indicato come uno dei rari vini a bacca bianca che può permettersi il concetto di invecchiamento. Dopo quasi trent'anni, la “scuola” di Walter Massa (impostata non come competizione, bensì come indicazione per le nuove generazioni) che ama definirsi un “Tortonese che sembra molto indietro, invece è molto avanti” ed ha posto le basi per avere molti altri adepti, i produttori di Timorasso risultano essere oltre la ventina.

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La serata si è svolta come una specie di sinfonia dialettale a due tra Walter Massa e Luigi Boveri (nella foto a fianco al centro a destra insieme al delegato Onav, Matteo Battisti), diretti dal delegato Onav, Matteo Battisti che li ha supportati nella degustazione guidata di numerosi Timorasso.

Caratteristiche principali del vino: Colore giallo paglierino nitido, più o meno intenso che in evoluzione vira in dorato, limpidissimo. Al naso manifesta profumi di grande eleganza, freschi intensi, che nei primi anni di affinamento in bottiglia ricordano biancospino, acacia, pera, foglie di pomodoro. Leggere note di miele si accompagnano a quelle minerali. Con 4-5 anni di affinamento fa da padrone la potenzialità di questo vitigno, regalandoci evidenti note di pera matura, fiori di campo e miele; si impongono note minerali e di idrocarburi, tipiche del vitigno. In bocca un gusto pieno, asciutto, morbido caldo, sapido, molto piacevole e franco, note di pietra focaia, nonché sentori di mandorla e nocciola. Equilibrato e vivace nello sviluppo, senza peso né corpo, ma dal grande ricordo! La notevole struttura sostiene l'alcolicità, e la decisa acidità rimane nel dare freschezza a questo vino anche dopo molti anni.

In degustazione:-

Timorasso Derthona 2011 - Luigi Boveri;

Timorasso Derthona 2010 - Cascina Montagnola;

Timorasso Derthona 2010 - Vigneti Massa;

Timorasso 2011 - Cascina Montagnola;

Timorasso Filari di Timorasso 2010 - Luigi Boveri;

Derthona Timorasso Costa del Vento 2008 - Vigneti Massa;

Derthona Timorasso Sterpi 2008 - Vigneti Massa;

Timorasso Filari di Timorasso 2007 - Luigi Boveri;

Timorasso Colli Tortonesi 2007- Cascina Montagnola;

Timorasso Colli Tortonesi 2006 - Cascina Montagnola

Una serata di pura dialettica tortonese, dove due “simpatiche canaglie” come Walter e Luigi hanno saputo regalare ai numerosi presenti un momento non solo di approfondimento enologico ma anche di divertita partecipazione.

La cultura del vino per Onav Lombardia sembra non avere confini. Anche in questo primo scorcio del 2012 continuano gli eventi alla scoperta del panorama enologico nazionale e internazionale. Lunedì 30 gennaio, alle 19, presso la sede ONAV di Milano avrà luogo la presentazione dei vini di Arezzo, con banchi di assaggio che permetteranno di approfondire la conoscenza di quest’area produttiva della Toscana.

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Onav Lombardia guiderà i partecipanti, attraverso le degustazioni a cura degli esperti, in un viaggio lungo la Strada del Vino Terre di Arezzo. I riflettori saranno, infatti, puntati sulla neonata Doc Valdarno di Sopra che, per il suo stile, si richiama alle tradizioni produttive legate alle uve autoctone come il Sangiovese ed il Canaiolo, ma anche alle meno note Pugnitello e Foglia Tonda. Non mancherà ovviamente il Chianti, denominazione simbolo della zona. Il percorso alla scoperta di questo territorio continuerà anche più a sud, nella Valdichiana che, superata la monocrazia del vino Bianco Vergine, si è attualizzata con un disciplinare più elastico e maggiormente attento alle produzioni di rosso. Qui il tradizionale Sangiovese vede affiancarsi alcuni interessanti esempi di impiego del Merlot anche in purezza, indice di una ricerca di nuove vocazioni per il territorio. E, parlando di vocazioni, i risultati più prestigiosi della Doc Cortona restano i vini a base di Syrah grazie ad un terroir estremamente vocato per questo vitigno.

Le aziende presenti alla serata saranno: Az. Agr. San Ferdinando, Az. Agr. Pomaio, Agr. Campo del Monte, Az. Agr. La Salceta, Fattoria La Traiana, Az. Agr. Buccia Nera, Tenuta La Pineta, Tenuta Il Borro, Fattoria di Gratena, Fattoria Migliarina, Az. Agr. Villa La Ripa, Az. Agr. Villa Le Vigne, Az. Agr. Villa Loggio, Fabrizio Dionisio, Az. Agr. Gianluca Baldi.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. 334 6782041

 

montagnaIl CERVIM (Centro di Ricerche, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana) persegue la propria missione proponendo soluzioni per la protezione del territorio, per ridurre i costi di produzione e per valorizzare la qualità dei prodotti vitivinicoli, per custodire il patrimonio complessivo della viticoltura eroica.

All'interno del concetto di “azione di tutela”, volta alla salvaguardia delle viticoltura eroica, ha creato il marchio collettivo “viticoltura eroica”. Il marchio ha come finalità quella di identificare la viticoltura di montagna e/o  in forte pendenza e delle piccole isole in modo chiaro e tangibile. Questo permetterà di valorizzare la tipicità, di assolvere a un ruolo di garanzia della provenienza, incentivare l’imprenditoria locale a produrre considerando tecniche e modalità compatibili con il rispetto delle tradizioni e dell’ecosistema territoriale montano o in forte pendenza e delle piccole isole.

