La Vis. Proposte di qualità

Il 13 dicembre 2019 a Milano Cavit e La Vis hanno firmato un accordo di riassetto che porterà alla nascita di un polo del vino trentino con un fatturato di circa 250 milioni di euro. Dopo 13 anni dall’uscita dal consorzio di secondo grado delle cantine sociali trentine, la Cantina di Lavis e Valle di Cembra rientra a far parte della compagine sociale del consorzio Cavit. In base a questo accordo, Cavit acquisisce per circa 26 milioni le società che fanno capo alla La Vis: Cesarini Sforza Spumanti, Casa Girelli, che hanno chiuso entrambe il 2019 con un utile significativo, e l’80% della commerciale Glv, che distribuisce i marchi Cantina La Vis e Cembra Cantina di Montagna. Grazie anche all’intesa raggiunta con le banche creditrici, che hanno permesso alla La Vis di liberarsi di un certo ammontare di debiti deteriorati, a conclusione di queste operazioni la cantina di Lavis risulta beneficiaria di risorse finanziarie nette per oltre 2 milioni, mettendosi quindi definitivamente alle spalle lo spettro di una crisi che negli ultimi anni aveva rischiato di comprometterne l’attività.

Bastano pochi dati per cogliere la valenza di questa cantina nel panorama provinciale: 800 soci conferitori, alcuni anche dalla zona di Salorno in provincia di Bolzano; circa 100 mila quintali di uve lavorate, tre quarti delle quali a bacca bianca; una produzione annua di circa 10 milioni di bottiglie, con un livello qualitativo senza dubbio medio alto (basti ricordare le linee Selezioni, Ritratti, Simboli, oltre alla linea Classici), rafforzato anche dalla scelta di lavorare e imbottigliare separatamente singoli cru, costantemente monitorati anche in campo. Attenzione quasi maniacale è posta ai processi di lavorazione, che per i bianchi prevedono pressature oltremodo soffici, lieviti selezionati, costante controllo delle temperature, prevalente uso di acciaio, non disdegnando per alcuni vini più strutturati un passaggio in legno, ma con essenze meno impegnative del rovere, come ad esempio l’acacia. Mentre per i rossi, che pur quantitativamente minoritari sono presenti con un’ampia gamma di referenze, accanto ai contenitori in rovere trovano impiego anche alcune vasche in cemento vetrificato.

Accompagnati dall’esperto enologo Rosario Pilati, responsabile vendite per il mercato Italia, i soci Onav hanno effettuato una visita didattica alla cantina La Vis, conclusasi con l’assaggio di alcuni campioni. La Nosiola, un’uva a bacca bianca presente da secoli in Trentino, che a ragione merita, forse caso unico, l’appellativo di vitigno autoctono, presenta due  particolari areali di elezione: la Valle dei Laghi e le colline di Pressano e Lavis a nord di Trento. Il campione degustato di Nosiola Sette Fontane bio 2016, proveniente da un singolo vigneto di Giovo in Valle di Cembra (Maso Sette Fontane a 500 metri di altezza),  è un ottimo esempio di come questo vino sia capace di esprimersi al meglio se si ha la pazienza di aspettare, sfatando il luogo comune che considera la Nosiola un vino di pronta beva e poco impegnativo.

Invece ci troviamo di fronte ad un campione con buona struttura e accentuata mineralità, con sentori di pietra focaia in evidenza, amalgamati in una speziatura dolce, come lascito dell’affinamento in barrique di acacia. Tra gli assaggi non poteva mancare un Müller Thurgau, che alle quote più alte della Valle di Cembra dà il meglio di sè. Il Vigna delle Forche (qui proposto nell’annata 2017), punta di diamante della controllata Cembra Cantina di montagna, nasce da un vigneto posto a 870 metri di altezza. Il risultato è un esplosione di profumi di salvia e sambuco fuse in note agrumate, ma anche di pesca gialla e albicocca, di notevole freschezza e sapidità: un Müller Thurgau che si fa ricordare.

Per chiudere con una Schiava 2018, con una sensazione di rotondità e una certa pienezza, che non ti aspetteresti da questa tipologia

Gianfranco Betta