Vitigni e Vini

boca produttori

Il 10 maggio scorso, presso la Sede della Sezione ONAV di Verbania, il Wine Bar “SottoSopra” di Baveno, si è tenuta una serata di degustazione dal titolo “Il Boca Doc…la rinascita di un grande vino dell’Alto Piemonte”. La serata, condotta dal delegato di Verbania, Mario Negri, ha riscosso un grande successo, con la partecipazione di oltre 50 persone e altre venticinque che hanno dovuto rinunciare in quanto era stata raggiunta la capienza massima consentita dal locale.

boca pattono

Ha presentato la serata e guidato la degustazione Alberto Pattono (nella foto), scrittore biellese e massimo esperto dei vini dell’Alto Piemonte, il quale con la sua competenza e professionalità ha fatto scoprire ai presenti un vino poco conosciuto, ma di altissimo livello e con enormi prospettive di invecchiamento che ha fatto “innamorare” un po’ tutti.

Il Boca rappresenta la DOC più piccola in termini di superficie dell’Alto Piemonte, ma allo stesso tempo forse la qualitativamente più grande. E’ frutto di un terroir capace di distinguersi per la qualità e tipicità dei suoi vini grazie ai suoi terreni vulcanici, aridi e molto acidi. Si è quindi andati alla scoperta di questo pregiato vino piemontese, che ha spesso sfoderato delle annate di eccezionale qualità. Un evento a cui è stata presente la quasi totalità dei produttori, che hanno parlato del loro vino, e dei segreti di questo magnifico prodotto del Piemonte settentrionale:

La degustazione è partita dalle annate più recenti, 2008 e 2007, arrivando alla fine a far degustare due annate particolari, 1990 e 1987. Questo ha permesso di capire agli assaggiatori Onav soprattutto le potenzialità di invecchiamento di questo vino.

Nella foto in basso il vice delegato Onav di Verbania, Paolo De Carlini ed alcuni produttori del Boca

Questi i vini “passati” all’assaggio della serata:

Cantine Rogiotto di Boca - Boca DOC 2007 e Boca DOC 2008

Conti Cantine del Castello di Maggiora - Boca DOC 2007 "Il rosso delle donne" e Boca DOC 1987

Le Piane di Boca - Boca DOC 2007 "Le Piane" e Boca DOC 1990 "Antonio Cerri"

Azienda Agricola Terrini di Maggiora - Boca DOC 2007

Tenuta del Boca di Boca - Boca DOC 2008 "Vignacastello"

Podere ai Valloni di Boca - Boca DOC 2005 "Vigna Cristiana" e Boca DOC 2001 "Vigna Cristiana"

Azienda vitivinicola Sergio Barbaglia di Cavallirio - Boca DOC 2008

boca de carlini

 

 

Le tre valli, Val Demone, Val di Noto e Val di Mazzara, erano i tre territori in cui, secondo la storia, gli arabi avevano suddiviso la Sicilia.

“I Vini d’oro” di questa terra costituiscono uno dei più antichi e pregiati patrimoni vitivinicoli siciliani che, a partire dalla rinascita enologica dell’isola, vive un rinnovato interesse. Sin dall’antichità, il caldo sole siciliano ha ispirato e “guidato” queste produzioni spingendo le diverse popolazioni a creare nei propri territori i preziosi vini dolci.

descrizione moscati noto

La simbologia delle tre valli richiama il diffondersi di questo tipo di vino nelle tre aree storiche, ognuna delle quali ne ha visto nascere una precisa tipologia: la Malvasia delle Lipari per la Val Demone; i Moscati di Siracusa e Noto nella Val di Noto e i Passiti di Pantelleria e non solo, nella Val di Mazzara.

Le Delegazioni Provinciali dell’Onav di Enna e Siracusa (in foto una riunione di descrizione), dopo la realizzazione del Master sul Marsala, hanno concluso il Master sul Moscato di Siracusa e di Noto, e dopo la pubblicazione su Onavnews della descrizione sensoriale del Marsala in tutte le sue tipologie, hanno prodotto un altro importante documento che riguarda il profilo sensoriale del Moscato di Siracusa e di Noto.

 

DESCRIZIONE SENSORIALE DEL MOSCATO DI SIRACUSA

Moscato di Siracusa – Annata 2010

COLORE - Giallo Oro;

OLFATTO - Albicocca, fichi secchi, miele e pesca

GUSTO :Pera , pesca, albicocca e miele

 

Moscato di Siracusa – Annata 2009

COLORE - Giallo paglierino 

OLFATTO - Pesca e spezie bianche 

GUSTO - Caramelle al miele, frutta secca

 

Moscato di Siracusa – Annata 2007

COLORE - Giallo oro con riflessi ambrati

OLFATTO - Frutta secca, miele, banana, albicocca, pesca e panettone

GUSTO - Mandorle amare, frutta secca, miele e caramello

Moscato di Siracusa – Annata 2006

COLORE - Giallo ambra

OLFATTO - Pesca e albicocca

GUSTO - Miele, vaniglia, tostato e tabacco

 