Il marchio collettivo, è un marchio registrato che permetterà quindi di riconoscere i prodotti  frutto delle viticoltura eroica che si identificano nel CERVIM. “E’ importante essere subito riconoscibili”, spiega Roberto Gaudio, Presidente del CERVIM,  “un modo per dichiararsi, per ricordare che un prodotto ha una storia una identità, espressione unica della cultura dei luoghi di provenienza”.

 


vignetotrNella scelta di una bottiglia di vino, i criteri di valutazione del consumatore sono la qualità, il suo rapporto con il costo e la tipicità. La Viticoltura Sostenibile risponde pienamente a questi criteri. Tre sono gli “attori” del sostenibile: la salvaguardia dell’ambiente, la valorizzazione del prodotto, il beneficio dell’uomo.
La riduzione dell’impatto ambientale non è solo un obiettivo, ma anche il mezzo più adatto per realizzare un modello viticolo più in sintonia con il proprio terroir, finalità che esalta e riempie di significato la qualità del vino. Questi i temi affrontati durante il Forum interattivo “VITICOLTURA SOSTENIBILE” organizzato da Provincia di Firenze, Arsia, Stazione Sperimentale per la Viticoltura Sostenibile (www.spevis.it), nell'ambito di RURALIA 2010 alle Cascine.
Il Forum, dedicato ai consumatori, si pone l’obiettivo di accompagnare il pubblico a capire il significato del termine sostenibile nel mondo vitivinicolo e la valenza del metodo di coltivazione sostenibile - cioè BIO - ai fini della conservazione del territorio, della salute dei suoi abitanti e dei consumatori (anche di coloro che non consumano vino). Per affrontare tale riflessione il forum si avvale delle conoscenze di esperti che svolgeranno il tema nei suoi molteplici aspetti: agronomico, paesaggistico, economico, ecologico e di mercato.  
 

Rosazzo - vigneti in autunno [320x200]Il Picolit Docg è stato protagonista a Monza, presso la Sala Eden del Loft American Bari di una degustazione dedicata ai passiti curata dagli assaggiatori ONAV in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Colli Orientali del Friuli e Ramandolo. Protagonista indiscusso, il vitigno autoctono friulano, indubbiamente antichissimo, già coltivato in epoca imperiale romana, ebbe l’onore di deliziare i palati di papi e imperatori. Fra gli estimatori del Picolit, si annovera anche Carlo Goldoni, il quale definisce questo vino la gemma enologica più splendente del Friuli.

Vitigno arrivato ai nostri giorni grazie all’opera del Conte Fabio Asquini di Fagagna che nel 1700 salvò questo pregiatissimo vitigno da sicura scomparsa. Fu lo stesso Asquini che lo rese noto ai “forestieri” in mercati di alto prestigio come Londra, Parigi, Genova, Milano, Ancona. Nell’Ottocento la produzione subì una fase di arresto, per poi ritornare vigorosa negli anni Settanta del XX secolo. Il Picolit è caratterizzato da produzioni limitatissime dovute a una particolarità nello sviluppo degli acini che vanno incontro ad un parziale aborto floreale, lasciando il grappolo spargolo con acini più piccoli e più dolci. Per le sue caratteristiche è un vino "da meditazione" da abbinare a pasticceria secca o formaggi stagionati come il “formadi frant”, antico prodotto caseario friulano. Va servito ad una temperatura di 12°C. Questo splendido vino viene prodotto nei Colli Orientali del Friuli, un territorio che interessa tredici comuni della zona collinare ad est della provincia di Udine.

Il baricentro geografico e culturale del territorio è la capitale riconosciuta dell’arte longobarda, Cividale del Friuli, culla di una cultura millenaria della vite e del vino. In questo ambiente unico, la vocazione vitivinicola è scritta da oltre due millenni  in un paesaggio modellato dall’uomo, dove ampie zone boscose si alternano a delicate geometrie di ordinati filari. Nei Colli Orientali del Friuli, i vigneti si estendono su oltre 2000 ettari, in un comprensorio dagli infiniti microclimi. Qui si producono pregiati e affermati vini internazionali ai quali si affianca una varietà di autoctoni senza confronti in Italia. Da gennaio 2010 il Consorzio Tutela Vini Colli Orientali del Friuli e Ramandolo (nato dalla fusione tra il “Consorzio Tutela Vini DOC Colli Orientali del Friuli” ed il “Consorzio Tutela Ramandolo”) ha la gestione della denominazione DOC Colli Orientali del Friuli e delle due DOCG, Ramandolo e Picolit, per la prima volta entrambe tutelate da un unico Consorzio.

Gualtiero Marchesi [320x200]Nell’ambito della presentazione avvenuta ad aprile 2010 nei locali del Marchesino alla Scala di Franciacortando, la manifestazione programmata per celebrare il primo decennale della Strada del Franciacorta - Gualtiero Marchesi è stato nominato primo socio ad honorem della Strada come ringraziamento per aver scelto Erbusco e quindi la Franciacorta quale sede del suo ristorante, contribuendo alla notorietà in Italia e all’estero di questa regione e delle splendide ‘bollicine’ che vi si producono. La presenza del Maestro a Erbusco ha inoltre contribuito a stimolare lo spirito di emulazione tra i ristoratori locali che devono all’esempio fornito dalla sua cultura e dalla sua passione per la cucina l’alto livello qualitativo oggi raggiunto dalla ristorazione franciacortina. Nel corso della cerimonia è stata consegnata a Marchesi - sempre su iniziativa della Strada del Franciacorta - una scultura di Velasco Vitali dal titolo ‘Sfogliare’.