La svolta da Ordine ad Organizzazione

L’arrivo di Giovanni Borello alla presidenza della Camera di Commercio (dal 1965) e successivamente (dal 1978) anche a quella dell’ONAV nazionale, fu determinante per la vita dell’Ordine, che registrò, a partire dalla metà degli anni Sessanta, una svolta epocale nella sua attività.

Borello, imprenditore artigiano nel settore del marmo, fu, paradossalmente, l’uomo che meglio interpretò le istanze di un mondo enologico in rapido mutamento, sia per quanto riguardava i gusti dei consumatori, sia per la richiesta di maggiore conoscenza dei piccoli e grandi misteri, oltre che delle piccole e grandi regole, che presiedevano alla viticoltura e all’enologia.

inaugurazionedoujador2012photocreditbeatriceavalloneRisale al 1967 la nascita della Douja d’Or (il cui nome pare fosse stato suggerito dall’avvocato Luigi Baudoin, rifacendosi al nome con cui veniva indicata la tradizionale brocca da vino in terracotta in uso nelle campagne piemontesi, la manifestazione che presentò, all’interno di una struttura in legno alle porte di Asti, i vini del territorio selezionati dagli esperti assaggiatori dell’ONAV. Cominciava così la tuttora inscindibile sinergia tra la Camera di Commercio di Asti e l’ONAV nell’organizzazione del Concorso enologico della Douja d’Or, prima di carattere provinciale, poi regionale e infine, a partire dal 1973, nazionale, diventando con il passare degli anni una delle selezioni enologiche più autorevoli, rigorose e importanti d’Italia. Non ci fu però soltanto l’astigiana Douja d’Or tra gli impegni dell’ONAV. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando non ne erano gli organizzatori, i “patentati” dell’Ordine cominciarono a essere chiamati a far parte delle Commissioni giudicanti dei molti tra i concorsi enologici che pullulavano un po’ dappertutto, dalla Mostra Nazionale di Pramaggiore a quella dei Vini tipici di Gradisca d’Isonzo, dalla Fiera del Vino della Valtènesi di Polpenazze al Concorso Stella del Garda, Lugana e Tocai di San Martino della Battaglia, dal festival del Vino di Nus, in Val d’Aosta, al Concorso enologico regionale di Torino.

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Usseglio Tomasset durante l’ottavo Congresso Nazionale ONAV

Sotto la guida del presidente Ercole Garrone e le costanti sollecitazioni di Giovanni Borello, nella prima metà degli anni Settanta, l’ONAV stava lentamente cambiando pelle, trasformandosi da organismo con finalità sostanzialmente di studio e di valutazione tecnica professionale, ad associazione in cui potevano serenamente convivere i tecnici e gli esperti per studio ed esperienza, da una parte, e gli appassionati “acculturati”, dall’altra. Una svolta epocale che avrebbe condizionato positivamente l’evoluzione dell’Ordine negli anni a venire, ponendo le basi per fare dell’ONAV una sorta di “locomotiva” per tutto il mondo italiano del vino. Dieci anni, i Settanta, in cui i soci sfondarono il muro delle mille unità, una cifra impensabile nel pensiero dei padri fondatori, e molte altre innovazioni furono apportate alla struttura, al fine di renderla sempre più efficiente e capace di incrementare costantemente sia l’attività di consulenza e di giudizio nei vari eventi enologici del Paese, sia il numero degli associati, attraverso l’organizzazione diffusa dei corsi.

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Al centro, Enrico Cernuschi detto Pillo

La composizione del Consiglio fu ampiamente modificata, mantenendo ancora un alto numero di membri di diritto, ma aumentando la presenza di quelli eletti, suddivisi equamente tra Assaggiatori e Maestri Assaggiatori. In quest’opera di totale rinnovamento della “missione” dell’ONAV, e dell’esigenza di conferire sempre maggior autorevolezza all’azione dell’Associazione e dei suoi rappresentanti, diventò imprescindibile ottenere il riconoscimento giuridico dell’Ordine, che lo avrebbe dotato di uno status più consono ai suoi obiettivi, aprendogli inoltre l’accesso a eventuali sostegni finanziari pubblici, fino a quel momento del tutto assenti. Il riconoscimento giuridico avrebbe inoltre consentito all’ONAV di essere rappresentata all’interno dei massimi organismi pubblici di controllo e verifica del variegato sistema di classificazione dei vini italiani, tra cui il Comitato nazionale vini d’origine. L’iter non fu né rapido, né semplice, perché, dopo l’iniziale proposta interna, che fu espressa e redatta in modo organico già nel 1977, la prima richiesta ufficiale fu presentata al Prefetto di Asti e successivamente al Presidente della Repubblica nel 1979.

L’anno successivo, il Consiglio di Stato emise parere favorevole alla richiesta, a patto che nella denominazione dell’Associazione si eliminassero i termini “Ordine” e “Collegio”. La prescrizione fu accolta ma, nella piena consapevolezza che nel momento in cui si cambiava la storia dell’ONAV sarebbe stato importante non modificarne il nome e l’acronimo, fu deciso di sostituire il sostantivo “Ordine” con quello di “Organizzazione”, un piccolo accorgimento che accontentava le esigenze di rinnovamento da una parte e di mantenimento della tradizione dall’altra. A questo punto non esistevano più ostacoli di sorta al riconoscimento, che fu sancito con un Decreto del Presidente della Repubblica in data 2 luglio 1981.

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