DESCRIZIONE SENSORIALE DEL MOSCATO DI NOTO

Moscato di Noto – Annata 2009

COLORE - Giallo Oro

OLFATTO - Frutta secca ,miele, mandorla e albicocca

GUSTO - Miele, frutta secca, caramello

Moscato di Noto – Annata 2009 (passito)

COLORE - Giallo oro carico

OLFATTO - Pera, banana, albicocca, miele, frutta secca, tostato, balsamico

GUSTO - Prugna, mela cotogna, albicocca, pesca e miele

Moscato di Noto – Annata 2006

COLORE - Giallo oro con forti riflessi ambrati

OLFATTO - Nocciole, uva passa, olive verdi, frutta secca, caramello e miele

GUSTO - Nocciole, mandorle e miele

Moscato di Noto – Annata 2010

COLORE - Giallo paglierino con riflessi oro

OLFATTO - Melone bianco, mandarino,vaniglia, banana, miele e albicocca

GUSTO - Fichi secchi, melone bianco, miele, pesca , albicocca, banana

 

Il 2012 chiuderà i lavori per la costituzione della banca dati sulla descrizione sensoriale dei vini delle tre valli siciliane, con il Master sul Passito di Pantelleria ed il Master sulla Malvasia delle Lipari.

 

giordano_zinzani_gian_alfonso_rodaLa storia è fatta di alcune giornate memorabili e di mesi e anni di lavoro nell'ombra. L'11 dicembre 2011 è stata una vera e propria pietra miliare per i vini romagnoli, grazie all'inaugurazione della Riserva Storica dei Sangiovesi di Romagna e al rito della messa a dimora delle prime bottiglie. I vini di 35 cantine delle quattro province di Romagna sono andati a formare il nucleo di un progetto in divenire, che aumenterà di anno in anno il proprio valore per rappresentare l'identità del principale vino romagnolo attraverso una memoria storica fatta di bottiglie.

Dalla statua del vignaiolo, simbolo della tradizione vinicola di Bertinoro, il rito del primo conferimento si è snodato per le vie del borgo, in una sfilata aperta dalla banda e dal carro con le cassette di Sangiovese seguito dai tribuni di Romagna, dalle autorità e dai gonfaloni dei borghi del vino della Romagna – Castrocaro, Predappio, Brisighella, Faenza e Bertinoro.

In 7 tappe e ben 26 etichette storiche il degustatore e curatore della Riserva Storica Giorgio Melandri ha ripercorso la storia del Sangiovese a partire dal 1970, annata della prima riserva firmata dalla bertinorese Fattoria Paradiso. Nel corso della degustazione si sono evidenziati alcuni caratteri rappresentativi dell'evoluzione delle pratiche agricole, aspetti tipici della moda enologica dei diversi momenti ma anche una coerenza di fondo nelle etichette di aziende che hanno impostato il proprio lavoro su una filosofia rimasta costante negli anni. Non sono mancate alcune piacevoli sorprese tra le vecchie annate, in particolare di Sangiovese in purezza.

 

drouhin2L'allestimento è quello delle grandi occasioni e c'è grande attesa e curiosità per la degustazione dei vini di Joseph Drouhin, la celebre maison di Borgogna. Non capita tutti giorni certo di poter fare un piccolo viaggio in Borgogna, attraverso i suoi vini, accompagnati dalle parole di Frederic Drouhin presidente e "direttore d'orchestra", come amano definirlo, della storica azienda.
Quattro Chardonnay nelle sue declinazioni di Chablis e Chassagne Montrachet e Beaune e quattro Pinot Noir nelle tipologie di Beaune e Chambolle-Musigny.
Ecco gli appunti sul mio taccuino: 
Chablis Premier Cru Montmains 2009. Naso di frutta esotica ed agrumato, poi lieve pietra focaia. In bocca è rotondo morbido anche troppo, ben equilibrato e poco persistente. Poco tagliente, gli manca quella sferzata acida così tipica di questa tipologia. 
Chassagne Montrachet Premier Cru Marquis de Laguiche 2006. Un naso che marca troppo il rovere ne compromette l'espressività in termine di frutto. In bocca nonostante le note tostate e speziate risulta elegante, ma manca di spinta, è un po' seduto.

Beaune Clos des Mouches Premier Cru Blanc 2006 Ancora rovere in evidenza, peccato perchè in bocca ha una buona polpa ed un volume ampio. Buona lunghezza e finale in cui si fanno sentire le sensazioni speziate. 

