La Freisa e i suoi cinque secoli di storia

Datano 1517 le prime notizie scritte che riguardano la Freisa riportate su  un documento scritto in latino medievale piemontese trovato a Pancalieri, comune a sud delle colline torinesi tra Pinerolo e Carmagnola.  Sono tariffe di pedaggio che ci dicono come le carrate di “frese” hanno un valore quasi doppio rispetto alle altre uve. Altre citazioni della presenza del vitigno li ritroviamo all’interno di archivi di  alcune famiglie aristocratiche piemontesi. Interessante notare che non viene menzionata da Giovanni Battista Croce nel suo trattato “Della eccellenza e diversità dei vini che sulla montagna Torinese si fanno e del modo di farli”.

Nel 1780 per la prima volta viene citato  il “vino Freisa”, mentre la prima descrizione del vitigno e del vino  si ha alla  fine del Settecento  grazie al conte Giuseppe Nuvolone Pergamo, primo direttore ed anche presidente dell’Orto Sperimentale della Reale Società Agraria di Torino. La Freisa viene inserita tra le uve nere di prima qualità, coltivata in tutte le province piemontesi con due varietà, la grossa e la piccola.  Il vino che si produce è molto ricco di tartaro,  ha bisogno di molti travasi, è adatto all’invecchiamento ed al taglio con vini più deboli. Nel corso degli anni  parlano della  Freisa  illustri studiosi tra cui Giuseppe Acerbi,  il conte Giorgio Gallesio nella Pomona e Giuseppe Rovasenda nel  Saggio di Ampelografia Universale del 1877. La storia, l’analisi scientifica, la degustazione finale sono stati i momenti salienti del convegno organizzato dal Consorzio del Freisa di Chieri e dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato in occasione del Vinitaly 2017 con la partecipazione di relatori di straordinario valore. Ardenti fautori ed incredibili detrattori di questo vitigno unito da un indiscutibile legame di parentela con il Nebbiolo, insomma un vino che piace o non piace, come sottolinea Anna Schneider dell’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante – CNR.

Il professor Vincenzo Gerbi, docente di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università di Torino, ha illustrato   le caratteristiche ed i risultati degli studi condotti sulle uve che hanno permesso di approfondire l’analisi della componente fenolica. Vitigno rustico che si può adattare ad una vasta tipologia di terreni, molto vigoroso caratterizzato da un abbondante patrimonio polifenolico, buon contenuto di antociani anche se poco stabili a prevalenza di peonina e cianina. Resistente alla malattie crittogamiche ed agli agenti atmosferici,  si presta a stili di vinificazioni profondamente diversi, dando vita a vini frizzanti, secchi, dolci, giovani, ma anche adatti a invecchiare.

Oggi il Freisa è coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, dove interessa una superficie di 854 ettari, quasi il 2% dell’area vitata regionale, per una produzione complessiva che supera i 2,5 milioni di bottiglie divise in cinque Doc: quelle storiche Freisa di Chieri, Freisa d’Asti, Monferrato Freisa, Langhe Freisa e Colli Tortonesi Freisa. Freisa di Chieri doc dal 1973, 11 comuni, 5 tipologie 90 ettari con 400mila bottiglie; Monferrato Freisa doc dal 1994, 119 ettari con 600mila bottiglie; Freisa d’Asti doc dal 1972, 4 tipologie, 345 ettari con 1.290 milioni di bottiglie; Colli Tortonesi, una tipologia in sviluppo con 50 ettari; Langhe Freisa doc dal 1994, due tipologie, 50 ettari, 205mila bottiglie.

Conclude l’incontro una degustazione di campioni delle cinque aree. Interessanti notare come questo vitigno risente del terroir, nel bicchiere troviamo cinque sfumature diverse anche di colore. Un vino dalla personalità forte, profilo olfattivo fruttato, sapore asciutto caratterizzato da una acidità interessante e una trama tannica evidente. Come sottolineano il presidente del Consorzio del Freisa di Chieri, Luca Balbiano, e il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Filippo Mobrici, siamo riusciti a mettere insieme tutti i produttori di Freisa attraverso la collaborazione con la Regione Piemonte e il Consorzio Piemonte Land of Perfection ci presentiamo al Vinitaly uniti per promuovere un vitigno in cui crediamo molto.

 

Piera Genta

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