Ristoranti

festivalgusto

Dal 26 al 28 maggio Bolzano si trasforma in una grande vetrina delle eccellenze enogastronomiche dell’Alto Adige. In primo piano i suoi vini che durante la Mostra Vini Bolzano (www.mostravini.it) saranno il filo rosso che unisce il Museo Mercantile e il Parkhotel Laurin con banchi d’assaggio, anteprime dell’ultima vendemmia, mini verticali, wine party e colazione all’insegna delle bollicine. Ma è anche tempo della seconda edizione del Festival del Gusto in cui il centro storico di Bolzano si anima con tutti i prodotti di eccellenza del territorio, che occuperanno il Giardino delle Mele, la Piazzetta dello Speck, il Mondo Latte ed il Miglio del Gusto. Cuore della manifestazione sarà piazza Walther, dove si esibiranno chef stellati dell’Alto Adige, grandi esperti racconteranno i misteri degli abbinamenti a tavola e il pubblico potrà partecipare a show culinari.

Info: www.vinialtoadige.com

asparagi

Si apre venerdì 5 aprile, con una grande serata all’insegna dell’Asparago Bianco di Bassano Dop, la rassegna enogastronomica “Asparagi e Vespaiolo” 2013, che renderà il gustoso turione vicentino ed i vini della Doc Breganze protagonisti a tavola per tutta la primavera. Alla rassegna, giunta alla 33.ma edizione, aderiscono i ristoranti di Bassano del Grappa che proporranno una serie di ricette, dalle classicissime alle più fantasiose, sempre rigorosamente a base di Asparago Dop. L’abbinamento dell’Asparago Bianco di Bassano con i vini Doc è praticamente obbligatorio, non solo per motivi territoriali, ma è anche una questione di gusto: è fuori discussione infatti che il Vespaiolo, vino bianco secco autoctono di Breganze, con la sua grande freschezza ed il suo bouquet fruttato, sia il compagno ideale dell’asparago in tutte le declinazioni culinarie.

Breganze offre la possibilità di spaziare fra una gamma di vini molto ampia, bianchi, rossi, dolci e spumanti: il Vespaiolo Spumante, il Torcolato, il Marzemino, il Pinot Nero, il Merlot ed il Cabernet Sauvignon.

“Asparagi e Vespaiolo” dopo la serata del 5 aprile al Ristorante “Al Pioppeto” di Romano d’Ezzelino, proseguirà fino a giugno in tutti i ristoranti del Gruppo Ristoratori della Confcommercio di Bassano del Grappa.

Il calendario completo della rassegna è sul sito www.ristorantibassano.com.

D’ora in poi, sarà il 21 il numero emblema di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, la nota associazione portabandiera della migliore enogastronomia regionale. Due nuove prestigiose insegne, una in Friuli e una a Trieste, sono state infatti cooptate dagli associati: si tratta dei noti  ristoranti Al Bagatto di Trieste e Costantini di Tarcento. Con loro, il gruppo dei “Magnifici ristoratori del Friuli Venezia Giulia” sale, infatti,a 21. Altra new entry dell’autunno è  Zidaric di Prepotto, azienda-simbolo dei vini del Carso, che si va ad affiancare ai vignaioli e produttori di grappe e alla  selezionatissima schiera di artigiani del gusto, che condividono il percorso di qualità e valorizzazione di cibi, vini, prodotti del Friuli Venezia Giulia intrapreso da tempo con successo dai 21 ristoratori.

Al Bagatto è fra i ristoranti più conosciuti di Trieste. Con i suoi 45 anni di attività, un locale che la città considera, a ragione, storico. Inizialmente era una piacevole osteria, aperta nel 1966 da Eleonora e Giordano Marussi.  Nel 1980 il timone passa al figlio Gianni che, con sua moglie Patrizia, lo trasforma in uno dei primi ristoranti della città, sia per qualità della cucina, sia per la sua frequentazione. E’ lui a dare alla cucina l’impronta attuale, solo marinara: una cucina semplicissima basata sull’assoluta freschezza e qualità del pesce, garbatamente innovativa. Politica seguita anche dal figlio Roberto, che nel 2008 ne prende in mano la conduzione. La grande attenzione per i vini è una delle prerogative del locale ed ha radici profonde. Gianni, infatti, aveva sostituito le scaffalature dell’osteria, dietro al bancone, con una vetrina frigo per i vini, capace di 1500 bottiglie: una sorta di libreria di bottiglie. Certamente il primo locale di Trieste a fare la scelta di una cave de jour tanto funzionale  quanto spettacolare. La carta conta oggi oltre 300 etichette. 

