La chiusura ideale? un’utopia, non esiste!

Seconda ed ultima parte del viaggio nel magico mondo dei tappi e delle chiusure per le bottiglie di vino a firma dell’enologo Lorenzo Tablino.

Tappo tecnico in sughero

In buona crescita sul mercato, di fatto molte cantine per vini di fascia media si orientano su questa tipologia. Molti i vantaggi: – Prezzo competitivo con la capsula a vite.

– Qualità in netto miglioramento: sia nei materiali usati, specie granella e collanti, sia nel processo produttivo.

 – Grazie a numerosi sistemi di depurazione e lavaggio del sughero, correlati a brevetti ormai consolidati la garanzia tca zero, in altre parole assenza di cessioni di qualsiasi livello (diciamo a livello inferiore alla soglia di percezione del consumatore) è un dato di fatto. Il tappo tecnico più conosciuto e utilizzato porta il nome Diam il cui successo è correlato a tre precisi fattori: 1-Prezzo corretto, rapportato alla qualità e alle performance.  2- Assenza totale di cessioni di qualsiasi genere. 3 -Sicurezza alimentare certificata a tutti i livelli.

tappo-sintetico-cono-50pz-20x35-mm-colorati-per-bottiglie-vino-enologia-cantinaTappo sintetico

Nonostante un miglioramento a livello generale, il tappo sintetico è in forte calo sui mercati europei. Sostituito in parte dal tappo a vite e dai tappi tecnici microagglomerati. Ma c’è un’eccezione: il coestruso. Grazie al particolare processo produttivo questa tipologia tiene bene sul mercato. Per due motivi:

– Da sempre il coestruso offre la migliore qualità.

-Il prezzo in flessione, oggi è fortemente concorrenziale.

Secondo ricerche sperimentali condotte da enti qualificati, oggi, la tendenza è di proporre il tappo coestruso anche per vini a media conservazione.  Se anni fa il limite di utilizzo era per un vino conservato al massimo 1- 2 anni, ormai si tende a usarlo anche per prodotti a 3-4 anni. Sull’importanza dell’ossigeno durante la conservazione in bottiglia, da anni è aperto un dibattito tra ricercatori. Con opinioni divergenti preciso.

tappi-a-viteTappo a vite

Il tappo a vite 30×60 in Europa è in crescita, specie per i vini esportati verso Inghilterra, Canada, USA, Germania. C’è buona disponibilità sul mercato di questa tipologia grazie ad investimenti delle aziende produttrici. La guarnizione più usata è in materiale Saranex, ma sta emergendo anche una speciale guarnizione in polietilene che garantisce una tenuta fino a 5 bar a 20°c. Pertanto utilizzabile sui tutti i vini frizzanti. Inoltre è migliorata la produzione di capsule a vite sul piano estetico. Nuove possibilità di stampa offset, ad alto rilievo in testa e parete. Ma la novità più rilevante per il tappo a vite consiste nella possibilità di usarlo su alcuni doc-docg. Infatti nell’estate 2012 si è avuto il via libera ai tappi alternativi, grazie alla modifica ai disciplinari. Uno dei tappi a vite maggiormente conosciuto sul mercato mondiale porta il nome Stelvin. Nel mondo il consumo Stelvin si può calcolare in 2 miliardi di pezzi; in Italia sui 30 milioni.

puiatti2Tappo in vetro

Da anni presente sul mercato il tappo in vetro denominato vino-Lok, messo a punto dalla multinazionale tedesca Alcoa Deutschland sfruttando l’intuizione di un medico, viticoltore per hobby, che si è ispirato alle confezioni utilizzate anticamente nelle farmacie. E in crescita il suo utilizzo sul mercato italiano, nonostante il costo equivalente a un sughero tecnico di alta qualità e il fatto che l’utilizzatore debba dotarsi di specifico tappatore o modificare testata di quello esistente. Superata la fase sperimentale da anni, ormai si può parlare di utilizzo vero e proprio in molte cantine. Costruito con vetro temprato a 500 gradi, pressato e bollito a fuoco, é cento volte più resistente della bottiglia. La capsula di fissaggio al collo bottiglia può essere costruita in quattro materiali: alluminio, stagno, polilaminato e termoretraibile.  Il tappo in vetro si toglie con una semplice pressione o avvitamento, nessun fabbisogno di levatappi.  Ormai è adottato da molte cantine in tutto il mondo, con punte in Austria e Germania. In Italia, è distribuito dalla Dal Cin spa e l’uso ormai è esteso su tutto il territorio e le cantine qualificate che lo utilizzano sono in aumento dal nord al sud. Il dato di vendita nazionale (2012) si stima sui 9-10 milioni di tappi e di 100 milioni circa in tutto il mondo.  Non passando ossigeno resta ovviamente aperto, il problema “ridotto”, pertanto il tecnico di cantina dovrà mettere in atto tutte le procedure di cantina, per prevenire il fenomeno. Occorre tener presente, riguardo all’ossigeno, che lo spazio di testa usando il Vino Lok, è ampiamente superiore alla chiusura con il sughero. Infine si dovranno rispettare, con molta attenzione, le normative Haccp trattandosi di vetro contro vetro.

Termino evidenziando che ogni imbottigliatore cerca ovviamente la chiusura ideale. In sintesi massime performance a un prezzo contenuto. Purtroppo è un’utopia, non esiste.

Lorenzo Tablino

2 thoughts on “La chiusura ideale? un’utopia, non esiste!”

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