“Le viti native americane ed asiatiche”, il nuovo libro del prof. Mario Fregoni

Lo scorso 16 aprile il prof. Mario Fregoni, luminare della viticoltura mondiale, ha presentato il suo nuovo libro dal titolo: “Le viti native americane ed asiaticheedito da Ci.Vin srl società di servizi dell’Associazione nazionale Città del Vino . Secondo l’autore che solca il terreno della ricerca da circa 60 anni c’è l’esigenza di “tornare” a valorizzare le origini delle viticoltura mondiale attraverso una migliore conoscenza proprio delle viti native che hanno dato origine 10.000 anni fa alla viticoltura moderna.

Al momento non esiste un testo così completo che fa il punto dettagliato delle varietà di viti native americane ed asiatiche sin’ora censite a livello mondiale. Il prof. Fregoni ha dapprima elencato le caratteristiche principali di queste viti presenti nei diversi continenti di origine (America e Asia) mettendo in evidenza le prerogative che ciascuna di esse possiede ed il motivo per cui alcune di esse hanno raggiunto una certa diffusione come portainnesto grazie soprattutto alla resistenza nei confronti della filossera (in realtà i caratteri per cui molti portainnesti si sono diffusi sono anche la resistenza a clorosi, siccità ecce cc).

La Vitis vinifera che oggi rappresenta il 99% delle viti coltivate al mondo proviene dalla regione del Caucaso dove si è originata come Vitis sylvestris e dove a seguito dei processi di domesticazione è divenuta la Vitis vinifera attuale. Nel libro del prof Fregoni viene anche riportato l’eccezionale presenza di un esemplare di Vitis Sylvestris presente nel comune di Urzulei (provincia di Nuoro) unico per via della eccezionale grandezza del ceppo basale (circa 135 cm). Questo esemplare di Vitis sylvestris secondo i ricercatori avrebbe circa 10 secoli di vita tale da renderla unica a livello scientifico; come tutte le Vitis sylvestris non è ermafrodita ma porta solo fiori di sesso maschile. Inoltre nell’areale circostante sono state rinvenute circa una sessantina di viti femmine o ermafrodite quindi già evolute.

La zona di rinvenimento di queste viti è una zona impervia rivestita da principalmente da macchia Mediterranea con lecci, corbezzoli e philirrea a farla da padrona. In questo contesto dove pastori e armenti hanno vissuto in un plastico equilibrio con la natura queste viti si sono salvate e sono potute arrivare sino a oggi. Questo è il regno del Silvestrone (Sylvestris maschio) e del suo harem (le sessanta viti che lo circondano). Grazie al prof. Mario Fregoni il comune di Urzulei ha adottato in questi ultimi anni alcune precauzioni per favorirne la tutela e la valorizzazione di questa pianta e del sito ove questa è presente. Infatti come primo passo è stata fatta un delibera comunale dove viene vietato non solo il taglio indiscriminato dei tralci di queste viti ma viene persino regolamentata la visita stessa da parte di estranei al fine di prevenire contaminazioni di diversa origine (in primis proprio la fillossera). Del progetto di tutela e sviluppo della Sylvestris che il comune di Urzulei ha sottoposto alla valutazione degli uffici della regione Sardegna ha parlato il dott. Andrea Cabiddu in rappresentanza dell’amministrazione comunale.

Nello specifico sono state illustrate le seguenti azioni che si vorrebbero portare avanti in collaborazione con l’Agris Sardegna e l’Università di Cagliari: a) creare un museo della Vitis sylvestris con la presenza di reperti locali, regionali e nazionali ed internazionali. L’idea molto ambiziosa è quella d creare un punto di riferimento per tutte le viti selvatiche europee (Vitis Sylvestris), americane ed asiatiche. Fare rete con altri siti nazionali (es. Alto Adige presso il castello di Katzenzungen) o/e europei al fine di creare una rete sulle Vitis Sylvestris più vasta. All’interno del museo è prevista la presenza di sistemi comunicazione audio-video; b) Impiantare un vivaio di barbatelle provenienti da tutte le viti presenti nell’harem, a da queste impiantare un vigneto sperimentale con lo scopo di tutelare, studiare, proteggere e valorizzare il grandissimo patrimonio di biodiversità esistente; c) valorizzazione del sito archeologico di Sant’Aronau al fine di creare eventuali collegamenti tra attività dei religiosi e la coltivazione/utilizzazione della vite sylvestris; d) creazione di un percorso eno-turistico facendo rete con Triei che dista circa 15 km (Nuraghe Telave), creando collegamenti con il Sulcis (Sud Sardegna) dove esistono diversi esemplari di Sylvestris e dove fino agli anni 50 si produceva da esso il vino dei caprari.

Secondo prof. Mario Fregoni la ricchezza dei polifenoli che caratterizza la sylvestris potrebbe essere interessante attraverso l’incrocio per favorirne l’arricchimento in alcune situazioni come lo stesso cannoau che risulta piuttosto povero. Alla fine della presentazione del libro sono intervenuti il dott. Donato Lanati (Enosis enologo), il Prof. Luigi Bavaresco (docente alla Cattolica di Piacenza), il prof. Luigi Moio (docente all’Università di Napoli), ed Dott. Filippo Mobrici (a.d. Bersano vini). Tutti hanno messo in evidenza l’enorme ricchezza della biodiversità viticola presente nel nostro territorio che ben si è adattata alle diverse località dello stivale italiano, comportando una gamma di offerta variegata e ricca di espressioni culturali.

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