ONAV Alessandria ospita le bollicine di montagna del Trentodoc

Bollicine prodotte in altitudine, con caratteristiche che le rendono uniche. La serata di dicembre delle Delegazione Onav di Alessandria, proprio quella degli auguri prima delle festività, è stata dedicata al Trentodoc.

Il vino prodotto con metodo classico,  frutto dell’intuizione di Giulio Ferrari a inizio Novecento, che individuò una certa somiglianza fra la Champagne e il Trentino, oggi è un protagonista della scena enologica nazionale. La superficie vitata trentina conta un totale di 10.000 ettari (il 2% in Italia) con una percentuale di uva base spumante dell’8% e una produzione totale annua di circa 7 milioni di bottiglie.

Quattro i vitigni che possono diventare Trentodoc: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e Meunier. Dal mite Lago di Garda al freddo pungente delle Dolomiti, la varietà climatica della regione contribuisce, insieme ad altre specifiche territoriali, a definire il vino. Un’area collinare e montuosa che si estende per il 70% al di sopra dei 1.000 metri di quota.

I terreni vitati sono prevalentemente in declivio e si spingono ad altezze fino agli 800 m s.l.m. Isuoli sono calcarei, ad alta pietrosità e con buone condizioni di drenaggio, anche se non mancano terreni di diversa matrice geologica, come la Valle di Cembra, dove prevale il porfido, la Vallagarina centrale con fasce basaltiche e la Valsugana ricca di materiali scistosi. 

E’ stata lo stesso presidente nazionale Onav, Vito Intini, alla presenza del Presidente nazionale onorario  Lorenzo Marinello e del Consigliere nazionale  Gianluigi Corona, insieme  al presidente della Camera di commercio di Alessandria, Gian Paolo Coscia, a raccontarne le caratteristiche, durante una ampia degustazione di bottiglie di grande pregio.

Gli assaggi:

  • Trentodoc dosaggio zero
  • Trentodoc dosaggio zero millesimato 2012
  • Trentodoc extra brut
  • Trentodoc extra brut riserva 2010
  • Trentodoc brut
  • Trentodoc dosaggio riserva 2010
  • Trentodoc brut rosè

Ai vini è stato abbinato un piatto di risotto alle seppie, preparato dallo chef stellato del ristorante Due Buoi, Jumpei Kuroda.

Danilo Poggio