Masterclass al Wine and Siena Capolavori del gusto

ONAV Siena guida la verticale de Il Solatio Gran selezione di Castello di Albola

Per il secondo anno consecutivo la delegazione ONAV Siena conduce una delle masterclass in programma al “Wine and Siena Capolavori del Gusto”, manifestazione svoltasi il 26 e 27 gennaio e nata dagli organizzatori del Merano Wine Festival con la collaborazione della Camera di Commercio di Siena.

La kermesse giunta alla sua quarta edizione ha visto ancora una partecipazione più che significativa (3000 accessi dichiarati da Wine Hunter) crescendo in una città che ha dimostrato ogni anno di più di catturare gli enoappassionati, gli operatori di settore ed i giornalisti grazie alla bellezza ed alle atmosfere che i suoi palazzi storici sono capaci di suscitare e che per due giorni hanno fatto da contenitore all’eccellenza della produzione vitivinicola.

Il Palazzo Comunale, il Salimbeni, il Palazzo Sansedoni, lo Squarcialupi ed il Palazzo del Rettorato compongono una location straordinaria ove il vino diviene protagonista assoluto mentre, presi d’assalto, si susseguono seminari a tema, convegni e masterclass.

ONAV Siena ha presentato il Solatio, una verticale in prima assoluta per il chianti classico da singola vigna che a partire dal 2010 caratterizza la Gran Selezione del Castello di Albola.

Otto annate, dal 2006 al 2015 (nel 2007 e 2014 il Solatio non è stato prodotto) per raccontare un’azienda importante all’interno di una denominazione altrettanto importante ed allo stesso tempo un sangiovese raddese.

La Castello di Albola che ha una origine lontana nel tempo e che nel 1979 è stata acquistata dalla Famiglia Zonin dopo essere stata nei secoli proprietà di importanti famiglie fiorentine (Samminiati, Acciaioli, Pazzi ed in ultimo i Ginori Conti) sorge sul uno dei tre crinali che incidono la porzione settentrionale del comune di Radda in Chianti degradando verso la valle della Pesa.

Un territorio, il raddese, stupefacente da un punto di vista storico e paesaggistico con i vigneti realizzati sui fianchi delle colline (circa 700 ettari il patrimonio vitato complessivo) attorno ai poderi, le ville ed i castelli con il bosco ad inerpicarsi sui versanti più ripidi ed a fare da cornice.

Un ambiente di rara bellezza a cui oggi viene riconosciuto il giusto merito di esprimere un sangiovese territoriale e di assoluta qualità, una zona assai vocata della quale, in tempi non sospetti, già si narrava delle qualità delle sue uve “…chiamasi propriamente Albola una piaggia accreditata per i suoi vigneti, dai quali si ottengono forse i migliori vini del Chianti”. Ma non v’è luogo del Chianti che non sfumi nella leggenda. (Emanuele Repetti 1841 Dizionario fisico geografico del Granducato di Toscana)”.

I vigneti storici della Castello di Albola (Selvole, Capaccia, Madonnino, Ellere, Marangole, Mondeggi, Sant’Ilario e Acciaiolo) si snodano con oltre 100 ettari ad un’altitudine tra i 350 metri e i 550 metri, su suoli variegati, figli di una matrice geologica che non varia solo nell’ambito dei confini della denominazione ma anche all’interno dello stesso Comune. Dalle magre sabbie originate dalla disgregazione del Macigno del Chianti (arenaria) che caratterizzano in linea generale le quote maggiori fino all’Alberese, notoriamente più ricca e con un maggior contenuto argilla, passando dal ben riconoscibile galestro (argilla scagliosa) e dalle formazioni minori dei flysch.

Il sangiovese, o meglio il sangioveto (antico nome toscano del sangiovese grosso simbolo del chianti classico) è il vitigno principe con oltre il 90% dell’intera superficie vitata a cui si associano il cabernet sauvignon (destinato al supertuscan Acciaiolo), il canaiolo con una piccola quota di malvasia (Vin santo) e lo chardonnay.

La vigna del Solatio, la cui superficie non arriva ad un ettaro, è stata impiantata ai primi anni 2000 a circa 580 m slm (è tra i vigneti più alti dell’azienda se non si considera lo chardonnay del Poggio alla Fate) disponendola a spina su un terreno che guarda prevalentemente sud (da cui il nome Solatio). Le viti di sangiovese sono allevate a cordone speronato con una densità di 5000 piante ad ettaro.

La degustazione del Solatio si è arricchita del racconto del Direttore e Wine maker Alessandro Gallo che ha voluto evidenziare l’impegno costante dell’azienda per il miglioramento della qualità delle produzioni attraverso una oculata scelta dei terreni più vocati, il supporto di specifici studi pedologici, l’attenta selezione del materiale di propagazione ed infine una progettazione viticola rispettosa degli elementi tipici del mosaico rurale chiantigiano. L’assaggio è stato un vero e proprio percorso che ha evidenziato un unico filo conduttore: l’essenzialità del sangiovese, la sua eleganza ed il legame forte con il territorio raddese ancor prima che chiantigiano.

Non è un caso che la Castello di Albola sia tra i fondatori della neo nata associazione dei “Vignaioli Raddesi” un gruppo nutrito di produttori mossi dal legame con la propria terra, dall’esigenza comune della riconoscibilità nonché dall’impegno per una agricoltura sostenibile.

Il Solatio è sangiovese in purezza, le uve con bucce e vinaccioli macerano per 3 settimane svolgendo anche la malolattica per poi affinare in legno per 14 mesi con almeno 18 mesi successivi di bottiglia. Ecco quindi un vino che è espressione di un sangiovese essenziale e mai banale, un vino che nel rispetto dei canoni del disciplinare offre al naso un bouquet netto e riconoscibile, in linea con l’annata e con un profilo gustativo sempre piuttosto armonico, di corpo medio, adeguatamente tannico senza precludere una beva fresca e piacevole, nell’attesa che il tempo faccia comunque il suo corso.

La vigna del Solatio regala quindi la raffinatezza del floreale con la viola ad ingentilire la ciliegia, e l’amarena (2015-2013) che ne profili più austeri divengono mora e prugna (2011) anche in confettura (2012); una frutta che a sua volta incornicia un legno ben integrato che dona spezia dolce (vaniglia e cioccolato), tabacco e note balsamiche (2012) con un boisée appena più evidente solamente nella annata 2015. La bocca è ampia in ingresso, succosa e sorretta da una bella schiena acida, mai lineare e con un finale sempre piacevole.

Due sono state le annate in particolare evidenza: Il Solatio 2010 dal rubino abbastanza intenso, luminoso e che sfuma in un leggero granato. Il naso è complesso ma allo stesso tempo armonico: viola, frutta scura, spezia dolce per un boisèe ben integrato che riporta alla vaniglia e lievi richiami di burro cacao, pepe e bacche sfumate dalle erbe aromatiche. La bocca gode di una bella freschezza, è succosa e tesa, il tannino morbido ed il finale lungo e piacevole.

Il Solatio 2006 colpisce sin da subito per la bella integrità olfattiva, un piacevole fruttato assai meno maturo rispetto alla 2008 e 2009 con evidenza di fiori secchi, note tostate leggere ed una delicata terziarizzazione. La bocca è appagante e dichiara quella stoffa che è senz’altro alla base del progetto del Solatio.

Andrea Frassineti