La cucina del Friuli Venezia Giulia, ispirata alla tradizione, è il biglietto da visita del ristorante Costantini di Collalto di Tarcento (Ud), che nel menu spazia con libertà dai piatti di carne a quelli di pesce. Pio Costantini definisce la sua cucina tradizionale con innovazione. “Per tenere viva la cucina tradizionale – dice- oltre a rinnovarla con le tecniche di cottura, la scelta di condimenti più leggeri e via dicendo, un ruolo fondamentale lo giocano le materie prime del luogo”. In cucina il  papà Eligio, cuoco di prim’ordine, come i fratelli Costantino e Lino, con cui aveva aperto il locale nel 1988 nella zona di Tarcento, fra gli angoli più ameni del Friuli, a pochi chilometri da Udine. Grande interprete dei piatti di selvaggina, è affiancato dal 2000 dallo chef Silvio Di Giusto: tradizione e modernità si fondono nelle loro creazioni. Ottima e ben fornita la cantina, con ampia scelta di vini locali e no: una sua parte è visibile dal ristorante.

Con Zidaric si amplia la rosa dei grandi vini proposti da  Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori . “Il Carso è amore, è fede per la propria terra” racconta Beniamino Zidarich che, nel 1988, assieme alla moglie Nevenka, inizia il suo percorso di vignaiolo.  Varietà autoctone in prevalenza. “Seguo una filosofia naturale nella coltivazione del vigneto e in cantina: no a concimi chimici e sì alla lavorazione dei terreni. Vini bianchi macerati sulle bucce per 2 settimane, quindi affinati in legno e imbottigliati senza filtrazione.” Nel 2002 inizia la nuova cantina, che verrà ultimata nel 2009: cinque piani interrati, rubati alla roccia. “La pietra che abbiamo scavato è tutta tornata al suo posto: selezionata, lavorata e trasformata in capitelli, archi per portoni, colonne, pavimenti.” Pochi i vini. Tra i bianchi: l’autoctona Vitovska; la Malvasia e l’uvaggio ottenuto dalle prime due con del Sauvignon. Tra i rossi: il Terrano e il Ruje, da Terrano e Merlot. Un dato può da solo riassumere la filosofia produttiva di Zidarich: dai suoi 8 ha pari a 60.000 viti, seleziona 23.000 bottiglie in media l’anno!

i ristoratori urbr davanti villa widmann rezzonico foscariOvidio Mugnai dell’Hotel Villa Carlotta di Belgirate  (Vb) è stato confermato alla Presidenza dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo. Vicepresidente è stato eletto Antonio Pagani del ristorante I 5 campanili di Busto Arsizio. Con loro, fanno parte del nuovo Direttivo Franco Marini del ristorante Là di Moret di Udine, Lucio Marangoni del ristorante Guaiane di Noventa di Piave (Ve), Aldo Morassutti del ristorante Da Toni di Gradiscutta di Varmo (Ud), Enzo Barbieri del Ristorante dell’Hotel Barbieri di Altomonte (Cs), Gabriele Carraro del ristorante Il Burchiello di Oriago di Mira (Ve), Carlo Bianconi  del ristorante Granaro del Monte dal 1850 di Norcia (Pg), Genuino Del Duca del ristorante Enoteca del Duca di Volterra (Pi), Luciano Spigaroli del ristorante Al Cavallino Bianco di Badia Polesine (Pr), Luciano Scafà del ristorante Davide dal 1955 di Porto San Giorgio (Fm), Giuseppe Stancampiano del ristorante La Scuderia di Palermo, Paolo Teverini del ristorante Pret à Porter di Bagno di Romagna (Fc), Sergio Carboni della Locanda degli Artisti di Cappella de’ Picenardi (Cr), Sergio Mauri del ristorante La Rimessa di Mariano Comense (Co), Luigi Concutelli del ristorante Hotel Bassetto di Ferentino (Fr).

