“La terra è l’anima del nostro mestiere”: Verticale di San Leonardo

Si è svolta a Mantova una verticale di San Leonardo, vino prodotto dai Marchesi Carlo e Anselmo Guerrieri Gonzaga. Il Marchese Anselmo, di origini mantovane, legato da sempre a Mantova, ha accettato di partecipare alla serata, condotta da Vito Intini, per illustrare a tutti la nascita e l’evoluzione del suo taglio bordolese. Diventa significativa la frase che descrive lo spirito che ha generato ogni cosa: “La terra è l’anima del nostro mestiere”

Comincia così il viaggio con il San Leonardo, esprimendo, in questa semplice frase tutta la forza e la determinazione che i Marchesi Guerrieri Gonzaga hanno sempre assunto come modello fin dal 1724 da quando è nata l’azienda. Valori antichi, ma inossidabili, uno stile che si perde nel tempo, che nasce con la determinazione della Marchesa Gemma che col suo spessore morale infonde a tutti quella fiducia che permette di superare i momenti difficili, ma anche avventurosi, che si sono succeduti negli anni, che con decisione sono stati superati.

Il racconto del Marchese Anselmo, trasmette tutta la passione iniziata dal bisnonno Tullo e più concretizzata dal padre, Marchese Carlo, che in qualità di enologo, decide di produrre il suo primo San Leonardo nel 1982. Mentre si ascoltano gli aneddoti e gli episodi, ci si rende conto che questa azienda è uno spaccato di storia, di vita…di vita vera, fatta di fatica, di sudore, di scelte complicate e di passione.

L’eleganza da sempre espressa dalla famiglia, la si ritrova nella precisione con cui si vive e lavora in vigna e in cantina; il vino sigilla tutto ciò, facendo diventare ogni bottiglia una capsula del tempo che, nel momento della sua apertura, fa vivere gli stessi sentimenti ed emozioni anche a noi.

Ecco cosa può diventare il vino, e cosa è diventato il San Leonardo, perché non hanno mai dimenticato che il vino si fa in vigna e non in cantina, sembra una banalità, ma questo è di fatto un mantra che qui scorre profondo.

Tutto il resto è poesia.

Il protagonista è il taglio Bordolese e il Marchese Carlo, tecnico attento e sensibile nel 1982 chiede anche il supporto di Giacomo Tachis per il suo “anno zero”, da qui inizia la grandezza del San Leonardo.

Di vendemmia in vendemmia, con attenzione ed eleganza assistiamo all’evoluzione che i vitigni biturici esprimono nei nostri terreni, non a caso anche Mario Soldati ha scritto pagine accorate, per sottolineare quanto fosse fatto bene questo vino. Il Cabernet Sauvignon dà il frutto e la struttura, il Carmenère, da sempre presente in vigna e per molto tempo confuso col Cabernet Franc, dà sentori di spezia, e infine il Merlot, grande armonizzatore, agisce come collante in questa sinfonia.

L’uso del cemento, delle barrique anche di secondo e terzo passaggio, e l’invecchiamento separato dei vini indica con quale rispetto si giunge al San Leonardo che dopo 24 mesi di legno arriva all’assemblaggio e finalmente alla bottiglia. Da questo momento inizia la sua sfida col tempo; un vino che solo dopo dieci anni di bottiglia comincia ad esprimere le sue qualità che mantiene anche dopo trent’anni e oltre.

La degustazione è cominciata con un brindisi, che il Marchese Anselmo ha voluto fare per suggellare le origini mantovane e il proprio legame profondo con Mantova e il Sauvignon Blanc che ha celebrato questo momento esprimeva con i suoi profumi tutto ciò. Un vino di grande pregio; poi è cominciato il galà del San Leonardo, lo stesso vino come ha sottolineato Vito Intini, ma dove ubicazione delle vigne e terroir fanno la differenza.

Le otto annate: 2014, 2013, 2007, 2005, 2001, 2000, 1999, 1997 che, con i vini più giovani, sfidano il tempo. I loro caratteri a tratti un po’ sconnessi, lasciano intendere che c’è una grande energia evolutiva che sicuramente si esprimerà nel tempo; questa impressione si concretizza a mano a mano che si degustano le annate successive e col 2001, si riscontra un equilibrio, un’eleganza e un bouquet di profumi al naso che si ripropone uguale in bocca raggiungendo livelli altissimi. Non manca mai una freschezza di beva che sorprende, che non stanca mai. Il vero paradosso però si vive con le ultime due annate 1999 e 1997, dove il vino ringiovanisce, avete capito bene! La rotondità e l’ampiezza del bouquet che si incontra al naso e poi in bocca sono accompagnate da una freschezza che aumenta invece di diminuire, nel 1997 il vino presenta anche quei caratteri un po’ arruffati e scapigliati del 2014 proprio per ribadire la giovinezza che ancora vive, manifesta e ci farà vivere.

Tutto questo quadro è sempre stato circondato da un’intensità, un’eleganza e una persistenza, che ancora una volta ribadisce lo stile antico.

La terra è l’anima del nostro mestiere”….questa, è poesia!

Paolo Fratini