Beaune Clos des Mouches Premier Cru Blanc 2002. Decisamente la cosa migliore della batteria che chiude i vini bianchi. Naso che mostra un frutto maturo di mela e mela cotogna. Il legno è ben digerito ed aggiunge quella nota speziata molto elegante. In bocca mostra una solida struttura è di buona profondità mettendo in evidenza nel finale sensazioni sapido minerali sottolineate da note tostate e di vaniglia.
_dsc1588Beaune Clos des Mouches Premier Cru Rouge 2009. Note di riduzioni iniziali lasciano poi spazio ad un buon naso in cui si evidenziano frutti rossi. In bocca si esprime molto meglio mettendo in evidenza una buona struttura ben articolata e sostenuta da un tenore acido molto ben equilibrato. Una buona interpretazione di Pinot ancora giovane ma già godibile. 
Chambolle-Musigny Premier Cru 2006. Naso floreale e poi frutta rossa (ciliegia). In bocca è carnoso, elegante con nette sensazioni di piccoli frutti rossi. Molto ben equilibrato con acidità ancora viva e tannini setosi e fini. Molto buona la persistenza. Ancora giovane. 
Beaune Clos des Mouches Premier Cru 1999. Inizialmente note di foglie e terreno bagnato, poi aspettando esce prepotentemente un frutto rosso con contorni speziati appena accennati. Corpo elegante e polposo con tannini ancora indomiti che mostrano quanto questo vino possa affinarsi ulteriormente con serenità nei prossimi anni.

Chambolle-Musigny Premier Cru 1990. 21 anni portati benissimo. Una dimostrazione di longevità ed integrità che conferma la grandezza di questo vitigno. Si parte con un colore ancora integro che non mostra affatto gli anni che ha. Il naso dopo la necessaria ossigenazione esce con chiarezza con frutti neri (mora) e poi con un lieve speziato (pepe bianco). In bocca è elegante , la struttura è generosa, inaspettata quasi, con tannini ben levigati e setosi. Lunghezza da vendere. Esemplare nella sua tipologia.

 

giordano zinzani brindisiL'8 ottobre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 il Decreto di riconoscimento della nuova denominazione di origine controllata dei vini "Romagna". Denominazione che, oltre a prevedere la modifica della Docg Albana di Romagna in "Romagna Albana", accorpa in un unico disciplinare, oltre all'Albana spumante, le Doc Sangiovese, Trebbiano, Cagnina e Pagadebit, variandone la denominazione in "Romagna Sangiovese", "Romagna Trebbiano", "Romagna Pagadebit", "Romagna Cagnina".Il disciplinare "Romagna" riunisce quindi tutte le attuali denominazioni, con l'obiettivo di salvaguardare e promuovere con maggiore efficacia, sul mercato nazionale e internazionale, i territori dei vini e ovviamente i prodotti a Denominazione di Origine. 

Fra i fautori/promotori della realizzazione di questo nuovo disciplinare, e del successivo impegno per portare a termine l'iter di attuazione (iniziato addirittura a giugno del 2009) un ruolo decisivo è stato ricoperto dal Consorzio Vini di Romagna.

«Il nuovo disciplinare non ha stravolto le denominazioni che conosciamo da anni ma le ha solo unificate in un unico documento, anteponendo la parola Romagna al vitigno - sottolinea Giordano Zinzani, Presidente del Consorzio Vini di Romagna - Il nome geografico in premessa aiuta nell'immediata identificazione di un territorio che ha una spiccata vocazione nell'ospitalità, nella cultura, nell'arte, nel paesaggio, nella qualità della vita e nella qualità della gastronomia. Nel contempo il disciplinare ha anche apportato delle piccole modifiche che si erano rese necessarie al fine di recepire i miglioramenti produttivi e per avvicinarsi sempre più alle richieste dei consumatori». Oggi il Consorzio Vini di Romagna controlla circa 12 milioni di bottiglie contraddistinte dal marchio del "Passatore" ed è costituito da 9 cantine cooperative, 83 produttori vinificatori, 11 imbottigliatori e 4.900 aziende con vigneti iscritti agli albi delle denominazioni di origine.

La nuova denominazione "Romagna" sarà in vigore già dalla vendemmia 2011.

“Siamo lieti, insieme al Consiglio, di poter presentare durante il prossimo Divin Orcia il nuovo disciplinare di produzione- dichiara il Presidente Donella Vannetti. L’introduzione della versione Orcia Sangiovese e della Riserva è il risultato di un serio lavoro di tutti i produttori Orcia: infatti i vini hanno dimostrato attitudine all’ invecchiamento, mantenendo anzi migliorano nel tempo la capacità di esprimere la ricchezza dei profumi, la morbidezza dei tannini e la potenza dei grandi vini dell’enologia senese. Le moltissime degustazioni organizzate dal Consorzio del vino Orcia, ricordiamo le tappe italiane di Vinitaly(con stand 2012 in corsia centrale) e il recente Vinexpo di Bordeaux, hanno riportato all’attenzione di degustatori professionisti le grandi potenzialità espressive del Sangiovese, dei vitigni alloctoni previsti dal disciplinare e dei vitigni autoctoni “minori” quali Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo, Malvasia nera e Foglia Tonda. Questi  ultimi, insieme al Sangiovese, grazie alla minuziosa gestione dei vigneti e all’abilità crescente dei nostri produttori hanno meritato l’introduzione della tipologia “Orcia Sangiovese” (minimo 90% Sangiovese, con possibilità di aggiungere fino al 10% di vitigni autoctoni toscani).