Italia in Rosa 2019, ONAV protagonista tra impegno e competenza

Dodicesima edizione per Italia in Rosa, la prima e più importante manifestazione sui rosati italiani: tre giorni intensi, tra venerdì 7 e domenica 9 giugno, che hanno visto una grande affluenza di pubblico e una presenza sempre più numerosa di produttori, dimostrando quanto ormai si tratti di un evento consolidato nel panorama vitivinicolo italiano.

Ambientata nella cornice suggestiva del Castello di Moniga, Italia in Rosa nasce in un territorio molto vocato per la produzione di rosati, cioè la Valtènesi DOC, patria del Chiaretto; Fabio Finazzi, coordinatore dell’Ente vini bresciani, nonché Delegato della sezione Onav di Brescia, racconta la genesi della manifestazione mentre prepara il padiglione dedicato alle degustazioni durante l’evento: “siamo in una zona di grande tradizione, dove dal 1949 si tiene, tra l’ultima settimana di maggio e i primi di giugno, la fiera del vino di Polpenazze, una sagra storica, la prima a livello lombardo che include una selezione tecnica dei vini, ancora prima della nascita delle Doc, e che prevede al suo interno un concorso enologico riconosciuto dal Ministero.

Inoltre già da dodici anni nell’ambito di Italia in Rosa si svolge il Trofeo Pompeo Molmenti, un concorso interno che prende il nome dal senatore veneziano fondatore storico del Chiaretto e che si conclude con la premiazione del miglior Chiaretto espressione del territorio. Cinque anni fa, per iniziativa del Consorzio, si è deciso di rendere complementari  queste due selezioni: ad una prima scelta, effettuata su vini bianchi, rossi e rosati della zona, di competenza esclusiva di enologi, ne segue quindi una seconda, affidata ad una commissione allargata a giornalisti, membri AIS e Onav, e che stabilisce, a seguito di degustazione alla cieca, il migliore Chiaretto dell’anno”.

Per l’edizione 2019 del Trofeo Molmenti, che ha quindi acquisito negli ultimi anni sempre maggiore rilevanza a livello istituzionale, sono stati esaminati 42 chiaretti, scelti 28 con una media di almeno 85 punti su 100, di cui sei finalisti: il premio è stato infine assegnato al Valtènesi Chiaretto Morena di Antica Corte ai Ronchi, dell’Azienda Pasini di Puegnago (BS). Quest’anno Italia in Rosa ha contato 250 etichette, 90 banchi espositivi, di cui 40 gestiti da personale Onav, associazione che partecipa da tre anni in maniera attiva alla mescita e alle degustazioni in calendario, accanto ai produttori: un bel successo dunque, che ha visto la partecipazione degli espositori estendersi gradatamente da livello locale a nazionale.

Scorrendo la lista dei partecipanti e la programmazione interna all’evento si notano dunque una serie di novità che evidenziano come il panorama dei rosati in Italia stia lentamente cambiando a favore di una maggiore consapevolezza a livello promozionale e qualitativo, non solo in zone tradizionalmente vocate, ma anche in altre regioni d’Italia, come la Toscana, nello specifico in Maremma, o la Sicilia e la Campania.

Venerdì 7 giugno infatti, giornata dedicata alle degustazioni tecniche, si è svolta la Masterclass di Rosautoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano creato due anni fa, ma istituzionalizzato solo da qualche mese. Si sono qui riuniti sei Consorzi di denominazione storicamente importanti e che producono rosato da vitigno rosso autoctono: oltre alla Valtènesi con il Gropello, si affiancano Bardolino con la Corvina, Cerasuolo d’Abruzzo con il Montepulciano, Castel del Monte Rosato con il Bombino Nero, Salice Salentino col Primitivo e Cirò Rosato con il Gaglioppo.

Gli eventi degustativi di sabato e domenica hanno inoltre permesso al pubblico di conoscere più nello specifico le differenti realtà italiane con grande vocazione al rosato, ma anche come, facendo anche riferimento ai cugini francesi, maestri di qualità e tradizione con i loro rosé, in Italia si cerchino soluzioni per valorizzare ancora di più questa tipologia di vino, fino a qualche anno fa considerata di nicchia.

Accanto a bollicine rosate di estrema finezza, come Rosamara di Costaripa o Kettmeier, che invogliano al consumo soprattutto nella stagione calda, la sfida attuale è di rendere il rosato un vino più longevo, cosicché da poco tempo alcuni produttori hanno introdotto l’utilizzo del legno sia nella fermentazione sia nell’affinamento: questo per commercializzare il vino dopo almeno uno o due anni dalla vendemmia, come avviene in Francia, anziché nella primavera immediatamente successiva.

L’attenzione alla rivalutazione del rosato italiano e alla sua divulgazione in maniera professionale è stata premiata da un forte afflusso di pubblico: dai 1200 paganti di venerdì, sicuramente incrementati dalla presenza di curiosi, pur essendo una giornata per addetti ai lavori, agli oltre 2200 di sabato e circa 2000 di domenica.

“Per il futuro – conclude Fabio Finazzi – prevediamo di muoverci in due direzioni: da un lato affiancare l’abbinamento al cibo, in particolare con le specialità del territorio, soprattutto lacustri, a completamento dell’offerta degustativa; dall’altro affidare ad Onav la gestione quasi completa dell’evento, in particolare delle Masterclass, per avere un linguaggio comune nel comunicare non solo il vino in generale, ma soprattutto il messaggio specifico di Italia in Rosa”.

Vittoria Rosapane