ONAV Asti Barolo contro Taurasi, sfida all’ultimo calice

Non c’è confronto che si rispetti senza la ricerca delle differenze ma, nella caccia alle distanze, può capitare di imbattersi in più punti di contatto e similitudini di quanto ci si aspetti.Ed è così che è andata nella sfida tra Barolo e Taurasi, al centro della degustazione mensile di Onav Asti abilmente condotta dal Consigliere Mario Redoglia e dal Direttore Francesco Iacono.

Nord e sud, Nebbiolo e Aglianico: due vitigni provenienti dagli antipodi della vinificazione italiana, così diversi nelle loro peculiarità fortemente identitarie eppure così riconoscibili nelle loro espressioni di potenza ed eleganza che sfidano il tempo con impressionante facilità.  Sono entrambi vitigni che sanno aspettare sia in vigna che in cantina. Le vendemmie si eseguono a stagione inoltrata, quando le nebbie già avvolgono le colline, tanto che una delle teorie sul nominativo Nebbiolo sembra sia proprio questa familiarità con l’agente atmosferico impalpabile. Anche l’Irpinia, nonostante la sua localizzazione nel sud Italia, è una regione che affronta autunni ed inverni piuttosto freddi, attraversata dall’Appennino che sa diventare impervio dopo la prima curva di una pianura generosa.

In cantina il Barolo passa almeno 38 mesi dalla vendemmia (di cui 18 in botte) prima di arrivare al mercato. Lo stesso vale per il Taurasi riserva, mentre il Taurasi rosso deve rispettare un affinamento di almeno tre anni di cui uno in botte. Entrambi sono in grado di superare agevolmente il decennio in bottiglia. Grande il radicamento in zone collinari che raggiungono anche i 500 metri. Amano le forti escursioni termiche e poco il caldo eccessivo. Caratterizzati da grappoli compatti con acini dalla buccia sottile, si differenziano per la concentrazione antocianica che va a scapito del Nebbiolo e a favore dell’Aglianico, ricco di materia colorante.

Il terroir, il clima, le caratteristiche dei vitigni sono in grado di produrre un’acidità importante e una solida struttura ed è probabilmente questo il segreto della longevità di questi vini. A cercare una differenza tra le due tipologie di vino forse quella che viene più in evidenza è il carattere dei tannini: più decisi, protagonisti, a volte ostici quelli del Barolo; più morbidi, discreti e temperati dall’acidità quelli del Taurasi. Il Taurasi è un prodotto di nicchia (circa novecentomila bottiglie all’anno) nei confronti del Barolo che supera i 10 milioni di bottiglie, ma la nobiltà dei vitigni è facilmente rintracciabile in entrambi i vini. Sono prodotti che hanno bisogno di una certa esperienza degustativa, non certo assimilabili al gusto internazionale.

L’assaggio della serata ha messo a confronto vini di un’unica annata: il 2012.

Taurasi Historia Antiquae Docg: Note di frutta rossa e confettura; qualche accenno speziato e un leggera presenza di balsamicità,. In bocca è delicato, con note leggere vanigliate che ammorbidiscono l’attacco acido.

Barolo Lecinquevigne Damilano Docg: assemblaggio di 5 vini. Note di frutta cotta e sotto spirito, vaniglia e liquirizia. Al gusto rivela un’acidità piuttosto importante e un tannino non dei più strutturati che vira deciso verso l’astringenza.

Taurasi Adelina Mollettieri Docg: colore intenso, impenetrabile. Al naso le note fruttate vengono affiancate da una nota speziata (pepe) e da sentori vegetali. All’assaggio è persistente, strutturato con un buon equilibrio tra la parte alcolica e quella tannica.

Barolo Capalot Crissante Docg: note di frutta fresca. Struttura tannica avvolgente. Acidità ben equilibrata.

Taurasi Opera Mia Docg Tenuta Cavalier Pepe: cromaticamente meno intenso dei precedenti. Nel bouquet è possibile riconoscere note floreali di viola, altre a quelle classiche di frutta rossa. In bocca si esprime con un tannino elegante, fine e con un’armonia tra tutte le componenti.

Baccà Barolo Docg Bussia: Intensità colorante e viva. Le note fruttate annunciano l’assaggio di un vino dal corpo ben strutturato, persistente con una tannicità elevata ma morbida ed elegante.

A questo punto si dovrebbe decretare il vincitore della sfida ma sarebbe banale assegnare l’alloro all’uno o all’altro. La palma della vittoria va agli Onavisti presenti alla serata che hanno potuto sperimentare una degustazione comparata di due prodotti non facili, ma imprescindibili nel bagaglio esperienziale di un assaggiatore e a cui è possibile assegnare quattro quarti di nobiltà “enologica” senza tema di smentita.

Carmela Pagnotta – (Foto di Alessandro Nasi)