Ischia e Biancolella: l’importanza del passato per le scelte del futuro

Francesco Iacono Direttore di ONAV, martedi 7 maggio, ha raccontato la sua Ischia, di cui è originario, in una serata di alto livello tecnico e grande interesse enologico.Situata a Nord dell’arcipelago flegreo, a pari distanza di Capri dalla terraferma, l’isola è di origine vulcanico-tettonica, cioè caratterizzata da continui movimenti orizzontali che hanno modificato l’aspetto sino a farne sprofondare una parte nel mare, riemersa in seguito circa 55.000 anni fa; conseguenza di questo evento è la colorazione verde del tufo del terreno, determinata dalla ricchezza di microelementi acquisiti durante la permanenza negli abissi.

Il Monte Epomeo stesso, che domina Ischia dall’alto dei suoi 789 metri, è la parte emersa di un vulcano attivo, i cui versanti scoscesi rivestono grande importanza dal punto di vista vitivinicolo e attorno alle cui falde si stringono i sei comuni ischitani, per un totale di circa 60.000 abitanti: Ischia, Barano, Casamicciola Terme, Serrara Fontana, Forio e Lacco Ameno.

La viticoltura qui è di origine antichissima: l’avvento dei Greci Eubei nell’ VIII secolo a.C. si innesta su un substrato etrusco preesistente, ancora oggi visibile nella tipologia di coltivazione.

A nord est, più piovoso e meno soleggiato, prevale una forma di allevamento verso l’alto col sussidio di pali di castagno di 5-6 metri, uniti da cannicciati, atta ad una produzione familiare e retaggio etrusco, mentre nella parte sud-occidentale regna l’impianto greco ad alberello, per una resa di maggiore qualità; in entrambi i casi la struttura orografica, che costringe all’utilizzo di muretti a secco per delimitare terrazzamenti a girapoggio, rivela quanto l’economia isolana dipenda più dai prodotti della terra che del mare, nonché l’eroicitá della viticoltura locale.

Inoltre il connubio tra Etruschi e Greci si concretizza anche in un evento definito dal professor Fregoni paradigmatico nella storia della viticoltura, ovvero l’incontro tra i vitigni autoctoni della specie Vitis vinifera silvestris e quelli di origine greca della sativa; come esempio concreto dell’importanza di Ischia nell’evoluzione enoica, l’Aglianico, il vitigno principe del sud Italia, sarebbe secondo studi recenti geneticamente figlio di Aglianicone e Cannamelu, tipicamente ischitani.

A riconoscimento della sua rilevanza storica in ambito enologico, la DOC Ischia è stata la prima ad essere creata, subito dopo la Vernaccia di San Gimignano e nel medesimo anno, nel lontano 1966. Attualmente i vitigni più coltivati sono Biancolella, Forastera e Per’ e’ Palummo: alla seconda, il cui nome deriva dal fatto di essere stata introdotta dall’esterno a seguito dei danni compiuti dalla fillossera, spetta il compito di aprire la degustazione, quasi a preparare il palato. Così la Forastera 2018 di Casa D’Ambra, la cantina più rappresentativa dell’isola, con una piccola percentuale di varietà San Lunardo e Uva Rillo, esprime sentori delicati e fruttati, propri dei vini ischitani: una bella sfumatura agrumata, un composto equilibrio tra secchezza, corpo e morbidezza.

Si susseguono sei Biancolella in purezza, in cui è possibile distinguere il diverso stile delle aziende e differenti interpretazioni del vitigno: si parte da Tommasone, versante nord-ovest dell’isola, la cui annata 2018 è delicatamente erbacea e speziata, mentre la 2017 Tenuta dei Preti con le sue note leggermente vanigliate rivela un discreto affinamento in legno; la Biancolella 2018 di Pasquale Cenatiempo, azienda di indirizzo biologico non certificato, presenta sentori più scuri ed erbacei, nonchè maggior corpo.

Una Biancolella marcatamente più dolce, con percezioni gusto-olfattive di tiglio e spiccata pesca bianca è la 2018 di Pietratorcia, ad ovest del comune di Forio, mentre la 2017 Tenuta Chignole, nonostante un po’ di volatile, risulta gradevole nella sua lunga e persistente acidità. Con Frassitelli 2017 Casa D’Ambra propone una versione evoluta di questo vitigno, estremamente elegante e che ben accompagna la locale pietanza del coniglio all’ischitana.

La famiglia Iacono partecipa con due vini da regime biodinamico simbiotico, diraspati e vinificati in vigna in vasca di cemento: da uvaggio misto di Vermentino, Viognier, Sauvignon blanc, Malvasia delle Lipari ed Incrocio manzoni, i due Bajola 2017 rappresentano dei veri e propri Orange wine, a testimonianza di una sperimentazione ulteriore nell’ambito della viticoltura ischitana. Il primo, in solo acciaio, ha sentori molto resinosi e agrumati, mentre il Bajola in Tiano, che effettua un passaggio perpetuo in recipienti di terracotta da circa 200 litri, ha uno splendido profilo aromatico che vira a note di frutta disidratata, in particolare fichi e albicocche, proprie dei passiti.

Conclude il Mavros Epomeo IGT Rosso 2016 di Cenatiempo, Per’ e’ Palummo 60% e altri vitigni autoctoni, dai sentori di rosa e frutti rossi impregnati di una sfumatura erbacea, che lo rende al tempo stesso elegante, ma gradevole e non particolarmente impegnativo.

Vittoria Rosapane