Nell'assemblea è stato deciso che, come avveniva nei primi tempi, la pietanza simbolo del locale sarà nuovamente servita nel piatto di ceramica che la rappresenta e che viene donato ai commensali, come “buon ricordo” di una piacevole esperienza culinaria. Dipinti a mano dagli artigiani di Vietri sul Mare con metodi tali da garantire la sicurezza alimentare, i piatti sono oggetto di collezionismo e, con i loro disegni naif e coloratissimi, abbelliscono le pareti di cucine e sale da pranzo di chi li raccoglie da anni con passione, nonché le sale di gran parte dei ristoranti dell’associazione : ora, si propone di riportarli al loro originario utilizzo, per imbandire tavole giovani e allegre all’insegna del creativo mosaico della cucina italiana.

peperonicapriglioRosso o giallo, grosso più o meno come un pomodoro di media pezzatura, coltivato da più di un secolo ma ormai quasi dimenticato, il Peperone di Capriglio, un paesino al confine tra le province di Asti e Torino che diede i natali alla mamma (Margherita) di San Giovanni Bosco, sta vivendo una sorta di seconda giovinezza, dopo essere diventato oggetto di un Presidio Slow Food e dell’Associazione “Un Cuore di Peperone” (presieduta da Raffaella Firpo) ed aver così ritrovato spazi commerciali importanti, ancorché limitati dalla contenuta quantità di produzione.

Ottimo da consumare fresco (le ricette sono moltissime, raccolte tra l’altro, in un prezioso “quaderno” prodotto dalla Biblioteca comunale del paese) soprattutto se accompagnato dalle Freise e dalle Barbere che si producono in zona, è considerato particolarmente adatto ad un uso alimentare tradizionale e tipico del Piemonte meridionale: la conservazione “sotto graspa”, che consente di portarlo in tavola anche molti mesi dopo la raccolta che avviene ogni anno, tra i mesi di Agosto e Ottobre. Il peperone di Capriglio viene sistemato, insieme alle vinacce dell’ultima vendemmia, a strati alterni in recipienti di vetro o di legno (botticelle) che vengono colmati con un liquido di conservazione costituito da acqua e aceto. I recipienti si chiudono infine con un intreccio di foglie di canna ed il tutto viene ben pressato con mattoni o pietre per almeno un mese.

Il rinnovato interesse per questa produzione orticola di nicchia (quattordici i produttori, tutti di Capriglio) sarà sancito il prossimo 11 Aprile quando nel Municipio del paese sarà conferita la Cittadinanza onoraria al Presidente mondiale di Slow Food, Carlin Petrini ed all’Amministratore Delegato di Marcopolo Engineering, Antonio Bertolotto, considerati i principali protagonisti del risveglio produttivo del Peperone di Capriglio. Info: 0141.997194.

vezzolameiUna delicata colazione en rose, con la firma del grande Sergio Mei, nell’intimo della sua cucina al ristorante “il Teatro dell’Hotel Four Seasons”, nel cuore di Milano, per incontrare  Mattia Vezzola, celebre firma di Bellavista in Franciacorta, ma anche titolare di Costaripa a Moniga del Garda. “Costaripa rappresenta una famiglia, una passione ma soprattutto un progetto in Valtenesi- racconta Mattia Vezzola – alcune generazioni votate alla terra ed ai suoi frutti, che hanno voluto scrivere un capitolo indimenticabile della storia della vinificazione italiana dedicato a questo piccolo fazzoletto di terra posta al sorgere del sole sul Lago di Garda”. Costaripa esprime coraggio e coerenza, scegliendo il Chiaretto del Garda,  per raccontare al mondo il valore di questa terra, la Valtenesi. Scegliendo  infatti la sua vocazione “en rose”, cioè presentarsi come una cantina che produce rosati, valorizza il terroir attraverso il Groppello e il Marzemino, vitigni autoctoni di questa zona vocata sulla sponda dannunziana del Lago di Garda.  

Il Chiaretto del Garda, un tenue rosè, dalle nuance dei petali di rosa, sapido, di buona struttura, è unico nel panorama dei vini rosati italiani. Vino di una notte, perché questo è il tempo in cui si tengono le bucce di Groppello, Marzemino, Barbera, ecc., a contatto con il mosto, rappresenta uno di pochi terroir, con il Salento, dove la produzione “en rose”, ha una tradizione unica e irripetibile. Nel 1896, infatti, il territorio, prese grande slancio quando il senatore veneziano, Pompeo Molmenti, sposò la signora Brunati di Salò, che portò in dote la villa di Moniga con quindici ettari di vigneti al Lago. Grazie alla consulenza di due enologi, Molmenti fece piantare una viticoltura per produrre uva di qualità. Nel 1904 nacque così la prima etichetta, il Chiaretto di Moniga. Questa prima bottiglia oggi è rappresentata dall’azienda Costaripa che gestisce quattro ettari delle vigne originali.

Un terroir quindi ben determinato che unisce le qualità migliori pedoclimatiche (il terreno della Valtenesi, si caratterizza per una consistenza argillosa e ghiaiosa) ad una storia affascinante che ogni anno si ripete grazie al Trofeo Pompeo Molmenti e Palio del Chiaretto.